Luglio 2006
I Volti dell'Africa
Riflessione scaturita dall’esperienza estiva di alcuni
ragazzi del laboratorio missionario “Oltre l’Orizzonte”
della parrocchia di Sant’Ippolito in Mozambico presso il
villaggio di Mafuiane (Maputo) - Mozambico.
Vivo in un appartamento al centro di Roma, ho una stanza
che condivido con mia sorella, e un armadio dove posso
mettere i miei vestiti, sia quelli invernali che quelli
estivi. Vicino al mio letto un comodino, dove posso riporre
la sera il libro che decido di leggere prima di
addormentarmi e il telefonino sul quale annoto la sveglia
del giorno dopo scegliendone il suono, il tono e il volume
come meglio credo.
La mattina mi sveglio con calma e posso usufruire
fortunatamente di tutta l’acqua calda che desidero per farmi
la doccia... la colazione preferisco non farla, forse perché
erroneamente penso di poter perdere qualche chilo evitando
il primo pasto della giornata!!!
Esco di casa e prendo la macchina, per fortuna posso andare
al lavoro senza prendere i mezzi di trasporto pubblici dove
se li prendi non sai mai quando parti…e se arrivi in orario!


Il lavoro ce l’ho a mezz’ora da casa, fortunatamente scelto
da me per via della graduatoria nella quale sono inserita,
un posto statale che mai nessuno potrà levarmi da qui alla mia pensione.
La sera dopo il lavoro passo in parrocchia, mi vedo con gli
amici, e spesso per terminare la giornata scelgo di bere una
birra o di mangiare una carbonara al pub meno caro della
zona, dove facilmente riusciamo a trovare un tavolo libero,
senza dover stare tutti appiccicati come invece capita in
altri pub più frequentati.
Quando non ho niente da fare, mi piace andare in giro per
negozi, poter scegliere quella o l’altra magliettina, meglio
di una marca piuttosto che di un’altra perché altrimenti il
tessuto non è buono e calza male…Poi l’anno successivo
comunque rimane un capo da tenere chiuso nel guardaroba
perché il più delle volte non mi piace più!


Ieri guardavo le mie scarpe, ne ho un paio per la
ginnastica, uno per uscire “tutti i giorni”, poi ho gli
stivali da mettere sotto le gonne e i vestiti e le scarpe
marroni da mettere alle varie uscite francescane quando si
va in mezzo al fango, ho gli scarponcini da trekking e le
ciabattine, un paio per la piscina e un paio per il mare e
un altro paio ancora per casa e un altro paio ancora
invernali con la pelliccetta intorno.
Se riguardo i miei anni passati vedo che parte del mio tempo
l’ho dedicato a fare servizio presso la mensa Caritas,
un’ora o due alla settimana, perfettamente incastrate
tra un’attività e l’altra, cosi in modo da poter dedicare
qualcosa di me anche a chi è meno fortunato. Per fortuna che
anche allora portavo il motorino e sono riuscita sempre
a raggiungere tali strutture senza tante difficoltà.
Sono sempre stata brava a incastrare tutti i miei impegni, a coordinare tutte le
scadenze, a dare gli esami all’università. E poi che fortuna, ho una parrocchia bellissima dove posso andare
tutte le volte che voglio, e li posso incontrare oltre ai miei amici
anche i sacerdoti…ne ho quattro cinque a
disposizione… C’è quello specializzato per stare con i
bambini, quello per gli adolescenti, quello per i malati, quello che viene ogni tanto e quello… che comanda
tutti!!
Poi mi guardo intorno nella mia città, nel mio Paese,
nel mio continente... e vedo che più o meno tutti i miei amici vivono nelle mie
stesse condizioni…
In Africa non c’è acqua potabile, non si ha un letto sul
quale dormire, non si ha un lavoro che garantisca il
guadagno giornaliero… la pensione è roba che non
si conosce! Non si ha corrente elettrica, non si ha un
guardaroba, la sveglia non si sa nemmeno cosa sia, le
macchine non esistono in certi villaggi, la parola
appartamento è un lusso solo per noi bianchi.
Di buste paga non se ne conosce nemmeno il significato,
grasso che cola se qualcuno può rimediare una
busta di plastica dove mettere qualcosa da conservare più
comodamente lontano da insetti e altri animali! Il pranzo
non esiste e nemmeno la cena, figuriamoci se possono
esistere le forchette e i coltelli; l’ora è indicata dal
sole, le scarpe sono un optional che, una volta rimediate da
qualche parte, durano anche anni e anni nonostante si rompa
la suola o si stacchino i lacci.
Di sacerdote ce n’è solo uno… non uno in una parrocchia, ma
uno per quattro o cinque comunità.
Il mare... molti non sanno nemmeno come sia fatto e così
anche la montagna e la neve e il ghiaccio.
In Africa non hanno niente di quello che ho io.
Io sono contenta di quello che ho.
Un giorno non ricordo di preciso quale, ma era verso la metà
di luglio, mi trovavo davanti alla tv nella casetta di
mattoni della missione a pochi metri dal villaggio di Mafuiane in Mozambico, e al tg della rai satellitare faceva
clamore la notizia che nella lontana Europa,
in Olanda, era nato un nuovo partito… il cosiddetto partito
dei pedofili.
Mi sono vergognata di essere europea!!!
Mi sono vergognata di quello che avevo…
Noi che abbiamo tutto non siamo mai contenti, siamo soli,
perdiamo di vista i nostri affetti, la nostra Fede… Abbiamo
internet per le mani…abbiamo il mondo a portata di un clik e
di questo mondo non sappiamo che farcene perché è troppo
grande per noi.
Abbiamo troppe cose… e allora dobbiamo inventarci di
legalizzare sozzumi e vizi per essere ancora più liberi e
padroni di noi stessi. Viviamo schiavi di una società,
schiavi dei nostri stessi beni, schiavi di un lavoro, del
prezzo della benzina, delle immagini pubblicitarie che
mostrano fisici e vite perfette…
In Africa non hanno niente di quello che ho io.
Ma io purtroppo non ho quasi più niente di quello che hanno gli africani.
Beatrice P.



Ringraziamo Corrado, missionario laico che da più di 15 anni
vive stabilmente a Mafuiane con il popolo mozambicano, e la comunità di San Frumenzio di Roma per averci accolto ed
ospitato e per aver reso possibile questa importante e ricca
esperienza.