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Goma - Repubblica Democratica del Congo
7 marzo 2009


 

Muzungu e cioccolata…

…dove i muzungu (credo che la traduzione migliore sia "visi pallidi") siamo io e gli altri "expat", gli espatriati del Nord del mondo, e gli uomini di cioccolato sono tutti gli altri. Tanti tipi di cioccolata, da nerissima fondente fino a quella molto più chiara al latte.
Oggi vorrei parlare di bianchi e di neri, e degli squilibri che la presenza bianca porta, secondo me, quaggiù a Goma.
Non mi sono mai sentita a disagio, fino ad ora, ad essere un viso pallido qui in Congo. Non siamo certo le uniche, io e Francesca, con tutto il "circo" degli espatriati, tra ONG (Organizzazioni non Governative), MONUC (Mission de l'Organisation des Nations Unies en République démocratique du Congo) e così via. Ma non si può nascondere che ci sono un bel po' di situazioni in cui il colore della pelle fa la differenza.
Un primo aspetto, sembra sciocco ma è proprio così, è il fatto che "mi sembrano tutti uguali". I primi giorni in ufficio era difficilissimo associare nomi e facce. E poi quando siamo stati a fare attività in una scuola, ci è sembrato impossibile persino riconoscere i maschi dalla femmine… Ed anche noi siamo indistinguibili, a quanto pare: quando siamo andate a messa con Antonina, una missionaria laica che vive qui da 30 anni, i bambini le chiedevano se fossimo figlie sue perché eravamo proprio uguali!
Ovviamente basta guardare meglio e il loro color cioccolata è in effetti ricco di sfumature, per non parlare poi dei tratti somatici, che sono variegatissimi… orecchie grandi o piccole, naso più o meno piatto e largo, cicciotti o stecchi… e poi alti e bassi, che qui ha anche una precisa, ed attualmente problematica, corrispondenza etnica. Durante il genocidio ruandese, ma ancora oggi in alcune zone del Congo, i tratti somatici fanno la differenza tra la vita e la morte.
Il nostro essere "muzungu, muzungu!" viene acclamato per strada, quando passiamo in macchina o a piedi, dai bambini che spesso lo accompagnano con una saluto con la mano ed un sorriso, e qualche volta anche con un "biscuit" o "cent francs", ovvero dammi un biscotto e qualche soldo, ricco viso pallido…
L'altro giorno passando la frontiera che divide Goma dalla città gemella ruandese, Gisenyi, c'era un bel po' di fila e diluviava… indovinate chi è stato fatto accomodare nell'ufficio dei poliziotti, mentre gli altri poveracci aspettavano fuori?!? Le uniche due muzungu, ovviamente!
È anche vero che al mercato il "prezzo muzungu" è ben più alto del normale (in effetti non sono molto i bianchi a frequentare il mercato… Il nostro stile di vita è abbastanza distante da quello delle ONG, che hanno i cuochi che pensano a fare la spesa!), e che per noi girare per strada di notte è fuori discussione.

Esiste qui, come dicevo, un grande campionario di muzungu su cui vale la pena spendere due parole, soprattutto perché la loro (nostra!) presenza qui ha effetti molto visibili.
Intanto c'è la MONUC, i caschi blu, la Missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per il Congo. Che per la maggior parte sono "turbanti blu", il contingente pakistano. E poi ci sono quelli dell'Uruguay, del Nepal, del Benin… gli europei non ci vengono a fare i soldati quaggiù…
Ci sono però degli europei nella Monuc, e sono quelli che lavorano come civili nelle varie agenzie delle Nazioni Unite: Unicef (per i bambini), PAM (programma alimentare), di Ocha (coordinamento degli affari umanitari), e di una miriade di altre sigle (protezione delle donne, dei popoli, dei rifugiati… e chi più ne ha più ne metta).
Sul ruolo della Monuc si è tanto dibattuto, anche su qualche giornale italiano. Da un lato, spesso l'obiettivo di proteggere la popolazione non viene raggiunto, dall'altro gli stessi caschi blu lamentano di non avere mezzi sufficienti.
Quello che vedo io è che la Nazioni Unite impiegano una grande quantità di risorse (soldi), e che questo è, sempre a mio parere, giustificabile solo se ci sono poi dei risultati, se è davvero efficace l'intervento. È anche vero che probabilmente la Monuc non risolve la situazione, ma "se non ci fosse sarebbe peggio".
E poi ci sono le ONG. L'altro giorno un mio collega della Caritas, congolese, un ragazzo molto in gamba, colto, informato, ha detto che gli occidentali vengono qui a scatenare guerre per poi poter sbarcare con il sistema umanitario a fare soldi. È terribile, ma abbastanza vero. Ci sono alcune ONG che lavorano molto bene, lavorano per lo sviluppo vero e non per "ricostruire", ma ce ne sono anche tante che sono piene di soldi e che hanno un approccio secondo me proprio sbagliato, che rafforza la dipendenza di questa gente dall'aiuto straniero, invece di lavorare affinché l'aiuto non sia più necessario.
Sono due logiche completamente diverse… ti regalo un pesce oppure ti insegno a pescare.
Anzi, in realtà, ti inquino il lago in cui tu pescavi, e poi ti vendo un depuratore.
L'economia della città è fortemente distorta dalla presenza di stranieri. Tra i locali, chi guadagna bene sono quelli che hanno in qualche modo a che fare con gli espatriati: sono gli autisti e le sentinelle delle ONG, i commercianti che vendono cibi e beni che i congolesi non comprano… se e quando si raggiungerà l'obiettivo per cui le Ong e la Monuc sono qui, ovvero la pace e lo sviluppo, e quindi gli stranieri se ne andranno, crollerà di nuovo l'economia, che è appunto sostenuta artificialmente!
E forse è ancora peggio il problema della disparità di stili di vita: si lamentava un ragazzo di una Ong locale del fatto che i congolesi più intelligenti e più formati finiscono sempre per farsi assumere dalle Ong straniere, che pagano molto meglio, e lasciano le organizzazioni locali senza professionisti. Cervelli in fuga, come in Italia, ma con risultati ancora più deprimenti.
Pensando a tutto ciò sono ancora più felice del progetto che ho scelto, dello stile con cui la Caritas ci ha chiesto di vivere qui: io non vivo in una super villa, non ho chi mi fa la spesa e soprattutto, cosa che non succede a nessun altro espatriato, il mio capo è un congolese!!

Daniela

 

 

Pagine del diario
 

 
Goma 7 febbraio 2009 - E io ho scelto Goma...

 

Goma 21 febbraio 2009 - La realtà che mi circonda...

 

Goma 7 marzo 2009 - Muzungu e cioccolata...

 

Goma 22 marzo 2009 - 8 Marzo... tra festeggiamenti e pensieri durissimi

 

Goma 4 aprile 2009 - Bambini. Soldati, ma comunque, veramente, bambini

 

Goma 17 maggio  2009 - Gli "Spostati"

 

Goma 31 maggio  2009 - Memorie, memoriali, vendette e riconciliazione...

 

Goma 21 giugno 2009 - Dietro le sbarre

 

Goma 18 settembre 2009 - Goma: un'estate diversa...

 


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