Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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NATALE 2006 – Il Presepio di S. Ippolito

Come accade ogni anno, non è un caso che le festività natalizie ci predispongano ad assumere atteggiamenti più “mansueti” rispetto ad altri periodi dell’anno. E’ proprio nel tempo di Natale che tutti, o quasi, girovagando lungo le strade delle città, avvertano improvvisamente uno strano bisogno di entrare in una chiesa per emozionarsi davanti alla scena più popolare della tradizione cristiana: la nascita del Divino Bambinello.

Naturalmente, anche la parrocchia di S. Ippolito, mediante l’allestimento del Presepio, sulla scia di tale tradizione, ha assunto ormai da diversi anni, la consapevolezza di offrire ai propri parrocchiani e non, quei momenti che possano coinvolgere non solo la componente emotiva, ma anche quella spirituale. In questa prospettiva, quest’anno si è giunti alla conclusione di tralasciare gli aspetti scenografici tradizionali: il cielo, le stelle, la cometa, l’acqua e i diversi effetti speciali, per orientare, maggiormente, l’attenzione verso l’evento principale che si sarebbe svolto nella “Greppia”. Si è pensato di adottare lo stile semplice (tradizionalmente attribuito a S. Francesco), cercando di ricreare quell’atmosfera di povertà e sobrietà, ma di grande calore umano, che molto si avvicina alla narrazione evangelica “lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia” (Luca 2,7). E’ interessante notare che l’Evangelista parli di mangiatoia (e non di grotta, o di altri ambienti cari alle fantasie allegoriche degli artisti di ogni tempo). D’altra parte, come si sa, l’elaborazione presepistica, con le sue divagazioni artistiche, nel corso dei secoli, ha preso il sopravvento, quasi trascurando il significato principale dell’evento dell’incarnazione del Figlio di Dio che, paradossalmente, entra nel mondo in una stalla, probabilmente non molto profumata.

In controtendenza alla voglia di spettacolarità, abbiamo notato che a S. Ippolito, invece, molte persone stazionavano davanti al Presepio in atteggiamento riflessivo e meditativo. Ciò ci induce a supporre che la nostra sensazione corrisponda a quella di molta gente, ormai stanca di essere “bombardata” da una scenografia esasperata, e più incline ad apprezzare la sobrietà e il calore di una semplice stalla, purché si presenti nelle sue componenti essenziali. E’ su questa essenzialità che si è allestito il Presepio.

A parte i pannelli laterali, in polistirolo espanso, preventivamente incisi e modellati con i saldatori termici, e poi dipinti a legno e a pietra, tutto il resto del materiale è naturale: dalle palanche in legno, gentilmente fornite dal gruppo scout, per la costruzione dell’intelaiatura, ai vecchi laterizi (mattoni) abbandonati dai muratori, ai rametti e foglie secche, pronti per essere gettati nei cassonetti, ai ciocchetti di legno da ardere, rubacchiati un po’ qua, un po’ là, e un po’ di muschio. E…oplà!... il Presepio è fatto. Anche il gioco delle luci e delle ombre rivestono grande importanza in questo semplice “quadro” che, almeno nelle intenzioni, richiama lo stile caravaggesco. Alcune luci colorate, ma soffuse, valorizzano “l’angolo animali” sullo sfondo, lasciando al primo piano lo spazio essenziale per una forte illuminazione, soprattutto quella del Bambinello, con l’obiettivo di rimanere ancor più aderenti alla narrazione evangelica “e la gloria del Signore li avvolse di luce” (Luca 2,9).


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