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NON DI SOLO PANE VIVE
L'UOMO...
Visita pastorale di S.S. Paolo VI nella nostra Parrocchia
Domenica 12 Febbraio 1967
Rispolverare la nostra
storia... fare memoria per chi c'era e raccontare, a chi non
era ancora nato,
un grande evento come la visita pastorale di Papa Paolo VI
il 12 febbraio del 1967.
Un grande evento per la nostra Comunità, non solo perché
Giovanni Battista Montini è stato
il primo Pontefice a far visita alla nostra parrocchia, ma
anche perché dettato dalla storia del tempo.
La nostra parrocchia era in piena espansione: in quegli anni
28.000 erano gli abitanti del nostro territorio (oggi ne
contiamo quasi 40.000). Il Concilio, con le sue riforme, era
terminato da poco più di un anno...
le foto del tempo ci mostrano la presenza dell'altare a muro
e l'assenza di sacerdoti a concelebrare con
il Santo Padre. Differentemente da quanto accade nei nostri
giorni, non era poi usuale che il Papa
facesse visite pastorali nelle Parrocchie, come peraltro
Paolo VI stesso ha sottolineato nella premessa
del suo discorso. Un discorso che, come leggerete, fu
scritto e pronunciato in terza persona, così come proprio
l'usanza del tempo prevedeva...
Omelia nella
Celebrazione Eucaristica
1a Domenica di Quaresima - Anno A (Gn 2,7-9;
3,1-7; Sal 50; Rm 5,12-19; Mt4,1-11)
La pace del Signore sia con
voi, figli carissimi. Con questo augurale saluto il Santo
Padre intende subito manifestare la letizia nel trovarsi tra
una parte tanto eletta di fedeli della sua Diocesi Romana,
avendo presso di Sé il Signor Cardinale Vicario, il Vescovo
Ausiliare, che ha in cura la zona della parrocchia di
San'Ippolito, molti sacerdoti, a cominciare dalla comunità
dei Religiosi Cappuccini, ai quali la parrocchia stessa è
affidata.
Sua Santità vuole esporre, principalmente, due
considerazioni. La prima concerne appunto la sua visita; la
seconda è il commento ad una parola del Vangelo testé letto.
Quale il motivo della presenza del Papa in questa prima
domenica di Quaresima in una delle più fiorenti parrocchie
di Roma?
Motivi di una visita.
Non è per una festa; non è per una indagine (alle
autorità spesso è attribuito uno scopo indagatore o di
vigilanza) e nemmeno per un semplice farsi vedere, benché
sia legittimo l'incontro di famiglia del Padre con i figli e
l'affabile colloquio tra loro.
L'origine della visita va riconnessa a un punto di partenza
molto preciso e importante: risale a Nostro Signore Gesù
Cristo ed è la missione della Chiesa. Il Papa è venuto per
ricercare le anime affidate alle sollecitudini del Pastore;
per avvicinare sia coloro che seguono con buona volontà gli
insegnamenti del Salvatore, sia coloro che ne sono lontani.
Per mandato divino, il Papa e i Vescovi, successori degli
Apostoli, nonché i sacerdoti che li coadiuvano, sono
pescatori di anime.
Qualcuno chiederà: perché prima, nei tempi andati, il Papa
non lasciava la sua residenza?
V'erano ragioni di impossibilità ben note. Ora è diverso;
Egli può muoversi più agevolmente.
Ma c'è di più. Prima era maggior consuetudine che i fedeli,
gli individui e i gruppi andassero essi a trovare i propri
Pastori e Sacerdoti, che sono sempre in attesa e a braccia
aperte.
Oggi, a causa di tante trasformazioni e del ritmo
delle diverse attività, la gente, in genere, non cerca più
con acceso interesse chi deve annunciare il Vangelo e
diffondere la grazia del Signore. Oggi imperversano
moltiplicate distrazioni e dispersioni, ed è trascurato
l'incontro con Dio. Tanti vi sono - e ad essi va egualmente
il saluto affettuoso del Papa - i quali non cercano il
Signore, lo dimenticano; altri, ancor più accentuatamente,
si distaccano da Lui e non vogliono più saperne di
religione, di Chiesa, della fede, della preghiera. Vivono
come esseri irrazionali ed inferiori, senza guardare al
Cielo.
Ecco, quindi, che coloro i quali sono incaricati di
avvicinare, istruire il popolo e renderlo fedele a Cristo,
si muovono verso i lontani, ponendo in atto la legge, il
mandato del Signore: di insegnare e predicare a tutte le
genti, sì da unire tutti gli uomini nell'unica famiglia
spirituale, la Chiesa.
Così alto ministero si accentua - è logico - in un'epoca
come la presente, di fervoroso lavoro di ricostruzione
all'indomani del Concilio. È dunque una gioia, per il Padre
l'incontro: lo sarà anche per i figli, ognuno dei quali
potrà dire: è venuto per me, per parlarmi ed aiutarmi.
Le benemerenze dei padri cappuccini.
All'inizio d'ogni conversazione c'è il saluto
preliminare. Il Santo Padre intende darlo anzitutto a colui
che è il responsabile di ogni preziosa attività nella
parrocchia, al Parroco di Sant'Ippolito, Padre Agatangelo da
Cuneo, dei Frati Minori Cappuccini. Il Papa desidera porre
in evidenza il Parroco dinnanzi alla sua popolazione - ben
28.000 abitanti conta la parrocchia - per dire a tutti che
Sua Santità gli è riconoscente delle fatiche pastorali da
lui svolte; vuole accreditare ancor più l'opera sua,
raccomandare a tutti di volergli bene, di assecondarlo nelle
opere e fatiche, mentre Paolo VI è lieto di potergli dire:
"Fratello, sii benedetto perché tu sei mandato dal
Successore di Pietro, hai l'incarico della vita spirituale
di tante anime, nel tuo cuore e nelle tue mani sta il
ministero di Cristo. Il Papa ti abbraccia, lodando e
glorificando la tua persona, affinché tu possa svolgere
opera sempre più efficace e salvatrice per l'intera grande
famiglia parrocchiale".
Con il Parroco, il Santo Padre saluta gli altri Cappuccini
di Sant'Ippolito, rievocando, con affetto, il caro
Religioso, poi Vescovo, Padre Leone da Caluso (Monsignor
Ossola) che, essendo zelantissimo parroco di San Lorenzo al
Verano, pensò al nuovo quartiere che stava qui sorgendo e
fece sciamare - api industriosissime - una parte della
propria comunità in questa zona.
Il divino monito di Gesù.
Ed ecco il saluto al popolo, ad ogni categoria. Una,
precipua nel quartiere, è quella dei ferrovieri. Paolo VI
tiene a ribadire che i ferrovieri, anche per il genere del
lavoro che li chiama spesso lontani dalle abitazioni e a
responsabilità delicate, sono considerati ed amati, in
maniera singolare, dal Papa e dalla Chiesa; e perciò sono,
con viva effusione, benedetti.
Altre menzioni vanno, nella paterna rassegna, ai bambini, ai
giovani, ai sofferenti, sia nelle angustie per mancanza di
lavoro o del necessario, sia perché afflitti da malattia.
Vogliano i presenti, tornando a casa, dire loro che il Papa
li saluta, li tiene presenti nella sua preghiera e li
benedice.
Ed eccoci, ora, al secondo punto della Esortazione
pontificia: il Papa è venuto a portare la Parola di Cristo.
Che cosa fa per prima cosa il Vescovo, l'apostolo, il
sacerdote, il missionario? Il suo immediato dovere è quello
di parlare; di far scaturire la parola di Cristo che tiene
in sé e di annunciarla. Procedono dal Signore gli apostoli,
i profeti, i predicatori, i sacerdoti; e i catechisti, tanto
meritevoli di lode in questa parrocchia.
Ebbene, avete sentito quale racconto complesso, misterioso e
difficile è stato letto, nel brano evangelico della prima
domenica di Quaresima. È la storia della tentazione di Gesù
nel deserto.
Nel Nostro viaggio di tre anni or sono in Terra Santa - nota
l'Augusto Pontefice - abbiamo voluto dare uno sguardo
speciale proprio a quella zona deserta, senza piante, senza
sentieri, quasi bruciata, distendentesi dalla montagna che,
sulla strada da Gerusalemme a Gerico, va sino al Giordano.
Il Signore ha passato là i quaranta giorni di solitudine,
digiuno totale e preghiera, prima di incominciare la sua
predicazione messianica, la sua missione di Figlio di Dio,
Redentore del mondo.
Guardando quella desolazione era naturale sentirsi vicini a
Gesù e partecipare il più possibile al suo abbandono, alla
sua prova di mortificazione e sacrificio.
Alla fine, Egli rimane estenuato, sfinito: sente il bisogno
di cibo; "ebbe fame", è scritto nel Vangelo.
In quel momento, la tentazione. Lo spirito del male si
appressa a Gesù, forse prostrato a terra per l'acuta inedia:
"Hai fame? Guarda questi sassi; se davvero sei il Figlio
di Dio, trasformali in pane".
Ora è la risposta data da Gesù a richiamare la nostra mente
a maggiore riflessione. Si considerino l'infinita grandezza
e la superiorità dello spirito di Cristo: "Non di solo
pane vive l'uomo, ma egli vive principalmente d'ogni parola
che scende dalle labbra di Dio!".
Insidie del mondo materialistico.
Studiamo il significato della grande verità. Sua Santità
vuole ripeterla, perché essa non è soltanto adatta a
respingere il demonio nel deserto della Palestina, ma serve
a guidare, in modo perfetto, la nostra vita moderna,
attuale. Dobbiamo tutti tener presente che non si vive
soltanto dei beni economici, del pane materiale, della vita
esteriore.
Attenti, però! Gesù non ha detto che non serve il pane
materiale, il salario, tutto quanto è indispensabile per la
nostra vita fisica e corporale. Ha proclamato una verità più
grande. Non ha detto: "Non serve"; ha detto: "Non
basta". Non è sufficiente: altra cosa v'è di molto
necessario. Se noi ci contentassimo del solo pane materiale,
invece di animare la nostra vita, la ridurremmo al livello
della esistenza animale. Il Signore ha voluto respingere
questo programma imperfetto di vita, affermando che l'uomo
ha sì delle esigenze temporali, ma deve tendere, aspirare ad
un programma ideale e superiore.
E qui - spiega il Santo Padre - va ricordato che la
tentazione sul primato della vita economica, del pane
materiale, anzi dell'esclusività di questo pane, è proprio
il convincimento e l'impegno speciale del mondo odierno. Si
tratta del materialismo. Esso ci dice: guarda, se vuoi
vivere, accumula denaro; godi alla giornata, cerca di
soddisfare tutte le brame della tua natura istintiva: non
pensare ad altro, giacché il resto è un insieme di sogni
inutili e distraenti. Cerca di mangiare in maniera
raffinata, di dormire tranquillo, d'essere ricco e agiato;
in ciò è la grande soluzione. Pertanto, coloro che
sentenziano in modo diverso da questo, particolarmente i
profeti della parola di Dio, ti offrono solo parole vuote,
inutili, ti incantano e basta. "Oppio del popolo", è stata
definita la Religione.
La dottrina sociale cristiana.
E invece il Vicario di Gesù Cristo ripete: guardate e
ricordate che la Chiesa, predicando questa parola del
Redentore, il quale asserisce non essere sufficiente il pane
materiale, e doversi ancor più esigere un pane spirituale
superiore, non nega la legittimità, la necessità, e nemmeno,
si può dire, la sacralità del pane materiale. Come non
ripensare al miracolo operato dallo stesso Divino Maestro
con la moltiplicazione dei pani per sfamare la moltitudine
che Lo seguiva? E non ha Egli detto che ogniqualvolta noi
diamo da mangiare ad un povero affamato, considera tale atto
di carità come fatto a Se stesso?
E nell'ultima Cena Gesù prese il pane, venuto dai nostri
campi, frutto delle fatiche dell'uomo, e lo trasformò nel
Corpo suo, cioè di quel cibo materiale ha fatto il simbolo e
il veicolo del nutrimento soprannaturale, della sua
sacramentale presenza.
Tutto ciò conferma che la Chiesa conosce, dichiara,
promuove, difende, segue ed assiste tutto lo sforzo
richiesto per dare al popolo lavoratore, sia ai poveri, sia
a coloro che cercano di conseguire qualche cosa di meglio,
ogni appoggio. La Chiesa è con loro.
E se dice: bisogna cercare più in alto, non nega e non
disconosce la legittimità e il dovere della soddisfazione di
questi bisogni. Basterebbe il ricordo di quanto insegna, al
riguardo, la Scuola Sociale Cristiana.
Che cosa insegna? Entrando nella residenza oggi visitata, il
Papa ha visto il cartello indicatore delle ACLI. Che cosa
sono? Appunto una testimonianza dello sforzo della Chiesa
nel proteggere e promuovere il popolo affinché abbia il pane
materiale a sufficienza, e i vestiti, la casa, quanto
spetta, in una parola, alla vita umana e al suo benessere.
Promessa e pegno della vita eterna.
Ma la Chiesa dice una parola di più: figliuoli, quando
aveste tutto ciò ed oltre, e con abbondanti ricchezze,
sareste ancora poveri. Questo non basta. Voi avete nello
spirito delle capacità, dei desideri ancora più ampi,
superiori: e se rimangono inappagati, voi restate
insoddisfatti, anche se avete mangiato e dormito bene e
avete il portafoglio pieno. Perché?
Perché l'uomo ha un'anima: non soltanto un corpo. L'uomo non
è destinato solo a scavare la terra e far venire su il
grano, a trasformare tante risorse nel pane che sazia la
fame naturale. L'uomo deve vivere di alimenti che scendono
dal Cielo: la parola di Dio, la verità, la fede, la
religione, il contatto proprio con la vita di Dio. Anche e
soprattutto di ciò ha bisogno.
Figliuoli - conclude il Santo Padre - vogliate bene a questa
vostra parrocchia, a questa chiesa, a questa istituzione che
è intesa precipuamente a darvi il cibo superiore, a dire a
ciascuno di voi: guarda che non sei soltanto un operaio, sei
figlio di Dio; non sei una macchina, o un complesso di
muscoli adatti ad una fatica materiale: sei un cittadino del
Regno di Dio.
Questa voce redentrice e liberatrice il Papa ripete quale
eco della parola di Cristo: sentite, figliuoli, la vocazione
che il Signore vi dà: guardate come il Vangelo tutti ci
chiama a dignità sublime. Non nega, non disconosce i bisogni
materiali, anzi li difende e li cura con l'interesse della
sua carità, perché ognuno sia soddisfatto. Ma non basta:
bisogna mettere sulle labbra una preghiera, nel cuore una
speranza, nell'anima una capacità di nutrirsi di Dio e di
diventare, davvero, figli di Dio.
Con quanto dice la Chiesa, il Papa, venuto, in una visita a
Lui tanto gradita, a celebrare la Santa Messa e a
colloquiare con fedeli dilettissimi, ripete la stessa parola
di Gesù: Non di solo pane materiale ha bisogno la nostra
vita; essa richiede la parola del Signore, perché questa,
unica, ha la promessa e il pegno della vita eterna.
Paolo VI
Tratto da
www.vatican.va
Sito ufficiale della Santa Sede












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