Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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Goma - Repubblica Democratica del Congo
21 giugno 2009



Dietro le sbarre


In realtà la prigione di Goma non ha vere e proprie sbarre, solo qualcuna al primo piano, ma son tutte rotte e piegate. In effetti non ci sono nemmeno molte finestre. Anzi non ce ne sono affatto.
Il portone principale (una sgangherata porta di ferro in realtà) è chiuso con un lucchettone, dall'esterno, e lì fuori giorno e notte sta un omino con la chiave. Da dentro non si apre, bisogna chiamare l'omino per farsi aprire.
L'interno è fatiscente, sporco, vecchio e cadente (in realtà non mi aspettavo niente di diverso, tanto più che molte parti della città "fuori le sbarre" sono altrettanto fatiscenti, sporche, vecchie e cadenti).
La struttura interna è così: ci sono dei cortili su cui si affacciano degli stanzoni. Negli stanzoni, di notte, vengono stesi per terra i materassini su cui i carcerati dormono, almeno in 30-40 per stanza. Di giorno invece i materassi vengono impilati da un lato ed alle pareti ogni chiodo (irrimediabilmente arrugginito) è il portaoggetti da cui pendono i sacchetti che contengono i pochi averi degli abitanti. I bagni sono su un lato del cortile (non ho visto docce). Le porte interne non sono chiuse, è tutto un unico ambiente in pratica.
Non esiste un "servizio mensa". Nessuno da cibo ai prigionieri. Quelli che hanno alle spalle famiglie un minimo benestanti, ricevono cibo dall'esterno. Gli altri non so. Forse l'idea è che il digiuno li aiuti a riflettere meglio sulle proprie colpe … mah. In ogni caso, un angolo del cortile principale è adibito a cucina, ovvero ci sono dei mucchietti di carbone su cui, chi può, cucina. C'è anche un "banchetto" con 4 pomodori e l'immancabile farina di manioca.
La domenica a volte dalla parrocchia arrivano le signore con il mangiare, che i fedeli hanno raccolto per i prigionieri.
Non sono riuscita a distinguere tra "guardie e ladri": nessuno porta l'uniforme ed hanno tutti la stessa faccia da disgraziati. D'altronde i secondini (come la maggior parte dei dipendenti pubblici di quaggiù) non ricevono lo stipendio, o lo ricevono talmente misero che fa poca differenza.
E infatti guardie e ladri a volte si uniscono in ribellioni, come quella di qualche mese fa in cui hanno dato fuoco a tutta una parte.
Ci vivono 800 condannati, comprese le donne e i minori, per cui non esistono carceri separate. Per i minori, che per legge (e per buon senso…) non devono stare a contatto con i condannati adulti, da qualche mese c'è l'idea di costruire una "casa di rieducazione" ma ci vorrà un bel po' di tempo.
Non sono andata dietro le sbarre per fare una visita, né per lavoro. Sono andata con Luisa, una missionaria laica che vive qui da 30 anni, per la messa di domenica scorsa.
Per l'occasione, una delle stanze era stata riempita di panche, c'era un leggio e un tavolino con mezza candela. Alle fine della messa il tutto è stato rapidamente portato in un altro stanzone, dove doveva iniziare il culto protestante.
Ma insomma, soprattutto c'erano loro, i prigionieri. Ho passato la maggior parte della messa ad osservarli (si è vero non sono stata molto attenta alla predica, ma era in swahili e ne capisco circa 12 parole…). Erano un bel gruppo, almeno un centinaio.
C'era anche il coro, e cantavano bene, con l'accompagnamento dei tamburi e tutto il resto. Li guardavo in faccia. Alcuni erano proprio lo stereotipo del "malintenzionato", con grosse cicatrici e sguardo truce. Altri no, erano dei giovanotti con l'aria sperduta che cantavano la loro gioia di pregare il Signore!
Bisogna in effetti tenere in conto che si finisce in carcere non solo perché effettivamente condannati dopo un equo processo. Capita anche che il sindaco ordini una retata contro i ragazzi di strada, e li sbatta in prigione. Capita che non avendo i soldi per difendersi, gli accusati vengano "intanto" incarcerati.
Osservando questi uomini, ho cominciato a pensare al male, ai crimini, alle punizioni, alle legge ed ai tribunali. Non sono cose tanto semplici, su questi temi c'è tanto "grigio" e non solo bianco e nero. C'è da un lato il problema della sicurezza (ma poi spesso qui chi compie crimini sono i poliziotti ed i militari), e a dirla così sembra di stare in Italia. Dall'altro lato, però, c'è il problema dello "stato di diritto", del fatto che non può essere solo il più forte a fare le regole. E, ancora più nel profondo, la questione è sull'ingiustizia sociale, la povertà, l'ignoranza, la malattia, che non giustificano di certo i crimini, ma spesso li causano.
E allora uno Stato che sa costruire prigioni fatiscenti (che a volta si chiamano CPT...) ma non sa offrire alternative agli strati più disgraziati della sua società, sia prima, come opportunità di benessere (non solo economico!) che prevengono la criminalità, che dopo, affinché ci sia modo di riparare l'errore e poi ricominciare, è uno Stato che non vedrà mai realizzata la pace sociale che nasce, ancora una volta, dalla Giustizia.

Daniela

 

 

Pagine del diario
 

 
Goma 7 febbraio 2009 - E io ho scelto Goma...

 

Goma 21 febbraio 2009 - La realtà che mi circonda...

 

Goma 7 marzo 2009 - Muzungu e cioccolata...

 

Goma 22 marzo 2009 - 8 Marzo... tra festeggiamenti e pensieri durissimi

 

Goma 4 aprile 2009 - Bambini. Soldati, ma comunque, veramente, bambini

 

Goma 17 maggio  2009 - Gli "Spostati"

 

Goma 31 maggio  2009 - Memorie, memoriali, vendette e riconciliazione...

 

Goma 21 giugno 2009 - Dietro le sbarre

 

Goma 18 settembre 2009 - Goma: un'estate diversa...

 


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