Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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Esperienze missionarie - Brasile

Luglio 2007

Incontri...

Non ricordo i nomi di tutte le persone incontrate, alcuni volti sono più nitidi altri un po' meno… ciò che però mi porto dentro dal ritorno dal Brasile è la fatica ma allo stesso tempo la bellezza che segnano l’incontro con l'altro.
Le tradizioni culturali hanno amplificato le differenze individuali, la non conoscenza del portoghese ha reso tutto più complicato, a volte l'irritazione rispetto ad un modo di fare, agire, pensare opposto al mio mi rendeva silenziosa e schiva, e forte risuonava nella mia mente questa domanda: questo popolo vuole essere aiutato, chi siamo per dare ricette di progresso?
Le suore ci hanno aiutato tantissimo a comprendere come in quel contesto si vive la casa, la famiglia, la fede… è tutto molto diverso. I dubbi, i ripensamenti rispetto all'utilità del mio stare lì sono stati tanti, ho cercato di vivere nonostante ciò a pieno quelle settimane assorbendo ogni secondo. Sono tornata a casa frastornata, il silenzio su questa esperienza ha accompagnato la mia estate, non sapevo cosa dire quando qualcuno mi chiedeva come era stata l’esperienza in Brasile.
Avvertivo unicamente una pesantezza, fastidiosa e scomoda... ritornare alla vita di tutti i giorni, studiare, fare esami, prendere i mezzi dove si sta tanto vicini all'altro ma allo stesso paradossalmente così lontano, vivere la quotidianità mi ha in qualche modo restituito il senso del mio essere stata in Brasile: la mia mente e il mio cuore, nei ricordi, vanno alla ricerca dell'uomo che è in ogni brasiliano o brasiliana che ho conosciuto, un uomo che va alla ricerca di un senso, un uomo che ha bisogno di fidarsi nonostante più e più volte è stato tradito...
Lo stesso uomo che intravedo in me, nei miei amici e che forse c'è in ogni essere umano.
Ciò mi ha aiutato a comprendere come aiutare qualcuno significa anzitutto incontrarlo ed essere pronto a uno scambio reciproco di esperienze. Vorrei dire tante cose, essere più chiara ma per il momento non posso che condividere queste poche righe, la confusione, i dubbi e le domande sono ancora tante... c'è però una certezza che mi accompagna: la possibilità di guardare a Gesù e alla sua vita, una vita fatta di incontri, di un continuo viaggiare al fine di essere strumento nelle mani del Padre.

Alessandra M.

 

 

L’Amore ci spinge…

La maggior parte delle volte si pensa che la Chiesa, i missionari, partono per andare ad imporre il proprio cattolicesimo e la propria Fede nei luoghi nei quali vanno, per "dividere" le persone locali. Ma non ci si rende conto, invece, che ciò che spinge noi missionari a fare queste esperienze è condividere la Parola di Dio con i fratelli, anche con coloro che si trovano a km di distanza, e vivere la vita quotidiana con loro, avendo come fondamento di questa fraternità proprio l'Amore di Dio, la Sua Parola.
Ma come si può spiegare un'emozione e ciò che spinge a fare delle scelte del genere? Ciò che sprona a non avere paura dell'ignoto e a mettersi in gioco "solo" seguendo quella passione, "solo" guidati dall'Amore e dal Vangelo?
Una persona importante ci ha ricordato: "non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi"…
Il primo anno che sono partita l'emozione, la sorpresa, l'inadeguatezza, la rabbia, la gioia… si alternavano continuamente. Ripetere l'esperienza dopo aver trascorso un anno nella propria quotidianità, nella quale intanto tutto ha assunto un valore differente, un sapore diverso, grazie al percorso di vita che si è deciso di intraprendere, dà consapevolezza che quella goccia nell'oceano esiste e che l'affidarsi a Dio non è solo una fantasia… è difficile da esprimere…
In questa seconda occasione i sentimenti che mi hanno invasa sono stati di paura, di voglia di fare, di predisposizione all'ascolto, di cercare di comprendere, di ringraziamento a Dio e a chi ci ha nuovamente aperto la porta di casa e soprattutto del proprio cuore.
Allora ci si pongono altre domande…
Questi viaggi sono solo parentesi nelle nostre vite o l'ardore che abbiamo dentro ci è stato donato per qualcosa di più grande?
E torniamo al punto di partenza... a quel mettersi in discussione, mettersi in gioco, affidarsi… senza paura dell’ignoto.
È vero non bisogna andare a km di distanza per donarsi e condividere il Vangelo. Ma se tutto ciò che si incontra lungo la strada ti porta sempre alla stessa meta, non si possono voltare le spalle e far finta di nulla… e questo in tutto nella vita…
Perché poi quando si ricevono "le prove" su vari avvenimenti che condizionano la nostra esistenza, diventa più facile affidarsi anche in quelle imprese che non sembrano alla nostra altezza…
Ecco che la voce del cuore torna a far da guida, illuminata sempre da nostro Signore, e trova anche conferma nel "Si" di Maria che per prima ci insegna che affidarsi è amore, amore da donare e da ricevere. Anche quando stentiamo a capire, preghiamo come lui ci ha insegnato "…sia fatta la Tua volontà".
E allora almeno proviamo ad abbandonarci, a vedere quel bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto, e ad essere convinti che "…quel padre il cui figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe?...".

Antonella C.

   
   

 

Beh? Sto Brasile?

Quando mi chiedono: "Beh, sto Brasile?" Sorrido prima di rispondere, poi parto.
Alegre è l’aggettivo più adatto per descrivere questa esperienza… in un sorriso c'è la bellezza dell'essersi capiti anche non parlando la stessa lingua, la fiducia ricevuta in ogni momento…
Accoglienza e carinho (affetto).
Qualche piccolo episodio semiserio dei 15 giorni in Brasile…
Il primo incontro con la lingua portoghese/brasiliana (da qui in poi la chiamerò brasiliana) è stato esilarante.
La domenica, in pratica il giorno dopo il nostro arrivo, siamo andati a celebrare la messa presso la comunidade (leggetelo comunidagi, così iniziate a entrare nel meccanismo perverso del "nonpronuncioquasimaiquellocheleggo") di Sao Juda Taddeo. Subito dopo la celebrazione siamo andati a salutare una famiglia che abitava (morar = come dimorare = abitare) di fronte alla chiesa.
Saluti, abbracci, presentazioni e il primo siparietto del "Eli, ela e ela primera vez, ela tercera vez…" (presentarsi e dire quante volte ognuno era stato in Brasile).
Imparo un'altra parola magica lanches, da tradurre con merenda, spuntino, o furtivo ingresso in cucina a seconda dell'orario. I Brasiliani sono molto accoglienti e ogni volta che si entrava in una casa c'era una tavola imbandita con dolci, succhi di frutta e altre meraviglie della natura (budini di cocco, mousse di maracuja...)
"Fica aquì" "Fica a vontade" due frasi epiche che a primo ascolto ti fanno dire "questo è un grande paese", poi capisci che il multiforme termine in Brasile significa "rimanere, restare". Per un attimo sono rimasto interdetto, poi, in effetti,un po' tutti avevano sorriso sotto i baffi.
Altra espressione tipica è "Isso!" per dire "giusto"… Mentre si parla, annuisci e dici "isso!", oppure accade una cosa che volevi: "Issoooo!"
Con Irma Marisa era "iiissooo" continuo. Un po' per sfottò e un po' perché in lei ho trovato un riferimento molto importante per quei fantastici 15 giorni.
In Brasile alla guida. Una sera io e Bea abbiamo fatto da autisti per tutti. In Brasile dire che guidano da cani è un complimento… altro che ingorghi a croce uncinata napoletani!
Sorpassi a destra o in mezzo alla corsia tra due macchine, camion degli anni '70 che la fanno da padroni. L'apice si raggiunge con le uscite dall'autostrada. Per noi che siamo abituati alla "cumplanèr" vedere l'uscita sulla corsia di sorpasso per fare inversione a U nell'altra carreggiata e poi andare nel luogo scelto è davvero una follia!
Se non hai un mezzo tuo, nessun problema... prendiamo un autobus o uno dei fantastici pulmini abusivi che ritirano il biglietto acquistato per l'autobus e poi lo rivendono. Un giorno di ritorno da Belo Horizonte siamo andati in macchina con un ragazzo che sembrava il cugino di Aristoteles (il mitico attaccante della Longobarda, ne "L'allenatore nel pallone")

Eh si... ce ne sarebbero di spezzoni di vita quotidiana in quei 15 giorni passati nel Minas...
Beh, sto Brasile?
Sembra facile! Sembra facile descrivere le emozioni, i colori, i suoni, le musiche, le danze, le frustrazioni, le povertà, le passioni, le gioie e le speranze.... le contraddizioni.
Alegre è l'aggettivo più adatto.... e vi lascio questo video per rispondere alla vostra domanda: "Beh, sto Brasile?"

Morando no Minas
(seleziona il titolo per visualizzare il video)

Giancarlo G.

  
   

 

Ogni anno è diverso

Ogni anno è diverso, è nuovo… è intenso….
Ti rendi conto di cosa c’è dietro e oltre… a quello che hai visto, pensato e vissuto l’anno precedente.
In un condensato di 15 giorni durante la nostra esperienza estiva a Riberao das Neves noi viviamo una realtà molto "ovattata", fatta di grande accoglienza, di feste, di duro lavoro, di persone…. di emozioni. Un'agenda piena di cose e di impegni. Ma ogni anno riesci a renderti conto sempre di più cosa si cela dietro quelle feste organizzate per te… quelle persone… ed ogni anno scopri cosa c’è dietro ogni singolo uomo, ogni singola donna, ogni piccolo bambino… storie!
In quei 15 giorni per quelle persone noi rappresentiamo tutto. E non perché portiamo i soldi per costruire la chiesa o le sale della parrocchia… non perché gli diamo una mano col cemento e le pinture (tra l’altro se fosse solo per questo ci rispedirebbero subito a casa!!!).
In quei 15 giorni le famiglie fanno a gara per averci ospiti a pranzo, portano frutta e dolci alla casa delle suore… organizzano feste e danze… scrivono cartelloni e lettere da leggere durante le celebrazioni o da consegnarci come loro ricordo per il nostro ritorno… In quei 15 giorni noi rappresentiamo la speranza di riuscire a fuggire dalla tristezza, dalla frustrazione e dalla miseria di tante situazioni, ognuna così diversa, ognuna così uguale. In quei 15 giorni tu per loro rappresenti la speranza.
E se il primo anno sei preso dalla frenesia delle cose e puoi solo scorgere nelle strade e nelle case i disagi e le povertà, ma ti ritrovi a far festa e stare con loro… ogni anno che passa capisci cosa c’è dietro quel loro sorridere, danzare e piangere quando vai via… e capisci che c’è dietro un momento di fuga, due settimane di evasione dalle fatiche, le frustrazioni, le angosce, le difficoltà di ogni giorno.
Il Brasile che noi abbiamo visto e vi abbiamo tante volte raccontato è un Brasile molto povero eppure molto ricco… Un paese di contraddizioni.
A Rio de Janeiro, a San Paolo, a Belo Horizonte... perfino nelle strade dei nostri bairros di Riberao das Neves si palesano, concentrati in pochi km quadrati, le contraddizioni di tutto il pianeta.
A luglio dello scorso anno ero in Mozambico e conobbi una suora brasiliana missionaria proprio lì in Africa. E parlando con lei sulle differenze tra le realtà e le situazioni in Brasile ed in Mozambico mi fece fare questa riflessione...
Pensando alle strade dei nostri bairros... penso alla differenza che c'è tra il termine "Povertà" ed il termine "Miseria".
Eh si... perchè la miseria è cosa ben diversa dalla povertà.
La miseria è la consapevolezza della propria povertà, del proprio stato sociale. E quindi frustrazione per le proprie condizioni... Frustrazione che genera una reazione.
Una reazione che ti può portare al Bene… a cercare in Dio la sorgente vera della tua felicità, l’acqua viva… il cercare di darsi da fare, rimboccandosi le maniche, facendo mille sacrifici, lavorando duro, cercando una soluzione emigrando in Europa o negli Stati Uniti, oppure occupando terreni incolti da lavorare come fanno da anni le comunità dei "Sem Terra"…
Una reazione che ti può portare al Male… il traffico di droga, il traffico di armi, la violenza, le bande criminali, il traffico di bambini, di organi e la prostituzione… tutto per reagire alla propria miseria, alla consapevolezza della propria povertà.
Ecco…. in questi luoghi di estrema sofferenza e miseria, il Male ha la stessa origine del Bene. Ed è questo che caratterizza le favelas ed i bairros che abbiamo visitato… è questo che caratterizza i luoghi che ci vedono ogni lì anno con loro.
Quest’anno abbiamo potuto visibilmente riscontrare, anche con la conferma delle Suore che ci accolgono, che la situazione è molto peggiorata rispetto ai due anni passati. Il traffico di droga e di armi, la lotta tra bande e l'aria tesa che si respira. Solo nella prima settimana del nostro soggiorno ci sono stati tre omicidi, uno nel nostro bairro e due nel bairro di fronte. Non ci sono aspettative di vita…. si vive alla giornata…
I giovani vanno alle scuole primarie per studiare, ma rimane l’incognita del loro domani. La possibilità di accedere a studi superiori è bassissima... la possibilità di un lavoro è bassissima…Il costo della vita è altissimo.

Ecco… in quei 15 giorni la nostra missione non è solo portare i contributi per l’edificazione dei progetti. La nostra missione è essere lì con loro.
Lo scorso anno abbiamo avuto modo di illustrare, in una serata organizzata con loro e nei numerosi dialoghi con le persone e le famiglie, tutte le attività che la nostra comunità parrocchiale aveva fatto durante l’anno per loro, per le missioni e per i nostri progetti. Hanno visto i loro bambini sul nostro calendario parrocchiale e sulle nostre locandine.
Ebbene... il sapere ed il prendere coscienza che c'è una comunità cristiana a 10.000 km di distanza, nella città dove vive il Papa (e per loro questa cosa è un sogno!) che pensa a loro e prega per loro durante tutto un anno… ha riempito e consolato i loro cuori.
E questa è la missione… dare noi stessi da mangiare.
E il vostro aiuto…. L’aiuto di tutta la comunità parrocchiale attraverso le varie iniziative che abbiamo organizzato ha quindi permesso che si instaurasse un legame di fratellanza con loro… un legame di fratellanza tra i nostri bambini del catechismo e i bambini dell’asilo, della Creche… e ha permesso di avverare il loro sogno… quello di una chiesa dove pregare e stare insieme e quello di un asilo dove far crescere i propri bambini. E questo sogno si è fatto concreto e reale ogni anno che è trascorso…

Simone I.

 
 
   

 

Salvador

Salvador porta il nome di Gesù. Lui è di casa qui, sarà per questo che lo trovi nei luoghi più inaspettati.
A S. Francesco sembra scomparire tra l'oro degli angeli tristi ma nella cappella degli schiavi un crocifisso di legno ne ricorda il passaggio. In un'altra chiesa apparentemente non c'è: ha lasciato il posto ai senzatetto, ai drogati, ad un uomo che si prende cura di loro, ha lasciato la Parola, celebrata ogni mattina.
Sembra sfuggire come lo sposo del Cantico dei Cantici e viene da chiedergli: "dove abiti, maestro?" ancora una volta risponde: "vieni e vedi" e ti porta all'accampamento dei Sem Terra fuori Santo Amaro. Amaro come i frutti dell'orto di Maddalena che ella ci mostra come tesori nella sua dolce cantilena badiana. Amaro come le lacrime che le hanno solcato il viso in una vita di "luta sufrida" per la terra, per la dignità.
Lo trovi sulla spiaggia di Imbassaì, l'oceano di fronte e oltre l'orizzonte l'Africa, che guarda sospirando di malinconia come gli schiavi nella gattabuia del mercado modelo.
Ogni angolo della città può essere il luogo giusto. Vai nel Pelourinho cuore della cittadella coloniale, così chiamata per la colonna dove fustigavano gli schiavi e magari lo vedi ancora massaggiarsi la schiena, segnata dal morso del gatto a nove code. Ma preferisce perdersi nei dedali della suburbia, questo Dio proletario che al mondo non ha altra ricchezza che i suoi figli miserabili pigiati in case di mattoni, sempre uguali!
Come a Rio de Janeiro, come a Riberao Das Neves.
Un luogo forse gli è particolarmente caro: il bairro Pirajà, che significa "vivaio di pesci"; ancora una volta non si è stancato di cercare pescatori pronti a gettare le reti sulla Sua parola.
E di notte, quando nessuno lo vede, si diverte ancora a camminare sull'acqua del lago di Abaetè e le solenni e colorate divinità del Garamblè si prostrano al suo passaggio: le forze della natura salutano il Creatore.
Rifulge la Croce del Sud nella notte di un popolo ancora assopito nel buio del Suo silenzio, ma si svela un poco, il grande Innamorato, nel volto dei bambini: il figlio di Iudà anche lui nato tra paglia ed armenti, Tiago un menino di rua dal volto allucinato e il piccolo tamburino baiano che scuote la notte, scuote lo stesso Signore con una preghiera ritmata e semplice: "mostrami il tuo volto" e gli angeli, che a queste latitudini hanno la faccia scura e giocano la capoeira piroettando sulle ali, non tardano a sussurrargli:
"Coraggio, alzati, Egli ti chiama".

Emilio C.


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