Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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Esperienze missionarie - Brasile

Agosto 2005

Da una pagina del mio diario…

La valigia è la stessa, ho portato un po' di tutto… qui in Italia è estate, mentre lì in Brasile è inverno… ma questo già lo sapevo. Una giacca pesante per la sera e una maglietta leggera per il giorno…
"Vocé fala portuguese?". Sì, posso finalmente rispondere quest'anno… ho seguito un breve corso di portoghese in Italia… quest'anno posso scambiare due parole con le persone che incontro, posso finalmente ringraziarle per l'accoglienza che mi avevano riservato lo scorso anno (meglio tardi che mai!).
Mi ricordo ancora come si prega il Padre Nostro in Brasiliano e come si risponde ai dialoghi durante la Messa…
Posso camminare per le strade sapendo bene dove mettere i piedi, evitando le pozzanghere di fogne a cielo aperto o le zone dove il terreno diventa più scosceso.
I miei occhi incontrano ancora una volta gli sguardi di decine di bambini che, come pensavo, mi avrebbero aspettato dal cancello dell'asilo salutandomi con gioia e correndomi incontro a braccia aperte!
Ero pronta a tutto quando il 15 agosto a distanza di un anno sono tornata nella favela del Bairro Liberdade alla periferia di Belo Horizonte.
Avevo più o meno tutto sotto controllo…
C'era solo un aspetto che non avevo preso in considerazione tra i pensieri che serbavo dentro di me al momento di questa seconda partenza per il Brasile.
Sì, è vero… non mi sarei mai aspettata di vedere quante nuove case di mattoni e di lamiere erano state costruite in un anno in questi luoghi, indice purtroppo di una povertà che cresce e si moltiplica… o quanto le comunità cattoliche si erano riuscite ad organizzare per costruire con le proprie mani una Cappellina per i quartieri che non ne avevano… Non mi sarei mai aspettata di ritrovare quei bambini dell'asilo non solo più cresciuti ma anche meglio nutriti, segno forse di una carità tra i poveri che aiutano i più poveri sempre più presente.
Ma delle tante novità, la sorpresa più grande è stata quella di poter condividere l'esperienza con un gruppo di amici della mia parrocchia che, come me, si sono interessati a conoscere e capire questa realtà illustrata dalle televisioni solamente come oggetto di documentari su violenza e sfruttamenti…
Lo scorso anno un senso di impotenza di fronte ad una realtà così difficile da capire mi aveva fatto sentire inutile!
Ma oggi siamo qui perché abbiamo capito che forse se uniamo le nostre forze, i nostri carismi, le nostre possibilità, possiamo superare l'ostacolo dell'impotenza. Siamo qui perché insieme abbiamo condiviso e conosciuto e imparato e osservato… e si può fare ancora molto… già… Si può fare… si può fare tutto per non rimanere, come diceva Giovanni Paolo II, indifferenti alla fame…

Beatrice P.

Abbiamo imparato qualcosa

Liberdade, San Marino, Napoli, Francisca Adriangela, Vereda, Veneza. Nomi. Luoghi. Gente. Incontri.
A cosa è servito?
Di Portoghese ne abbiamo masticato assai poco (e di questo ancora ci scusiamo).
Ma abbiamo parlato il linguaggio dei mattoni e dei badili, della terra scavata e del cemento impastato; della fatica sotto il sole, che ci avete permesso di condividere insieme a voi.
E quando, stanchi e sudati, ci riparavamo all’ombra e ci rifocillavamo assieme a voi con quanto ci offrivate, ci sentivamo tutti più fratelli; perché uguali erano le vesciche alle mani e i dolori alle braccia, uguale era la stanchezza del corpo, ed uguali erano la soddisfazione dello spirito ed il senso di pace.
E non importava più che di Portoghese parlassimo poco o niente.
Avevamo lavorato insieme a voi: e questo era tutto.
E nelle meravigliose feste che ci avete offerto, abbiamo parlato assieme a voi il linguaggio della gioia e dell’allegria, della musica, del canto e della danza, e del buon cibo cucinato con ospitalità ed affetto.
E non è importato che di Portoghese parlassimo poco o niente.
Avevamo vissuto con voi momenti di calore e di letizia: e questo era tutto.
Ed alle celebrazioni della Santa Messa, in cui ci avete ospitato nella Settimana della Famiglia, abbiamo pregato con voi e con voi abbiamo partecipato al dono dell’Eucarestia.
E non importava che di Portoghese non sapessimo niente.
Ci eravamo abbracciati al segno della pace: e questo era tutto.
Dai vostri bairros riportiamo a Roma la terra rossa del Brasile… nelle suole delle scarpe, nei risvolti dei pantaloni, nelle pieghe delle nostre anime.
E nel cuore di noi tutti, una lezione di vita che non dimenticheremo mai.
Grazie a tutti voi.
Con saudade. 

Vincenzo M.

  

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