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Goma - Repubblica Democratica del Congo
31 maggio 2009


 

Memorie, memoriali, vendette e riconciliazione...


Il Rwanda è a due passi da Goma. È un paese in cui, in questo momento, si può viaggiare con tranquillità (a differenza del Congo!). È sicuro, c'è una rete capillare ed affidabile di pulmini, ci sono stanze in cui dormire negli alberghetti parrocchiali… ho iniziato a viaggiare, e vorrei raccontare cosa ho visto.
Ciò che più mi ha colpito, elemento costante che ho trovato in ogni singolo villaggio, anche il più sperduto, sono i continui riferimenti al genocidio. In ogni posto in cui mi sono fermata, e anche guardando dal finestrino del pulmino, c'è uno striscione che parla del genocidio, o un cimitero, un monumento per ricordare.
La storia del genocidio è complessa, e come spesso accade esistono varie versioni, spesso "funzionali" ad una presa di posizione politica. Non sono in grado di spiegare tutto, ma proverò a dare un'idea della situazione.
Il Rwanda è un paese piccolo e molto popolato. È abitato principalmente da due gruppi "etnico-sociali": gli Hutu (circa l'85% della popolazione) e i Tutsi. Dico "etnico-sociali" perché esistono delle differenze somatiche (in genere, i Tutsi sono alti e gli Hutu più bassi) ma per alcuni studiosi non si dovrebbe parlare di 2 etnie separate. Però è certo che esistessero delle differenze sociali, appesantite dalla politica dei colonizzatori belgi, che avevano ad esempio deciso che nei documenti dovesse
essere esplicitata l'appartenenza "etnica". Ma, soprattutto, i Tutsi erano tradizionalmente allevatori e proprietari terrieri, ed il monarca locale era Tutsi. Gli Hutu erano invece coltivatori, spesso nullatenenti.
Già nel passato, e soprattutto nella seconda metà del ‘900, la lotta per il potere aveva portato a stermini reciproci, con ripercussioni anche nei paesi vicini (100.000 Tutsi uccisi nel 1962, 200.000 Hutu nel 1972…). Nel 1973 un generale Hutu prese il potere, e rimase presidente fino al 6 aprile 1994, quando il suo aereo fu abbattuto da un missile. Il giorno dopo, si scatenò il massacro: le milizie Hutu, per "vendicare" l'uccisione del presidente, iniziarono lo sterminio dei Tutsi. Nel giro di 3 mesi, almeno 800.000 persone vennero uccise, soprattutto Tutsi ma anche un buon numero di Hutu che si opponevano all'eccidio.
Il genocidio fu di una brutalità incredibile, si ve
niva uccisi a chiodate e ai bambini veniva fracassato il cranio contro i muri, e fu tanto capillare (liste di chi doveva essere ucciso venivano trasmesse alla radio) che difficilmente può considerarsi non "premeditato" e preparato. Non credo ci sia neanche bisogno di dire che le potenze straniere (in primis Francia, Belgio e Stati Uniti), accusate anche di essere complici dell'evento, sicuramente non intervennero per fermarlo. Così le Nazioni Unite.
Per 100 giorni ci fu il massacro, casa per casa, a colpi di machete. Poi arrivarono le milizie Tutsi, ripresero il potere, e gli Hutu colpevoli fuggirono, soprattutto nell'est del Congo. Nei paesi vicini l'arrivo di migliaia di profughi, e soprattutto dei soldati in fuga, alimentò nuove guerre, che almeno qui in Congo ancora non possono dirsi finite.
Ma una guerra diversa continua anche in Rwanda: il governo, da allora è in mano ai Tutsi, sta portando avanti una politica che mi pare discutibile.
In pratica è iniziato un nuovo massacro, questa volta più silenzioso e molto meno riconosciuto. Moltissimi Hutu, tra cui sicuramente i colpevoli, ma anche tanta altra gente, sono stati uccisi. Ogni giovedì tutto il Rwanda si ferma per la Gacaca, un tribunale popolare dove, ancora oggi, 15 anni dopo, basta dire di aver visto qualcuno partecipare al genocidio per fargli passere guai seri. Gli Hutu vivono ogni giorno una certa discriminazione.
Non sento di avere però, per il momento, abbastanza informazioni per parlare a fondo di questo. Sono cose serie e delicate e non vorrei sbilanciarmi senza essere sicura di ciò che dico.
Vorrei invece parlare dei memoriali, della memoria, di vendetta e riconciliazione.
Come dicevo, ho visto con i miei occhi che il paese è puntellato di memoriali. In aprile, il mese della memoria, si susseguono manifestazioni ed eventi (in particolare quest'anno, in cui ricorrono i 15 anni dal genocidio). Ci sono striscioni, manifesti, cimiteri, e musei veri e propri, con decine e decine di corpi calcificati, una sfilza di strumenti usati per uccidere …
Credo che ciascuno di noi abbia visitato qualche memoriale. Io sono stata alle Fosse Ardeatine, in memoriali della Shoah, a Srebrenica in Bosnia…
I luoghi dove si commemora qualche orrore del passato lontano sono, per chi come me non era nemmeno nato, soprattutto dei posti di memoria storica, per ricordare cosa non deve ripetersi.
I memoriali di eccidi recenti, però, come in Bosnia o qui in Rwanda, assumono secondo me un valore diverso. Il fatto che si chieda al mondo di non dimenticare, e di imparare, è importantissimo. Bisogna fare silenzio, piangere e pregare per chi ha vissuto l'orrore, sia le vittime che i carnefici, direi.
Ma per chi ha vissuto quei fatti, per chi c'era ed è sopravvissuto, magari unico nella propria famiglia, o per chi fa parte del gruppo dei "cattivi", la continua memoria, i segni visibili che ogni giorno ricordano quanto accaduto, hanno secondo me un valore diverso.
Prendiamo ad esempio (non c'entra niente ma rende l'idea) la cattedrale di Vukovar, città al confine tra Croazia e Serbia, completamente distrutta nel 1991. La cattedrale, anch'essa distrutta, è stata ricostruita all'esterno, ma all'interno ha ancora i chiari segni della guerra: ci sono i buchi delle pallottole, le scritte minacciose in serbo, la statue distrutte. Mi domando: come fanno i ragazzini che vanno ogni domenica a messa lì, a non pensare che "gli altri" sono cattivi, che bisogna starne alla larga, che bisogna odiarli?
Se giorno per giorno si ricorda questo passato, si rischia di alimentare l'odio.
E qui in Rwanda, il continuo insistere sul genocidio, non rischia di peggiorare i rapporti tra i "buoni", le vittime e i "cattivi", quelli che è "giusto" punire, discriminare, detestare???
Quale è il limite che separa la memoria dalla vendetta, fosse anche solo psicologica?
Ricordare è necessario, ma solo se si fa in un ottica di pace, giustizia e perdono, ce lo ha insegnato molto chiaramente Giovanni Paolo II.
Onorare la memoria delle vittime non può prescindere dal promuovere da un lato la giustizia, perché i colpevoli non restino impuniti, ma dal'altro la riconciliazione, perché nel futuro si prenda una strada diversa.
Mi sembra che questo in Rwanda non stia succedendo. Mi sembra che invece di promuovere la giustizia, sia più facile sostenere la vendetta, e che invece di promuovere la riconciliazione, che eviterebbe il ripetersi della guerra, si stia promuovendo la separazione, che sicuramente non porterà a nulla di buono.
Spero solo che la gente sia più intelligente dei suoi governanti, che riesca a non cedere alla propaganda che costruisce odio, che il ricordare non significhi rancore e voglia di vendetta ma solo dolore e capacità di costruire un mondo migliore.

Daniela

 

 

Pagine del diario
 

 
Goma 7 febbraio 2009 - E io ho scelto Goma...

 

Goma 21 febbraio 2009 - La realtà che mi circonda...

 

Goma 7 marzo 2009 - Muzungu e cioccolata...

 

Goma 22 marzo 2009 - 8 Marzo... tra festeggiamenti e pensieri durissimi

 

Goma 4 aprile 2009 - Bambini. Soldati, ma comunque, veramente, bambini

 

Goma 17 maggio  2009 - Gli "Spostati"

 

Goma 31 maggio  2009 - Memorie, memoriali, vendette e riconciliazione...

 

Goma 21 giugno 2009 - Dietro le sbarre

 

Goma 18 settembre 2009 - Goma: un'estate diversa...

 


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