Consiglio Pastorale Parrocchiale - Anno 2010
Riportiamo in questa
sezione i verbali dei Consigli Pastorali Parrocchiali
dell'anno 2010
Giovedì
10 Giugno 2010
L'incontro
del consiglio pastorale si apre con la lettura del Vangelo
(Mt 25,33-46):
Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con
tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. E
tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli
separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le
pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i
capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli della sua
destra: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate
il regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del
mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e
mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e
mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e
veniste a trovarmi". Allora i giusti gli risponderanno:
"Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo
dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto?
O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto
ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?" E il re
risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto lo avete
fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a
me". Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate
via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il
diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non mi deste
da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui straniero
e non m'accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in
prigione, e non mi visitaste". Allora anche questi gli
risponderanno, dicendo: "Signore, quando ti abbiamo visto
aver fame, o sete, o essere straniero, o nudo, o ammalato, o
in prigione, e non ti abbiamo assistito?" Allora risponderà
loro: "In verità vi dico che in quanto non l'avete fatto a
uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me".
Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita
eterna.
Don Mauro spiega che questo brano chiude la predicazione di
Gesù e ci introduce alla sua Passione. Sono parole che
abbiamo sentito tante volte e la tentazione è duplice:
pensare che non dicano nulla di nuovo e preoccuparsi di
capire da che parte stiamo, buoni o cattivi. Per evitare
entrambe occorre interrogarci su quale parola oggi ci tocca.
Farsi toccare, entrare in relazione, essere sono
atteggiamenti che vengono prima del fare. Le domande che
dobbiamo porci di fronte a questo brano sono dunque altre:
Chi siamo? Qual è la caratteristica della nostra
comunità? E in continuità con la riflessione del
precedente incontro che tipo di parrocchia vogliamo
essere?
Per rispondere partiamo proprio da qui, dal Vangelo da
cui la Chiesa sin dalle origini ha tratto e declinato le
opere di misericordia corporali e spirituali che i cristiani
devono assumere e compiere. In questo senso Don Mauro spiega
meglio cosa si intende per misericordia: dal verbo
dell'originale greco che indica la commozione delle viscere
cioè le doglie del parto, alla compassione per la sofferenza
del capitolo 10 di Luca, alla citazione di Osea che Gesù
riprende nel Vangelo di Matteo: tu non gradisci
sacrificio ne offerta, un corpo mi hai preparato. Le
opere di misericordia allora le devi compiere perché sei un
uomo prima ancora di essere cristiano. I giusti infatti
si meraviglieranno – magari nella loro vita non avranno
mai sentito parlare di Gesù ma lo avranno reso presente con
le loro opere… che appunto valgono più di mille parole. La
spiritualità cristiana è una spiritualità incarnata, parla
al cuore: con cuore infatti s'intende il centro e la
totalità della persona.
Essere misericordiosi significa allora avere un cuore
povero, un cuore per i poveri, un cuore per ciò che è
povero. E riconoscere che la prima persona a cui dobbiamo
usare misericordia siamo proprio noi stessi… che Gesù è il
Buon Samaritano che ci ha usato misericordia, e che noi
dobbiamo fare altrettanto nei fratelli, come singoli e come
comunità.
Come tradurre questo concretamente nella nostra vita?
Ci siamo serviti della modalità del brain storming per
condividere le aspettative, elaborare idee ma soprattutto
lanciare un sogno. Scorrendo le sette opere di misericordia
corporali Maurizio si chiede se vadano prese alla lettera o
possano avere un senso più ampio, Fausto osserva che
riassumono i bisogni e le situazioni fondamentali della vita
umana e Don Mauro fa notare che comunque l'ordine con cui
vengono presentate non è casuale. Mettere per primo "nutrire
gli affamati" e subito dopo "dar da bere agli
assetati" significa innanzitutto quello che c'è scritto…
da qui l'idea di riflettere, documentarsi sulla fame nel
mondo, sugli effetti della crisi in Italia, sulla realtà di
Roma – anche grazie al particolare legame con la Caritas
Diocesana – fino alle situazioni del nostro quartiere, di
gente che vediamo per strada o a messa.
Don Mauro accenna al progetto su cui stanno riflettendo gli
scout e i gruppi famiglie di creare una rete di acquisto
solidale: si compra all'ingrosso tutti insieme, e con i
risparmi si fa la spesa per chi ha bisogno. Anche se bisogna
sempre discernere quali sono i reali bisogni delle persone
indipendentemente da ciò che noi riteniamo più giusto. Una
comunità cristiana infatti non può solo dare da mangiare
deve anche insegnare a pescare. Questo significa ridare
fiducia e dignità alle persone: che è poi il senso che si
attribuisce alla terza opera – vestire gli ignudi –
con un esplicito richiamo alla veste del battesimo. Il
catechismo, l'animazione e la formazione dei bambini e dei
giovani diventano così anch'essi una grande opera di carità,
verso quei piccoli che più di altri hanno innata la fame di
giustizia e una sete di senso. Forse è per questo che al
centro delle opere di misericordia c'è quella di alloggiare
il pellegrino, colui che si è messo in ricerca, che è
bisognoso di tutto ma anche colui che diviene segno della
presenza di Dio. Alloggiare rimanda chiaramente al problema
degli affitti per gli studenti fuorisede e se pellegrino
viene sostituito con nomade o zingaro osserva qualcuno "vojo
vede' chi ha il coraggio di portasselo a casa".
E poi ci sono case che diventano prigioni: per gli anziani
soli e magari anche per le loro badanti… e prigioni
invisibili che è difficile buttare giù: le vecchie e nuove
dipendenze, l'anoressia, la depressione.
Infine l'ultima opera di misericordia è quella di seppellire
i morti. Anche qui il significato che gli si attribuisce è
molteplice. Da un lato si propone di riprendere la
tradizione del pellegrinaggio al Verano per il 1 novembre,
soprattutto con coloro che non potrebbero recarvisi
autonomamente; dall'altro la necessità di fornire alle
persone gli strumenti per superare il lutto delle persone
care, in una società in cui la morte è il rimosso
collettivo. In questa più delle altre dobbiamo rendere
ragione della nostra speranza, che è poi si declina in vario
modo nelle sette opere di misericordia spirituale.
Queste altre sono la teoria come le prime sono la pratica -
anche se il confine è sottile – dell'agire cristiano. Emerge
infatti come sia importante proporre percorsi di formazione
specifica per coloro che vorranno impegnarsi nelle varie
situazioni. La pedagogia del servizio è molto efficace:
l'attività di un gruppo è di stimolo di tutta la comunità –
come è stato per il Laboratorio missionario in Brasile – ed
è la modalità di accogliere e coinvolgere le persone senza
farle sentire gli ultimi arrivati. Un atteggiamento di
particolare sollecitudine andrebbe in tal senso rivolto a
coloro che veramente si considerano gli ultimi e i lontani,
cioè i separati, i divorziati e i conviventi.
Di fronte a sfide così grandi, dobbiamo avere il coraggio di
sognare, partendo da quello che c'è: rivalutare le cose che
si fanno ma soprattutto le relazioni che, pur nelle
difficoltà, si riescono a coltivare e che come i fiori, i
mattoni e le balle di fieno dell'altare lasciano trasparire
una bellezza capace di accogliere.
E' la stessa bellezza che sperimenteranno i bambini e i
ragazzi nelle prossime settimane di campi, ed è quella che
tutte le realtà della Chiesa di Roma insieme al suo Vescovo
condivideranno nel prossimo convegno diocesano (15-17
giugno): "aprire gli occhi, annunciare il Signore".
Lunedì
19 Aprile 2010
Don Mauro
apre l'incontro con la lettura del Vangelo di Luca (14,
28-33):
"Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si
siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza
per poterla finire? Perché non succeda che, quando ne abbia
posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che
la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo:
"Quest'uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto
terminare". Oppure, qual è il re che, partendo per muovere
guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con
diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro
con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli
manda un'ambasciata e chiede di trattare la pace. Così
dunque ognuno di voi, che non rinuncia a tutto quello che
ha, non può essere mio discepolo".
Questo brano è funzionale sia per fare il punto della
situazione, passata la Pasqua e dopo che si è conclusa la
verifica su Eucarestia, Servizio e Corresponsabilità, sia
per cominciare a pensare all'anno prossimo e a quelli che
verranno.
L'intensità di questi mesi – l'avvicendamento tra Don Enrico
e Don Mauro, il settantacinquesimo anniversario della
parrocchia, il coinvolgimento di tante persone – potrebbe
indurci a sedersi sugli allori oppure a ripartire proprio
dalla corresponsabilità, ovvero l'abilità di dare risposte,
insieme.
Ciò significa innanzitutto assumere uno stile che orienti
poi le scelte nei singoli ambiti: dal ribadire
l'inopportunità delle fotografie e delle riprese durante le
celebrazioni comunitarie allo spazio da riservare in queste
ai bambini e ai ragazzi; dall'accoglienza come obiettivo
primario di quello che facciamo alla scelta di non proporre
la benedizione delle case proprio per ribadire l'importanza
del sacerdozio battesimale di ogni cristiano. E' chiaro che
questo presuppone l'impegno di tutti altrimenti passerebbe
il messaggio di "una gestione di pochi" mentre, riflette
Paolo Giorgetti, la correzione fraterna che è una parte
fondamentale per quanto difficile della corresponsabilità,
deve considerarsi un'opera di misericordia per le singole
persone e per la comunità.
Così anche per progettare insieme il futuro, Don Mauro ci
esorta a chiederci: Che tipo di Parrocchia vogliamo?
Cui seguono diversi interventi: Rossella immagina una
parrocchia che faccia crescere le persone nella fede.
Crescere nel servizio significa poi, secondo Paolo
Quadrelli, favorire il coinvolgimento degli altri anche
facendosi da parte perché non si può pensare di fare tutto;
anzi corresponsabilità è partecipare alle attività che
organizzano gli altri. Anche perché si è visto come in
questi anni le diverse modalità di servizio abbiano aiutato
le persone ad inserirsi. Questa considerazione impone del
resto di verificarsi sul linguaggio e sui contenuti delle
proposte. Alcune, indipendentemente dal numero di chi vi
partecipa, sono fondamentali come la Lectio Divina e
l'adorazione Eucaristica, altre devono stimolarci a
chiederci se si possa fare di più e meglio – come la
raccolta del sangue di domenica scorsa.
Don Mauro invita allora a mettere la Carità al centro. Sia
per la storia della parrocchia sia per il momento presente:
è l'anno della Carità e Mons. Enrico Feroci è il Direttore
della Caritas. Il coinvolgimento di alcune persone nelle
iniziative proposte - da ultimo la pulizia di alcuni locali
e l'animazione delle celebrazioni all'ostello Caritas di
"Santa Giacinta" - potrebbe avere una prospettiva più ampia
anche per le sfide che ci offre il nostro territorio, dalla
costruzione dei nuovi alloggi a Piazza delle Crociate/Via
Arduino alla Stazione Tiburtina che diventerà il più
importante snodo ferroviario di Roma.
Queste sfide, con le opportunità e le aspettative che
comportano, sono da diverso tempo all'attenzione del
presbiterio e del consiglio pastorale e richiedono una lunga
riflessione da parte di tutta la comunità per elaborare
proposte concrete.
Si passa poi a considerare impegni più immediati come la
veglia di Pentecoste (22 maggio) nel settantacinquesimo
anniversario della parrocchia. È importante proporla come un
evento della comunità e non solo come la celebrazione del
sacramento della Confermazione per gli adulti.
Emilio, riprendendo un intervento di Emanuele Blasi
nell'incontro col Cardinale Vallini del 4 ottobre scorso,
propone di ripercorre la storia di Sant'Ippolito attraverso
le molte lingue con cui lo Spirito Santo ha parlato in
questi anni. Dalla considerazione di Marcello riguardo al
legame tra la festa di Pentecoste e la Festa di
ringraziamento per il sacramento del Matrimonio della
domenica successiva – come negli anni passati – si propone
di unire i due eventi come occasione di ringraziamento per
tutti i sacramenti ricevuti ed anche di estendere a tutti il
momento di festa con le famiglie dei cresimati – come è
avvenuto dopo la veglia di Pasqua.
Infine si ricorda che il 5 maggio alle ore 15.00 i bambini
ed i ragazzi della scuola Fratelli Bandiera – con il
patrocinio del III Municipio - faranno un concerto nella
nostra chiesa. La maggior parte di loro fa catechismo a
nella nostra comunitàed è una bella occasione di accoglienza
e di vicinanza per loro e le loro famiglie.
La prossima riunione del Consiglio Pastorale viene fissata
per martedì 25 maggio ore 21.00.
Lunedì 8
Marzo 2010
L'incontro
ha inizio con la lettura del capitolo 8 del Libro del
Deuteronomio: partendo da questo brano Don Mauro ci invita a
fare una verifica sugli Esercizi Spirituali dello scorso
febbraio.
Come comunità è doveroso ringraziare il Signore ma
soprattutto ringraziarci: quest'anno specialmente per il
numero dei partecipanti (circa 300) non era facile gestire
il tutto, ma grazie in particolare alla fiducia, alla
pazienza e alla collaborazione di tutti coloro che hanno
partecipato tutto si è svolto regolarmente e bene. Tutto
questo, tuttavia, ci deve far ancor di più riflettere: tutto
è andato bene, tutti abbiamo avuto una responsabilità e
collaborato al fine di un'ottima riuscita, ma ciò non deve
inorgoglirci, non deve esserci in noi la tentazione e la
superbia di dire "..siamo i migliori..".
Don Mauro quindi ci propone di riportare la nostra
esperienza e le risonanze che ci sono state; prima però
racconta cosa, fra' Alessandro Ciamei, che ha guidato i
nostri esercizi, ha sperimentato: anche per lui è stata
un'esperienza positiva e soprattutto ha notato negli adulti,
con i quali ha avuto dei momenti di confronto, questa voglia
di rimettersi in gioco.
Tutti concordiamo sul fatto che i tre giorni hanno riscosso
successo e che tutti sono rimasti più che soddisfatti anche
grazie alle catechesi profonde e agli spunti di fra'
Alessandro; al momento della riconsegna delle chiavi delle
stanze tutti (nessuno escluso...) ha avuto parole di
ringraziamento per l'ottima riuscita.
Ciò che emerge, e che trova anche riscontro nell'inatteso
numero di persone iscritte agli esercizi (che all'inizio ha
spaventato un po' tutti…), è il momento di positività che la
nostra Comunità si trova a vivere in questi ultimi anni e
soprattutto in quest'ultimo periodo: ciascuno si sente parte
integrante di questa grande famiglia che è la comunità
parrocchiale e chi "non svolge nessun ruolo" all'interno di
essa sente il desiderio di trovare una "collocazione" e
vivere anche altri momenti di questo genere.
Loredana esprime il proprio ringraziamento anche a Don
Federico per come, insieme ai ragazzi del dopo cresima che
si sono sentiti in questo modo responsabilizzati, ha saputo
gestire bene il servizio di baby-sitter per i più piccoli.
Certo è che la comunità sta crescendo ed è analizzando
proprio questa esperienza che emergono due importanti punti
su cui concentrarci che saranno poi la prova di questa
crescita.
Il primo riguarda le nostre relazioni, in che modo renderle
più profonde e migliorarle; il secondo riguarda il servizio:
come riuscire a coinvolgere anche gli altri al di fuori, in
che modo mettersi a disposizione potenziando le nostre
ricchezze, partendo da quello che abbiamo. Come far
coesistere vita di comunione e vita di comunità.
Dopo questa intensa verifica sugli esercizi spirituali, si
passa al secondo punto all'ordine del giorno:
l'organizzazione della Settimana Santa.
Per quanto riguarda la veglia del Giovedì Santo si pensava
di riutilizzare, apportando delle modifiche, il modello
adottato proprio per la veglia del sabato degli esercizi:
ciò per legare quel momento a quanto stiamo vivendo in
questo intenso periodo di Quaresima.
Per la Domenica delle Palme, invece, si è pensato di
costituire un servizio d'ordine che si occupi
dell'organizzazione della giornata e della distribuzione
delle palme: per l'equipe si propongono Stefano B. e Pino
M..
Per il Venerdì Santo vengono ricordati due importanti
appuntamenti: la Liturgia dell'Unzione degli Infermi alle
ore 10.00 e la Via Crucis parrocchiale alle ore 15.00: per
entrambe le occasioni viene richiesta la disponibilità per
l'animazione.
Infine Don Mauro illustra il bilancio economico dell'anno
2009, con le voci di costo e le relative entrate. Ci informa
inoltre che è stata finalmente trovata la casa (purtroppo
solo in affitto temporaneo) per i campi scuola dei ragazzi:
la località sarà Camporotondo, vicino Cappadocia a 15 km da
Tagliacozzo.
Il prossimo incontro del consiglio pastorale viene fissato
per lunedì 19 aprile ore 21.00.
Lunedì 8
Febbraio 2010
Don Mauro
apre l'incontro con la Lettera di San Paolo agli Efesini (Ef
2,13-19):
"Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani
siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo. Lui,
infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha
fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione
abolendo nel suo corpo terreno la causa dell'inimicizia, la
legge fatta di comandamenti in forma di precetti, per creare
in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo facendo la pace; e
per riconciliarli tutti e due con Dio in un corpo unico
mediante la sua croce, sulla quale fece morire la loro
inimicizia. Con la sua venuta ha annunciato la pace a voi
che eravate lontani e la pace a quelli che erano vicini;
perché per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso
al Padre in un medesimo Spirito. Così dunque non siete più
né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e
membri della famiglia di Dio".
Questo brano ci introduce alla seconda parte dell'anno e
soprattutto alla Quaresima, che dovremmo vivere come una
boccata d'ossigeno dopo i mesi che hanno impegnato e
coinvolto la comunità nei vari gruppi e servizi,
nell'animazione del Capodanno e soprattutto del
settantacinquesimo della parrocchia. Periodo di Quaresima
che diviene ancor più un tempo di incontro, come sottolinea
Paolo definendosi il prigioniero di Cristo Gesù, e di
riconciliazione con noi stessi, con Dio e con gli altri:
Lui, infatti, è la nostra pace. La Pasqua, meta di
questo cammino, deve essere per noi un'esperienza di rottura
di quei muri che ci separano, in continuità con la veglia
del 2 ottobre in cui abbiamo chiesto perdono come comunità e
della veglia di Natale in cui abbiamo riflettuto sui tanti
muri di divisone del nostro tempo, raffigurati nel muro che
divide Gerusalemme. Nell'iconografia orientale la Pasqua
viene infatti rappresentata come la discesa di Gesù agli
inferi per riprendere con sé Adamo, rompendo il laccio del
peccato e della morte che separa l'uomo da Dio.
Muri da abbattere, muri da restaurare. È il tema degli
esercizi spirituali che si terranno a Sacrofano dal 19 al 21
febbraio e che saranno predicati da Fra Alessandro Ciamei: "Và
e ripara la mia casa".
Ad oggi si sono iscritte 230 persone (ma il numero è
destinato a salire) ed è stato reso noto il programma delle
istruzioni:
- venerdì sera: "Un tempo per leggersi, per custodire
il silenzio, per correggersi, per condividere". Momento di
preghiera mariano attraverso un brano di Don Tonino Bello
- sabato mattina: "Và e ripara la casa della tua
identità". Messa presieduta da Don Enrico
- sabato pomeriggio: "Torna alla casa della tua
storia". Momento di silenzio e momento di confronto plenario
per le domande
- sabato sera: celebrazione penitenziale e Adorazione
Eucaristica
- domenica mattina: "Abita la casa della tua
parrocchia". Gruppi di condivisione
- domenica pomeriggio: messa conclusiva.
Il numero dei partecipanti è tale per cui il salone delle
riunioni verrà impiegato anche per la messa, e per la
preghiera delle lodi e dei vespri. In relazione al cospicuo
numero di partecipanti si suggerisce di individuare delle
figure responsabili delle case, della sala da pranzo, della
liturgia e degli orari cui fare riferimento, oltre ai
sacerdoti.
A tale proposito Don Federico riferisce brevemente sul
servizio di baby-sitter da parte dei ragazzi del dopo
cresima: nella giornata di sabato ci saranno 2 incontri con
i loro animatori per programmare e poi verificare piccole
attività da proporre ai bambini; tutti i ragazzi
parteciperanno comunque ai momenti di preghiera.
Successivamente in Quaresima verrà loro riproposto il tema
degli esercizi nei ritiri del 27-28 febbraio (Gruppo Ceres)
e del 13-14 marzo (Gruppo Grease) che si terranno a Fiuggi.
Il secondo momento della riunione è dedicato agli incontri
sulla Carità con Suor Amelia e con il nostro Vescovo di
settore Mons. Guerino Di Tora, incontri funzionali a
riprendere in modo più ampio e organizzato l'esperienza
caritativa nella nostra parrocchia.
Don Mauro sottolinea come in questi anni sia stato di fatto
l'ambito meno sviluppato nelle attività della nostra
comunità, anche perché rappresenta una ferita ancora aperta
di cui è importante essere consapevoli. Da più interventi
appare come le difficoltà crescenti che hanno segnato gli
ultimi anni del servizio di Don Ettore siano derivate da un
lato dalla mancanza di organizzazione delle iniziative di
carità dall'altro dallo scollamento in seno alla comunità.
Come se ci fossero parrocchie parallele: poche persone
effettivamente coinvolte a fronte di molti parrocchiani che
sapevano appena delle 21 persone che risiedevano stabilmente
nei locali di Sant'Ippolito, in un quartiere segnato da
importanti trasformazioni sociali.
Al di là dei singoli fatti menzionati, soprattutto in merito
alla gestione economica della parrocchia, e delle
responsabilità personali, emerge la necessità di un esame di
coscienza comunitario su come si sia arrivati a una
situazione simile: "non ci si può accorgere della sofferenza
di un parroco solo quando arriva un assegno scoperto". Alla
fine era proprio Don Ettore il povero da aiutare.
E' un momento di verifica parziale ma importante – in una
famiglia si discute – che può aiutarci a riprendere un
discorso che, basta sfogliare le foto della mostra, ha
segnato la storia della nostra Comunità di Sant'Ippolito fin
dai primissimi anni.
Da dove partire? Don Filippo suggerisce di mettere in piedi
una realtà adeguata al cammino fatto in questi anni durante
i quali si sono ricompattate le tante energie della
parrocchia e, chiosa Fausto, si è data un'immagine più
positiva al quartiere. Ed è poi opportuno interrogarsi su
quali siano le povertà di questo quartiere, tenendo presente
che la prima povertà è proprio la mentalità benpensante che
permea tutta una trama di relazioni e di atteggiamenti con i
quali dobbiamo tenere in conto di confrontarci.
Don Mauro inoltre invita a raccogliere i segnali che ci
spronano. Domenica 14 febbraio, Sua Santità Benedetto XVI,
in visita all'ostello della Caritas diocesana (di cui il
nostro Don Enrico è Direttore), inaugura l'"Anno europeo
della lotta alla povertà e all'esclusione sociale".
Un impegno in questo ambito, richiede tuttavia un approccio
graduale e una formazione specifica. Alcune realtà della
parrocchia possono aiutarci: ad esempio l'esperienza
missionaria di questi anni. Come sottolinea Simone, il primo
intervento va rivolto alle persone dentro la comunità
attraverso la condivisione che aiuta a creare uno stile che
possa riflettersi anche negli altri ambiti di servizio.
Così anche il catechismo, lo scautismo, l'animazione
liturgica diventano carità. Ancora più prezioso è il ruolo
dei ministri straordinari, che possono entrare in contatto
con situazioni di solitudine e malattia altrimenti
difficilmente raggiungibili.
La parrocchia inoltre può e deve diventare un punto di
riferimento in tal senso per attivare i servizi del comune.
Non è scopo della riunione elaborare proposte già operative
ma cominciare a lanciare una prospettiva per il prossimo
anno, l'anno della carità appunto, e il settantaseiesimo
della nostra parrocchia.
Un cammino personale e comunitario che comincia appunto con
cambiare – riparare – noi stessi.
Come preghiera finale viene letto il sonetto "La solitudine"
di Trilussa:
Quann'ero ragazzino, mamma mia me diceva:
Ricordate fijolo, quanto te senti veramente solo,
tu prova a recità n'Ave Maria!
L'anima tua da sola pija er volo
e se solleva come pe' maggiia!".
"Ormai so' vecchio, er tempo m'è volato,
da un pezzo s'è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l'ho mai scordato
Come me sento veramente solo…
io prego la Madonna benedetta
e l'anima da sola pija er volo!.
Il prossimo incontro del consiglio pastorale viene fissato
per lunedì 8 marzo alle ore 21.
Lunedì
11 Gennaio 2010
Don Mauro
ha aperto l'incontro con la lettura dell'adorazione dei Magi
(Mt 2,1-12) condividendo alcune suggestioni. La tradizione
cristiana ne da infatti due letture: in Oriente i
Magi sono considerati dei sapienti o più letteralmente dei
maghi, degli indovini, quasi dei "fattucchieri". In
Occidente invece sono raffigurati come tre re che
rappresentano tutti i popoli della terra. Non è invece così
scontato definirli cercatori di Dio; quello che
cercano è piuttosto la stella, il riscontro dei loro
calcoli, la conferma in fondo di loro stessi. Trovare solo
un Bambino li avrà spiazzati ma anche cambiati, infatti
fecero ritorno per un'altra strada. E' la sintesi
dell'incontro con Dio, che prende tutto quello che siamo e
lo orienta verso di Lui e verso gli altri.
E' un punto di vista molto utile per concludere il periodo
dell'avvento e del Natale, dove personalmente e come
comunità ci siamo "messi in movimento", sperimentando una
fatica bella che riempie e svuota allo stesso tempo. E'
giusto allora interrogarci: abbiamo cercato Dio o ci siamo
fermati alla stella, magari nel servizio, nelle relazioni?
Forse proprio li abbiamo trovato Dio oppure semplicemente ne
siamo stati assorbiti.
Proprio per questo, anche per gli impegni ormai prossimi, è
bene pensare al tempo di Quaresima come a un momento per
mettere ordine, come anche il tema degli esercizi spirituali
"Ripara la mia casa" vuole suggerire.
Come San Francesco che per tre anni ha fatto il muratore
prima di capire che la casa da riparare era la sua vita,
così anche noi potremmo commettere l'errore di soffermarci
soltanto sulle "cose da fare".
La discussione è quindi entrata nel merito e nel metodo
della preparazione degli esercizi spirituali che avranno
luogo come di consueto a Sacrofano, dal 19 al 21 febbraio e
saranno predicati da Fra Alessandro Ciamei – OFM.
Lo schema degli altri anni è stato sostanzialmente
confermato. Il venerdì sera dopo cena si terrà la prima
istruzione sugli esercizi spirituali. Il sabato le
istruzioni avranno un carattere prettamente personale e
saranno intervallate da momenti di "deserto". Per la veglia
della sera, a conclusione di questo primo momento, è stata
proposta una celebrazione penitenziale con esposizione del
Santissimo. Nel percorso delle catechesi sarà quello il
momento di passaggio da una sfera personale di analisi e di
esercizi ad una sfera comunitaria, che ha per l'appunto come
punti di riferimento l'Eucarestia, il Signore.
La giornata di domenica sarà quindi più a carattere
comunitario: la mattina attraverso l'ultima istruzione e
successivamente attraverso un momento di condivisione in
gruppi. Per arrivare al pomeriggio con la Celebrazione
Eucaristica conclusiva.
L'impostazione dei gruppi di condivisione è stata più
attentamente valutata. Sono infatti ritenuti un momento
bello e arricchente pur nella difficoltà e nel timore di
esprimere i propri sentimenti e pensieri. Don Mauro ha
infatti sottolineato come in contesti simili sia più facile
parlare di Dio che di noi stessi e che quindi la condivisone
in se debba essere considerato il reale valore aggiunto,
prima e piuttosto che dell'elaborazione di proposte concrete
o di successivi momenti di sintesi. Si rileva dunque
importante dare delle indicazioni precise per il loro
svolgimento, magari dividendo i membri del consiglio
pastorale nei singoli gruppi per favorire l'apertura e il
confronto reciproco, che può aiutare le persone a sentirsi
coinvolte. A cominciare dai ragazzi del dopo cresima: la
loro partecipazione agli esercizi non deve infatti limitarsi
all'animazione dei bambini ma anche ad alcuni momenti di
preghiera.
Gli esercizi spirituali inoltre non dovranno rappresentare
un momento isolato ma l'inizio di un percorso di
riflessione, di preghiera e di conversione che continui per
tutta la quaresima, che vede come tappe di passaggio le
Messe Cena dei giovedì, fino alla Notte di Pasqua. Gli
esercizi spirituali avranno di fatto l'inizio con i tre
giorni di ritiro a Sacrofano ma vogliono per l'appunto
continuare durante tutta la Quaresima, attraverso in
particolare le Messe Cena, per arrivare a celebrare poi
insieme il Santo Triduo Pasquale.
Sarebbe auspicabile pensare, magari dal prossimo anno,
un'ulteriore giornata di "esercizi" in parrocchia, in
prossimità di Pasqua (il lunedì santo ad esempio).
Per lo "schema" proposto quest'anno che coinvolgerà per
l'appunto tutta la Quaresima si suggerisce di trovare un
filo guida: o un brano della Scrittura da spezzare ogni
giovedì di messa cena oppure riprendere le pratiche
penitenziali che la Chiesa suggerisce nel tempo di
Quaresima: silenzio, digiuno, elemosina, preghiera,
Eucarestia.
La seconda parte della serata è stata dedicata alla verifica
dell'intenso periodo natalizio. Della veglia di Natale
abbiamo avuto dei ritorni positivi, diverse persone infatti
ne hanno richiesto il testo. Riguardo poi al capodanno e
alle "tombole in famiglia", coloro che vi hanno partecipato
per la prima volta hanno sottolineato come abbia
rappresentato un banco di prova per entrare in relazione sia
con le persone anziane – la serata infatti era innanzitutto
per loro – sia con le altre persone di tutte le età
coinvolte nel servizio. Il servizio stesso crea comunità, si
"respira la famiglia parrocchiale" – come ha detto Fausto,
anche chi non c'era fisicamente, era comunque presente – ma
ancor di più crea responsabilità, come dimostra l'impegno e
il coinvolgimento di tanti nella sistemazione del salone a
feste ormai finite.
Ancora sul servizio, anche al di fuori della parrocchia,
Paolo Petrini ha brevemente raccontato l'animazione della
veglia di Natale a S. Maria Maddalena – la parrocchia di don
Fabio D'Ecclesia – mentre Paolo Quadrelli ha riferito del
pranzo che è stato offerto alle famiglie di Casa Azzurra
nella sede del Ministero della Sanità.
Si riportano brevemente gli appuntamenti delle prossime
settimane:
- 17 gennaio ore 12.00: durante la santa messa
si celebrerà il "Rito di ammissione" di Magdalena, la
catecumena della nostra parrocchia
- 30 gennaio ore 16.00: Secondo incontro de "Stringendovi
a Lui, pietra viva" sul servizio con Suor Amelia
- 2 febbraio ore 19.00: Solenne Celebrazione
comunitaria della Festa della Presentazione al Tempio di
Gesù
- 4 febbraio ore 20.45: incontro di prefettura
sulla Carità con Mons. De Tora, il nostro Vescovo di
settore, nella basilica di San Lorenzo fuori le mura.
Il prossimo incontro del consiglio pastorale viene fissato
per lunedì 8 febbraio alle ore 21.
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