Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

Le informazioni
Parrocchia
I Sacerdoti
Il territorio
La chiesa
    Gloria di S. Ippolito
    Miracolo di S. Chiara
    S. Lorenzo da Brindisi
    S. Francesco di Assisi
    Madonna di Lourdes
    Il crocifisso
    Via crucis
    Vetrate istoriate
    Graffiti
    Le statue
    Le campane
Porziuncola Parrocchiale
Cappellina S. Giuseppe                       (Staz. Tiburtina)
La "Casa di Pizzoli"
Il Logo
I Calendari parrocchiali
 
Consiglio Pastorale Parrocchiale
Consiglio Pastorale Parrocchiale - Anno 2010
Riportiamo in questa sezione i verbali dei Consigli Pastorali Parrocchiali dell'anno 2010
 

Giovedì 10 Giugno 2010

L'incontro del consiglio pastorale si apre con la lettura del Vangelo (Mt 25,33-46):

Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli della sua destra: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi". Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?" E il re risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me". Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui straniero e non m'accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste". Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: "Signore, quando ti abbiamo visto aver fame, o sete, o essere straniero, o nudo, o ammalato, o in prigione, e non ti abbiamo assistito?" Allora risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto non l'avete fatto a uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me". Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna.

Don Mauro spiega che questo brano chiude la predicazione di Gesù e ci introduce alla sua Passione. Sono parole che abbiamo sentito tante volte e la tentazione è duplice: pensare che non dicano nulla di nuovo e preoccuparsi di capire da che parte stiamo, buoni o cattivi. Per evitare entrambe occorre interrogarci su quale parola oggi ci tocca. Farsi toccare, entrare in relazione, essere sono atteggiamenti che vengono prima del fare. Le domande che dobbiamo porci di fronte a questo brano sono dunque altre: Chi siamo? Qual è la caratteristica della nostra comunità? E in continuità con la riflessione del precedente incontro che tipo di parrocchia vogliamo essere?
Per rispondere partiamo proprio da qui, dal Vangelo da cui la Chiesa sin dalle origini ha tratto e declinato le opere di misericordia corporali e spirituali che i cristiani devono assumere e compiere. In questo senso Don Mauro spiega meglio cosa si intende per misericordia: dal verbo dell'originale greco che indica la commozione delle viscere cioè le doglie del parto, alla compassione per la sofferenza del capitolo 10 di Luca, alla citazione di Osea che Gesù riprende nel Vangelo di Matteo: tu non gradisci sacrificio ne offerta, un corpo mi hai preparato. Le opere di misericordia allora le devi compiere perché sei un uomo prima ancora di essere cristiano. I giusti infatti si meraviglieranno – magari nella loro vita non avranno mai sentito parlare di Gesù ma lo avranno reso presente con le loro opere… che appunto valgono più di mille parole. La spiritualità cristiana è una spiritualità incarnata, parla al cuore: con cuore infatti s'intende il centro e la totalità della persona.
Essere misericordiosi significa allora avere un cuore povero, un cuore per i poveri, un cuore per ciò che è povero. E riconoscere che la prima persona a cui dobbiamo usare misericordia siamo proprio noi stessi… che Gesù è il Buon Samaritano che ci ha usato misericordia, e che noi dobbiamo fare altrettanto nei fratelli, come singoli e come comunità.
Come tradurre questo concretamente nella nostra vita?
Ci siamo serviti della modalità del brain storming per condividere le aspettative, elaborare idee ma soprattutto lanciare un sogno. Scorrendo le sette opere di misericordia corporali Maurizio si chiede se vadano prese alla lettera o possano avere un senso più ampio, Fausto osserva che riassumono i bisogni e le situazioni fondamentali della vita umana e Don Mauro fa notare che comunque l'ordine con cui vengono presentate non è casuale. Mettere per primo "nutrire gli affamati" e subito dopo "dar da bere agli assetati" significa innanzitutto quello che c'è scritto… da qui l'idea di riflettere, documentarsi sulla fame nel mondo, sugli effetti della crisi in Italia, sulla realtà di Roma – anche grazie al particolare legame con la Caritas Diocesana – fino alle situazioni del nostro quartiere, di gente che vediamo per strada o a messa.
Don Mauro accenna al progetto su cui stanno riflettendo gli scout e i gruppi famiglie di creare una rete di acquisto solidale: si compra all'ingrosso tutti insieme, e con i risparmi si fa la spesa per chi ha bisogno. Anche se bisogna sempre discernere quali sono i reali bisogni delle persone indipendentemente da ciò che noi riteniamo più giusto. Una comunità cristiana infatti non può solo dare da mangiare deve anche insegnare a pescare. Questo significa ridare fiducia e dignità alle persone: che è poi il senso che si attribuisce alla terza opera – vestire gli ignudi – con un esplicito richiamo alla veste del battesimo. Il catechismo, l'animazione e la formazione dei bambini e dei giovani diventano così anch'essi una grande opera di carità, verso quei piccoli che più di altri hanno innata la fame di giustizia e una sete di senso. Forse è per questo che al centro delle opere di misericordia c'è quella di alloggiare il pellegrino, colui che si è messo in ricerca, che è bisognoso di tutto ma anche colui che diviene segno della presenza di Dio. Alloggiare rimanda chiaramente al problema degli affitti per gli studenti fuorisede e se pellegrino viene sostituito con nomade o zingaro osserva qualcuno "vojo vede' chi ha il coraggio di portasselo a casa".
E poi ci sono case che diventano prigioni: per gli anziani soli e magari anche per le loro badanti… e prigioni invisibili che è difficile buttare giù: le vecchie e nuove dipendenze, l'anoressia, la depressione.
Infine l'ultima opera di misericordia è quella di seppellire i morti. Anche qui il significato che gli si attribuisce è molteplice. Da un lato si propone di riprendere la tradizione del pellegrinaggio al Verano per il 1 novembre, soprattutto con coloro che non potrebbero recarvisi autonomamente; dall'altro la necessità di fornire alle persone gli strumenti per superare il lutto delle persone care, in una società in cui la morte è il rimosso collettivo. In questa più delle altre dobbiamo rendere ragione della nostra speranza, che è poi si declina in vario modo nelle sette opere di misericordia spirituale.
Queste altre sono la teoria come le prime sono la pratica - anche se il confine è sottile – dell'agire cristiano. Emerge infatti come sia importante proporre percorsi di formazione specifica per coloro che vorranno impegnarsi nelle varie situazioni. La pedagogia del servizio è molto efficace: l'attività di un gruppo è di stimolo di tutta la comunità – come è stato per il Laboratorio missionario in Brasile – ed è la modalità di accogliere e coinvolgere le persone senza farle sentire gli ultimi arrivati. Un atteggiamento di particolare sollecitudine andrebbe in tal senso rivolto a coloro che veramente si considerano gli ultimi e i lontani, cioè i separati, i divorziati e i conviventi.
Di fronte a sfide così grandi, dobbiamo avere il coraggio di sognare, partendo da quello che c'è: rivalutare le cose che si fanno ma soprattutto le relazioni che, pur nelle difficoltà, si riescono a coltivare e che come i fiori, i mattoni e le balle di fieno dell'altare lasciano trasparire una bellezza capace di accogliere.
E' la stessa bellezza che sperimenteranno i bambini e i ragazzi nelle prossime settimane di campi, ed è quella che tutte le realtà della Chiesa di Roma insieme al suo Vescovo condivideranno nel prossimo convegno diocesano (15-17 giugno): "aprire gli occhi, annunciare il Signore".

 

Lunedì 19 Aprile 2010

Don Mauro apre l'incontro con la lettura del Vangelo di Luca (14, 28-33):
"Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire? Perché non succeda che, quando ne abbia posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo: "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare". Oppure, qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un'ambasciata e chiede di trattare la pace. Così dunque ognuno di voi, che non rinuncia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo".

Questo brano è funzionale sia per fare il punto della situazione, passata la Pasqua e dopo che si è conclusa la verifica su Eucarestia, Servizio e Corresponsabilità, sia per cominciare a pensare all'anno prossimo e a quelli che verranno.
L'intensità di questi mesi – l'avvicendamento tra Don Enrico e Don Mauro, il settantacinquesimo anniversario della parrocchia, il coinvolgimento di tante persone – potrebbe indurci a sedersi sugli allori oppure a ripartire proprio dalla corresponsabilità, ovvero l'abilità di dare risposte, insieme.
Ciò significa innanzitutto assumere uno stile che orienti poi le scelte nei singoli ambiti: dal ribadire l'inopportunità delle fotografie e delle riprese durante le celebrazioni comunitarie allo spazio da riservare in queste ai bambini e ai ragazzi; dall'accoglienza come obiettivo primario di quello che facciamo alla scelta di non proporre la benedizione delle case proprio per ribadire l'importanza del sacerdozio battesimale di ogni cristiano. E' chiaro che questo presuppone l'impegno di tutti altrimenti passerebbe il messaggio di "una gestione di pochi" mentre, riflette Paolo Giorgetti, la correzione fraterna che è una parte fondamentale per quanto difficile della corresponsabilità, deve considerarsi un'opera di misericordia per le singole persone e per la comunità.
Così anche per progettare insieme il futuro, Don Mauro ci esorta a chiederci: Che tipo di Parrocchia vogliamo? Cui seguono diversi interventi: Rossella immagina una parrocchia che faccia crescere le persone nella fede. Crescere nel servizio significa poi, secondo Paolo Quadrelli, favorire il coinvolgimento degli altri anche facendosi da parte perché non si può pensare di fare tutto; anzi corresponsabilità è partecipare alle attività che organizzano gli altri. Anche perché si è visto come in questi anni le diverse modalità di servizio abbiano aiutato le persone ad inserirsi. Questa considerazione impone del resto di verificarsi sul linguaggio e sui contenuti delle proposte. Alcune, indipendentemente dal numero di chi vi partecipa, sono fondamentali come la Lectio Divina e l'adorazione Eucaristica, altre devono stimolarci a chiederci se si possa fare di più e meglio – come la raccolta del sangue di domenica scorsa.
Don Mauro invita allora a mettere la Carità al centro. Sia per la storia della parrocchia sia per il momento presente: è l'anno della Carità e Mons. Enrico Feroci è il Direttore della Caritas. Il coinvolgimento di alcune persone nelle iniziative proposte - da ultimo la pulizia di alcuni locali e l'animazione delle celebrazioni all'ostello Caritas di "Santa Giacinta" - potrebbe avere una prospettiva più ampia anche per le sfide che ci offre il nostro territorio, dalla costruzione dei nuovi alloggi a Piazza delle Crociate/Via Arduino alla Stazione Tiburtina che diventerà il più importante snodo ferroviario di Roma.
Queste sfide, con le opportunità e le aspettative che comportano, sono da diverso tempo all'attenzione del presbiterio e del consiglio pastorale e richiedono una lunga riflessione da parte di tutta la comunità per elaborare proposte concrete.

Si passa poi a considerare impegni più immediati come la veglia di Pentecoste (22 maggio) nel settantacinquesimo anniversario della parrocchia. È importante proporla come un evento della comunità e non solo come la celebrazione del sacramento della Confermazione per gli adulti.
Emilio, riprendendo un intervento di Emanuele Blasi nell'incontro col Cardinale Vallini del 4 ottobre scorso, propone di ripercorre la storia di Sant'Ippolito attraverso le molte lingue con cui lo Spirito Santo ha parlato in questi anni. Dalla considerazione di Marcello riguardo al legame tra la festa di Pentecoste e la Festa di ringraziamento per il sacramento del Matrimonio della domenica successiva – come negli anni passati – si propone di unire i due eventi come occasione di ringraziamento per tutti i sacramenti ricevuti ed anche di estendere a tutti il momento di festa con le famiglie dei cresimati – come è avvenuto dopo la veglia di Pasqua.
Infine si ricorda che il 5 maggio alle ore 15.00 i bambini ed i ragazzi della scuola Fratelli Bandiera – con il patrocinio del III Municipio - faranno un concerto nella nostra chiesa. La maggior parte di loro fa catechismo a nella nostra comunitàed è una bella occasione di accoglienza e di vicinanza per loro e le loro famiglie.
La prossima riunione del Consiglio Pastorale viene fissata per martedì 25 maggio ore 21.00.

 

Lunedì 8 Marzo 2010

L'incontro ha inizio con la lettura del capitolo 8 del Libro del Deuteronomio: partendo da questo brano Don Mauro ci invita a fare una verifica sugli Esercizi Spirituali dello scorso febbraio.
Come comunità è doveroso ringraziare il Signore ma soprattutto ringraziarci: quest'anno specialmente per il numero dei partecipanti (circa 300) non era facile gestire il tutto, ma grazie in particolare alla fiducia, alla pazienza e alla collaborazione di tutti coloro che hanno partecipato tutto si è svolto regolarmente e bene. Tutto questo, tuttavia, ci deve far ancor di più riflettere: tutto è andato bene, tutti abbiamo avuto una responsabilità e collaborato al fine di un'ottima riuscita, ma ciò non deve inorgoglirci, non deve esserci in noi la tentazione e la superbia di dire "..siamo i migliori..".
Don Mauro quindi ci propone di riportare la nostra esperienza e le risonanze che ci sono state; prima però racconta cosa, fra' Alessandro Ciamei, che ha guidato i nostri esercizi, ha sperimentato: anche per lui è stata un'esperienza positiva e soprattutto ha notato negli adulti, con i quali ha avuto dei momenti di confronto, questa voglia di rimettersi in gioco.
Tutti concordiamo sul fatto che i tre giorni hanno riscosso successo e che tutti sono rimasti più che soddisfatti anche grazie alle catechesi profonde e agli spunti di fra' Alessandro; al momento della riconsegna delle chiavi delle stanze tutti (nessuno escluso...) ha avuto parole di ringraziamento per l'ottima riuscita.
Ciò che emerge, e che trova anche riscontro nell'inatteso numero di persone iscritte agli esercizi (che all'inizio ha spaventato un po' tutti…), è il momento di positività che la nostra Comunità si trova a vivere in questi ultimi anni e soprattutto in quest'ultimo periodo: ciascuno si sente parte integrante di questa grande famiglia che è la comunità parrocchiale e chi "non svolge nessun ruolo" all'interno di essa sente il desiderio di trovare una "collocazione" e vivere anche altri momenti di questo genere.
Loredana esprime il proprio ringraziamento anche a Don Federico per come, insieme ai ragazzi del dopo cresima che si sono sentiti in questo modo responsabilizzati, ha saputo gestire bene il servizio di baby-sitter per i più piccoli.
Certo è che la comunità sta crescendo ed è analizzando proprio questa esperienza che emergono due importanti punti su cui concentrarci che saranno poi la prova di questa crescita.
Il primo riguarda le nostre relazioni, in che modo renderle più profonde e migliorarle; il secondo riguarda il servizio: come riuscire a coinvolgere anche gli altri al di fuori, in che modo mettersi a disposizione potenziando le nostre ricchezze, partendo da quello che abbiamo. Come far coesistere vita di comunione e vita di comunità.

Dopo questa intensa verifica sugli esercizi spirituali, si passa al secondo punto all'ordine del giorno: l'organizzazione della Settimana Santa.
Per quanto riguarda la veglia del Giovedì Santo si pensava di riutilizzare, apportando delle modifiche, il modello adottato proprio per la veglia del sabato degli esercizi: ciò per legare quel momento a quanto stiamo vivendo in questo intenso periodo di Quaresima.
Per la Domenica delle Palme, invece, si è pensato di costituire un servizio d'ordine che si occupi dell'organizzazione della giornata e della distribuzione delle palme: per l'equipe si propongono Stefano B. e Pino M..
Per il Venerdì Santo vengono ricordati due importanti appuntamenti: la Liturgia dell'Unzione degli Infermi alle ore 10.00 e la Via Crucis parrocchiale alle ore 15.00: per entrambe le occasioni viene richiesta la disponibilità per l'animazione.

Infine Don Mauro illustra il bilancio economico dell'anno 2009, con le voci di costo e le relative entrate. Ci informa inoltre che è stata finalmente trovata la casa (purtroppo solo in affitto temporaneo) per i campi scuola dei ragazzi: la località sarà Camporotondo, vicino Cappadocia a 15 km da Tagliacozzo.
Il prossimo incontro del consiglio pastorale viene fissato per lunedì 19 aprile ore 21.00.

 

Lunedì 8 Febbraio 2010

Don Mauro apre l'incontro con la Lettera di San Paolo agli Efesini (Ef 2,13-19):
"Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo. Lui, infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell'inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo facendo la pace; e per riconciliarli tutti e due con Dio in un corpo unico mediante la sua croce, sulla quale fece morire la loro inimicizia. Con la sua venuta ha annunciato la pace a voi che eravate lontani e la pace a quelli che erano vicini; perché per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito. Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio".

Questo brano ci introduce alla seconda parte dell'anno e soprattutto alla Quaresima, che dovremmo vivere come una boccata d'ossigeno dopo i mesi che hanno impegnato e coinvolto la comunità nei vari gruppi e servizi, nell'animazione del Capodanno e soprattutto del settantacinquesimo della parrocchia. Periodo di Quaresima che diviene ancor più un tempo di incontro, come sottolinea Paolo definendosi il prigioniero di Cristo Gesù, e di riconciliazione con noi stessi, con Dio e con gli altri: Lui, infatti, è la nostra pace. La Pasqua, meta di questo cammino, deve essere per noi un'esperienza di rottura di quei muri che ci separano, in continuità con la veglia del 2 ottobre in cui abbiamo chiesto perdono come comunità e della veglia di Natale in cui abbiamo riflettuto sui tanti muri di divisone del nostro tempo, raffigurati nel muro che divide Gerusalemme. Nell'iconografia orientale la Pasqua viene infatti rappresentata come la discesa di Gesù agli inferi per riprendere con sé Adamo, rompendo il laccio del peccato e della morte che separa l'uomo da Dio.

Muri da abbattere, muri da restaurare. È il tema degli esercizi spirituali che si terranno a Sacrofano dal 19 al 21 febbraio e che saranno predicati da Fra Alessandro Ciamei: "Và e ripara la mia casa".
Ad oggi si sono iscritte 230 persone (ma il numero è destinato a salire) ed è stato reso noto il programma delle istruzioni:
- venerdì sera: "Un tempo per leggersi, per custodire il silenzio, per correggersi, per condividere". Momento di preghiera mariano attraverso un brano di Don Tonino Bello
- sabato mattina: "Và e ripara la casa della tua identità". Messa presieduta da Don Enrico
- sabato pomeriggio: "Torna alla casa della tua storia". Momento di silenzio e momento di confronto plenario per le domande
- sabato sera: celebrazione penitenziale e Adorazione Eucaristica
- domenica mattina: "Abita la casa della tua parrocchia". Gruppi di condivisione
- domenica pomeriggio: messa conclusiva.
Il numero dei partecipanti è tale per cui il salone delle riunioni verrà impiegato anche per la messa, e per la preghiera delle lodi e dei vespri. In relazione al cospicuo numero di partecipanti si suggerisce di individuare delle figure responsabili delle case, della sala da pranzo, della liturgia e degli orari cui fare riferimento, oltre ai sacerdoti.
A tale proposito Don Federico riferisce brevemente sul servizio di baby-sitter da parte dei ragazzi del dopo cresima: nella giornata di sabato ci saranno 2 incontri con i loro animatori per programmare e poi verificare piccole attività da proporre ai bambini; tutti i ragazzi parteciperanno comunque ai momenti di preghiera. Successivamente in Quaresima verrà loro riproposto il tema degli esercizi nei ritiri del 27-28 febbraio (Gruppo Ceres) e del 13-14 marzo (Gruppo Grease) che si terranno a Fiuggi.

Il secondo momento della riunione è dedicato agli incontri sulla Carità con Suor Amelia e con il nostro Vescovo di settore Mons. Guerino Di Tora, incontri funzionali a riprendere in modo più ampio e organizzato l'esperienza caritativa nella nostra parrocchia.
Don Mauro sottolinea come in questi anni sia stato di fatto l'ambito meno sviluppato nelle attività della nostra comunità, anche perché rappresenta una ferita ancora aperta di cui è importante essere consapevoli. Da più interventi appare come le difficoltà crescenti che hanno segnato gli ultimi anni del servizio di Don Ettore siano derivate da un lato dalla mancanza di organizzazione delle iniziative di carità dall'altro dallo scollamento in seno alla comunità. Come se ci fossero parrocchie parallele: poche persone effettivamente coinvolte a fronte di molti parrocchiani che sapevano appena delle 21 persone che risiedevano stabilmente nei locali di Sant'Ippolito, in un quartiere segnato da importanti trasformazioni sociali.
Al di là dei singoli fatti menzionati, soprattutto in merito alla gestione economica della parrocchia, e delle responsabilità personali, emerge la necessità di un esame di coscienza comunitario su come si sia arrivati a una situazione simile: "non ci si può accorgere della sofferenza di un parroco solo quando arriva un assegno scoperto". Alla fine era proprio Don Ettore il povero da aiutare.
E' un momento di verifica parziale ma importante – in una famiglia si discute – che può aiutarci a riprendere un discorso che, basta sfogliare le foto della mostra, ha segnato la storia della nostra Comunità di Sant'Ippolito fin dai primissimi anni.
Da dove partire? Don Filippo suggerisce di mettere in piedi una realtà adeguata al cammino fatto in questi anni durante i quali si sono ricompattate le tante energie della parrocchia e, chiosa Fausto, si è data un'immagine più positiva al quartiere. Ed è poi opportuno interrogarsi su quali siano le povertà di questo quartiere, tenendo presente che la prima povertà è proprio la mentalità benpensante che permea tutta una trama di relazioni e di atteggiamenti con i quali dobbiamo tenere in conto di confrontarci.
Don Mauro inoltre invita a raccogliere i segnali che ci spronano. Domenica 14 febbraio, Sua Santità Benedetto XVI, in visita all'ostello della Caritas diocesana (di cui il nostro Don Enrico è Direttore), inaugura l'"Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale".
Un impegno in questo ambito, richiede tuttavia un approccio graduale e una formazione specifica. Alcune realtà della parrocchia possono aiutarci: ad esempio l'esperienza missionaria di questi anni. Come sottolinea Simone, il primo intervento va rivolto alle persone dentro la comunità attraverso la condivisione che aiuta a creare uno stile che possa riflettersi anche negli altri ambiti di servizio.
Così anche il catechismo, lo scautismo, l'animazione liturgica diventano carità. Ancora più prezioso è il ruolo dei ministri straordinari, che possono entrare in contatto con situazioni di solitudine e malattia altrimenti difficilmente raggiungibili.
La parrocchia inoltre può e deve diventare un punto di riferimento in tal senso per attivare i servizi del comune.
Non è scopo della riunione elaborare proposte già operative ma cominciare a lanciare una prospettiva per il prossimo anno, l'anno della carità appunto, e il settantaseiesimo della nostra parrocchia.
Un cammino personale e comunitario che comincia appunto con cambiare – riparare – noi stessi.

Come preghiera finale viene letto il sonetto "La solitudine" di Trilussa:

Quann'ero ragazzino, mamma mia me diceva:
Ricordate fijolo, quanto te senti veramente solo,
tu prova a recità n'Ave Maria!
L'anima tua da sola pija er volo
e se solleva come pe' maggiia!".
"Ormai so' vecchio, er tempo m'è volato,
da un pezzo s'è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l'ho mai scordato
Come me sento veramente solo…
io prego la Madonna benedetta
e l'anima da sola pija er volo!
.

Il prossimo incontro del consiglio pastorale viene fissato per lunedì 8 marzo alle ore 21.

 

Lunedì 11 Gennaio 2010

Don Mauro ha aperto l'incontro con la lettura dell'adorazione dei Magi (Mt 2,1-12) condividendo alcune suggestioni. La tradizione cristiana ne da infatti due letture: in Oriente i Magi sono considerati dei sapienti o più letteralmente dei maghi, degli indovini, quasi dei "fattucchieri". In Occidente invece sono raffigurati come tre re che rappresentano tutti i popoli della terra. Non è invece così scontato definirli cercatori di Dio; quello che cercano è piuttosto la stella, il riscontro dei loro calcoli, la conferma in fondo di loro stessi. Trovare solo un Bambino li avrà spiazzati ma anche cambiati, infatti fecero ritorno per un'altra strada. E' la sintesi dell'incontro con Dio, che prende tutto quello che siamo e lo orienta verso di Lui e verso gli altri.
E' un punto di vista molto utile per concludere il periodo dell'avvento e del Natale, dove personalmente e come comunità ci siamo "messi in movimento", sperimentando una fatica bella che riempie e svuota allo stesso tempo. E' giusto allora interrogarci: abbiamo cercato Dio o ci siamo fermati alla stella, magari nel servizio, nelle relazioni? Forse proprio li abbiamo trovato Dio oppure semplicemente ne siamo stati assorbiti.
Proprio per questo, anche per gli impegni ormai prossimi, è bene pensare al tempo di Quaresima come a un momento per mettere ordine, come anche il tema degli esercizi spirituali "Ripara la mia casa" vuole suggerire.
Come San Francesco che per tre anni ha fatto il muratore prima di capire che la casa da riparare era la sua vita, così anche noi potremmo commettere l'errore di soffermarci soltanto sulle "cose da fare".
La discussione è quindi entrata nel merito e nel metodo della preparazione degli esercizi spirituali che avranno luogo come di consueto a Sacrofano, dal 19 al 21 febbraio e saranno predicati da Fra Alessandro Ciamei – OFM.
Lo schema degli altri anni è stato sostanzialmente confermato. Il venerdì sera dopo cena si terrà la prima istruzione sugli esercizi spirituali. Il sabato le istruzioni avranno un carattere prettamente personale e saranno intervallate da momenti di "deserto". Per la veglia della sera, a conclusione di questo primo momento, è stata proposta una celebrazione penitenziale con esposizione del Santissimo. Nel percorso delle catechesi sarà quello il momento di passaggio da una sfera personale di analisi e di esercizi ad una sfera comunitaria, che ha per l'appunto come punti di riferimento l'Eucarestia, il Signore.
La giornata di domenica sarà quindi più a carattere comunitario: la mattina attraverso l'ultima istruzione e successivamente attraverso un momento di condivisione in gruppi. Per arrivare al pomeriggio con la Celebrazione Eucaristica conclusiva.
L'impostazione dei gruppi di condivisione è stata più attentamente valutata. Sono infatti ritenuti un momento bello e arricchente pur nella difficoltà e nel timore di esprimere i propri sentimenti e pensieri. Don Mauro ha infatti sottolineato come in contesti simili sia più facile parlare di Dio che di noi stessi e che quindi la condivisone in se debba essere considerato il reale valore aggiunto, prima e piuttosto che dell'elaborazione di proposte concrete o di successivi momenti di sintesi. Si rileva dunque importante dare delle indicazioni precise per il loro svolgimento, magari dividendo i membri del consiglio pastorale nei singoli gruppi per favorire l'apertura e il confronto reciproco, che può aiutare le persone a sentirsi coinvolte. A cominciare dai ragazzi del dopo cresima: la loro partecipazione agli esercizi non deve infatti limitarsi all'animazione dei bambini ma anche ad alcuni momenti di preghiera.
Gli esercizi spirituali inoltre non dovranno rappresentare un momento isolato ma l'inizio di un percorso di riflessione, di preghiera e di conversione che continui per tutta la quaresima, che vede come tappe di passaggio le Messe Cena dei giovedì, fino alla Notte di Pasqua. Gli esercizi spirituali avranno di fatto l'inizio con i tre giorni di ritiro a Sacrofano ma vogliono per l'appunto continuare durante tutta la Quaresima, attraverso in particolare le Messe Cena, per arrivare a celebrare poi insieme il Santo Triduo Pasquale.
Sarebbe auspicabile pensare, magari dal prossimo anno, un'ulteriore giornata di "esercizi" in parrocchia, in prossimità di Pasqua (il lunedì santo ad esempio).
Per lo "schema" proposto quest'anno che coinvolgerà per l'appunto tutta la Quaresima si suggerisce di trovare un filo guida: o un brano della Scrittura da spezzare ogni giovedì di messa cena oppure riprendere le pratiche penitenziali che la Chiesa suggerisce nel tempo di Quaresima: silenzio, digiuno, elemosina, preghiera, Eucarestia.

La seconda parte della serata è stata dedicata alla verifica dell'intenso periodo natalizio. Della veglia di Natale abbiamo avuto dei ritorni positivi, diverse persone infatti ne hanno richiesto il testo. Riguardo poi al capodanno e alle "tombole in famiglia", coloro che vi hanno partecipato per la prima volta hanno sottolineato come abbia rappresentato un banco di prova per entrare in relazione sia con le persone anziane – la serata infatti era innanzitutto per loro – sia con le altre persone di tutte le età coinvolte nel servizio. Il servizio stesso crea comunità, si "respira la famiglia parrocchiale" – come ha detto Fausto, anche chi non c'era fisicamente, era comunque presente – ma ancor di più crea responsabilità, come dimostra l'impegno e il coinvolgimento di tanti nella sistemazione del salone a feste ormai finite.
Ancora sul servizio, anche al di fuori della parrocchia, Paolo Petrini ha brevemente raccontato l'animazione della veglia di Natale a S. Maria Maddalena – la parrocchia di don Fabio D'Ecclesia – mentre Paolo Quadrelli ha riferito del pranzo che è stato offerto alle famiglie di Casa Azzurra nella sede del Ministero della Sanità.

Si riportano brevemente gli appuntamenti delle prossime settimane:
- 17 gennaio ore 12.00: durante la santa messa si celebrerà il "Rito di ammissione" di Magdalena, la catecumena della nostra parrocchia
- 30 gennaio ore 16.00: Secondo incontro de "Stringendovi a Lui, pietra viva" sul servizio con Suor Amelia
- 2 febbraio ore 19.00: Solenne Celebrazione comunitaria della Festa della Presentazione al Tempio di Gesù
- 4 febbraio ore 20.45: incontro di prefettura sulla Carità con Mons. De Tora, il nostro Vescovo di settore, nella basilica di San Lorenzo fuori le mura.

Il prossimo incontro del consiglio pastorale viene fissato per lunedì 8 febbraio alle ore 21.

 


Parrocchia di S. Ippolito Martire - Via di S. Ippolito, 56 - 00162 Roma - Tel. 0644232891 - Fax 0644233294 - parrocchia@santippolito.org
 
Best view 1024 x 768   -   Copyright © 2000 Parrocchia Sant'Ippolito Martire