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Diari Africani
Goma - Repubblica
Democratica del Congo
7 febbraio 2009
Salve
a tutti!
Sono Daniela, cresciuta a Sant'Ippolito, nel gruppo scout ma
non solo, ed al momento nel bel mezzo di una grande
avventura, che mi ha portato a Goma, nella Repubblica
Democratica del Congo.
Con il parroco ed il gruppo missionario abbiamo pensato che
potesse essere bello condividere con la comunità
parrocchiale questa esperienza, nella speranza che
attraverso il racconto, e la preghiera, si possa restare
vicini e crescere insieme anche se molto lontani.
Sono qui per il mio anno di Servizio Civile, una delle
(poche) eccellenti opportunità che lo Stato italiano offre
ai giovani… Per chi non lo sapesse, il servizio civile così
come è ora, figlio dell’obiezione di coscienza e rimodellato
dopo l’abolizione della leva obbligatoria, propone
attraverso varie organizzazioni delle esperienze di
servizio/formazione sia in Italia che all’estero.
Io ho scelto Goma, dopo un po' di vicende che non sto qui a
raccontare, soprattutto perché mi piaceva il progetto
proposto dalla Caritas di Roma, o meglio dal "Settore
Educazione alla Pace ed alla Mondialità" della Caritas di
Roma (per gli amici, il SEPM). E già il nome del settore
aiuta a capire quale sia lo spirito!
Il progetto prevede una parte di formazione a Roma, iniziata
il primo ottobre e prolungatasi per motivi di turbolenze
particolari qui in Nord Kivu, poi la permanenza a Goma,
presso la Caritas locale, ed infine il ritorno-racconto
affinché ciò che viviamo qui diventi occasione di crescita
per tutti.
Siamo arrivate in Congo (io e la mia collega e amica
Francesca) il 21 gennaio, accompagnate per i primi giorni
dai nostri responsabili dell’ufficio di Roma, che ci hanno
introdotto nella realtà di questo posto… e come si può
immaginare l’inizio è una specie di bombardamento di
incontri, colori, posti, persone, emozioni…
Già il viaggio è stato significativo: il primo scalo ad
Addis Abeba, poi verso Kigali, capitale del Rwanda,
sorvolando le meraviglie del lago Vittoria, ed infine per un
po' di ore su un pulmino scassato attraverso le colline del
Rwanda… Penso che arrivare non troppo velocemente nei posti
aiuti a percepire il viaggio, la distanza, lo spostamento…
Le "mille colline" ruandesi, osservate dal finestrino, sono
verdi di banani e rosse di terra, terra che ha bevuto il
sangue del genocidio del 1994. Ancora ci sono cartelli che
indicano i luoghi del genocidio, ancora il giovedì tutte le
attività si fermano per raccogliersi nei "tribunali
popolari" che cercano di ricostruire la pace attraverso la
giustizia. Non so se funzioni, a prima vista il Rwanda
sembra ritornato a vivere dopo la tragedia, ma certo ancora
i miei occhi guardano troppo in superficie per capire
davvero. Ma ho tempo.
Goma è tutta un’altra cosa.
Sul sito del SEPM c’è un bellissimo pezzo che dice che "Goma
è una città sbagliata". Non per la gente,
assolutamente, la gente qui è tanto forte che in qualche
modo resiste, costruisce strade e case con la lava del
vulcano che distrusse tutto nel 2002…
Leggete queste parole che seguono, descrivono molto bene quello che ho
intorno.
A presto per la prossima puntata, per ora direi che basta
così.
Daniela
Tratto dal sito della
Caritas di Roma - Settore Educazione alla Pace e alla
Mondialità
Goma è una città sbagliata.
E' sbagliata perché è a ridosso del Rwanda che le soffia sul
collo ad ogni crisi nei Grandi Laghi.
E' sbagliata perché è posizionata sul lago Kivu che ti
affascina per la sua bellezza e ti inquieta perché sai che
ha visto cose orribili.
E' sbagliata perché è sovrastata da un vulcano che non
troppi anni fa l’ha trasformata in un paesaggio lunare.
E' sbagliata perché è città di confine, costretta ad
ospitare senza sapere come e senza poterlo fare profughi,
militari, poveri, sfollati.
E' sbagliata perché appartiene al Congo povero e depredato,
dentro un momento storico che dura da secoli.
E' sbagliata perché dopo il genocidio in Rwanda nel '94 ha
dovuto accogliere quasi un milione di persone in pochi
giorni diventando suo malgrado un immenso campo profughi.
E' sbagliata perché è in balia di tutti; Ong, militari,
governi, senza poter immaginare una storia diversa.
E' sbagliata perché si lascia andare all'illegalità e alla
precarietà limitandosi ad aspettare qualcosa di meglio e di
più sano.
E' sbagliata perché vien considerata un simbolo
dell’indifferenza, della violenza, dell’arroganza.
E'sbagliata perché tutti i tentativi che le persone fanno
per uscire fuori da questo sbaglio sembrano svanire nel
nulla dell’indifferenza e della rassegnazione.
Ma proprio perché è così sbagliata non possiamo non stare.
Non vogliamo diventare complici della paura e della
disperazione. Saremo lì con discrezione ma ci saremo.
Abbiamo scelto il nostro stile e il nostro linguaggio:
quello del servizio, della disponibilità, dell’attenzione.
Non perché sia quello giusto ma semplicemente perché è
l’unico nel quale crediamo...
Il SEPM
Per
ulteriori informazioni:
Caritas di Roma - Settore Educazione alla Pace e alla
Mondialità
Pagine
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