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IL TRIDUO SACRO...
IL MISTERO PASQUALE VISSUTO IN TRE GIORNI
Il
significato del triduo pasquale è fondato sull'unità del
mistero pasquale. Sant'Ambrogio usava la parola "Triduum
Sacrum" e con essa voleva indicare le tappe storiche del
mistero pasquale. Ogni giorno del triduo richiama l'altro e
si apre sull'altro. Il centro su cui tutto converge è la
Veglia Pasquale con la sua celebrazione eucaristica.
Possiamo affermare che il triduo è la Pasqua di Cristo
celebrata in tre giorni.
La sua evoluzione storica è abbastanza complessa e qui non
la richiamo, ma il desiderio della comunità cristiana è
stato sempre quello di celebrare il mistero pasquale di
Cristo nella sua unità, senza frammentazioni, anche se ogni
giorno è dedicato a uno dei suoi aspetti particolari. La
liturgia infatti è attualizzazione sempre dell'unico mistero
pasquale.
Il triduo
pasquale della passione, morte e della risurrezione del
Signore ha inizio con la messa in Coena Domini, ha il suo
vertice nella veglia pasquale, termina con i vespri della
domenica di resurrezione.
L'inizio del triduo pasquale con la messa "in coena
Domini"
Fino al IV sec. nella liturgia romana non troviamo
traccia di una celebrazione vespertina del giovedì santo,
l'unica celebrazione eucaristica, nei tre giorni, era quella
della veglia pasquale. La riforma del Messale e dell'anno
liturgico, attuata dal concilio Vaticano II, ha posto la
messa in Coena Domini come inizio del triduo Pasquale e
ristabilendo cosi l'unità del tre giorni "venerdì – sabato –
domenica". Così mentre nel triduo c'è la storicizzazione
dell'evento pasquale, nel giovedì santo, possiamo dire, c'è
la dimensione sacramentale e rituale dell'evento e quasi una
anticipazione di tutto il triduo.
La messa in Coena Domini ha un tono abbastanza festivo e i
testi biblici e le orazioni pongono in risalto che Cristo ci
ha dato la sua pasqua nel rito della cena che esige, da
parte della comunità, il legame sul piano della vita, del
servizio e della carità come condivisione del mistero della
pasqua di Cristo. Così cogliamo il gesto della lavanda dei
piedi, non come scenografia liturgica di un dramma che si
consuma, ma come stile che la chiesa assume nel vivere il
mistero della Passione di Cristo.
La celebrazione non si conclude come di consueto ma le
specie consacrate vengono riposte in un tabernacolo
preparato per l'occasione, che sarà poi oggetto di
adorazione, e che comunemente nel passato veniva chiamato
"sepolcro", ma che invece non lo è, e serviranno per la
celebrazione del venerdì santo.
Venerdì
Santo
In questo giorno la chiesa celebra il mistero della
morte di Cristo ed è il primo giorno del triduo. In questo
giorno non c'è la celebrazione eucaristica, quasi a
ricordare le parole di Gesù: "quando verrà loro tolto lo
sposo allora digiuneranno", ma si celebra la Passione del
Signore con una liturgia propria che comprende la Parola
– l'Adorazione della Croce – la Comunione.
Il tono di questa liturgia è solenne e nello stesso tempo
mette in risalto il perché si è stati convocati, non per
lagnare alla croce con un vuoto sentimentalismo, ma per
adorare il legno della croce e diventare così misura del
nostro amore.
La croce ha il posto predominate in questa liturgia e va
guardata così come c'è la fa contemplare l'evangelista
Giovanni. Non è il giorno del lutto della chiesa, ma il
giorno di un'amorosa contemplazione del sacrificio cruento,
fonte della nostra salvezza. Questa dimensione della
teologia della Croce salvifica ci è svelata dai testi della
liturgia della parola e dalle orazioni utilizzate.
Una caratteristica che emerge in questa liturgia è il
silenzio iniziale e quello finale, oltre all'assenza di
qualsiasi strumento che accompagni il canto. Questo silenzio
indica lo stile di come vivere questo momento: il silenzio
iniziale indica lo stato di accoglienza del mistero della
Beata Passione del Signore…, il silenzio finale indica lo
stile di come vivere ciò che abbiamo celebrato per lasciarsi
invadere dalla pianezza dell'offerta del Cristo.
Questo giorno è anche giorno di digiuno chiamato anche
"pasquale". Tale digiuno è consigliato di protrarlo, se è
possibile, fino all'Eucarestia della notte pasquale così da
poter giungere, come afferma la costituzione Sacrosantum
Concilium al n° 110, "con cuore elevato e liberato alla
gioia della domenica di risurrezione". Tale digiuno,
infatti, è segno sacramentale della partecipazione al
sacrificio del Cristo.
Sabato santo
Questo giorno, secondo del triduo pasquale, e stato
sempre considerato almeno fin dal II sec. giorno di digiuno
e quindi aliturgico cioè senza celebrazione eucaristica. Non
ci si radunava neanche in assemblea per rinunciare alla
gioia dello stare insieme. La chiesa si raduna in questo
giorno solo per la liturgia delle ore. Con la preghiera
viene celebrato il riposo di Cristo nella tomba dopo il
vittorioso e glorioso combattimento della croce. Viene
meditato il mistero salvifico della discesa di Cristo nel
mondo della morte dove "in spirito andò ad annunciare la
salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione"
(1Pt 3, 19), e si attende l'avverarsi della parola di Gesù
"…risorgere il terzo giorno" (Lc 9,22).
Domenica della risurrezione
Il sabato santo fin dall'inizio era concluso da una
liturgia vigiliare che poi sfociava all'alba della domenica
con la celebrazione eucaristica. All'origine non aveva nulla
di diverso da quella degli altri sabati, infatti la prima
celebrazione liturgica cristiana avveniva tra il sabato e la
domenica. A tal motivo sant'Agostino poteva chiamare la
veglia pasquale come "madre di tutte le vigilie". Nel tempo
la liturgia si è arricchita di quei segni che oggi la
caratterizzano così come la conosciamo.
La liturgia si divide in diverse parti: liturgia della
luce, liturgia della Parola, liturgia
battesimale, liturgia eucaristica. Proverò
sinteticamente a descrivere le varie parti per cogliere
l'insieme dell'atto celebrativo.
Liturgia
della luce: Il mondo della tenebra è attraversato
dalla Luce, il Cristo risorto, in cui Dio ha realizzato in
modo definitivo il suo progetto di salvezza. In lui,
primogenito di coloro che risorgono dai morti (Col 1,18), si
illumina il destino dell'uomo e la sua identità di «immagine
e somiglianza di Dio» (Gn 1,26-27); il cammino della storia
si apre alla speranza di nuovi cieli e nuove terre dischiusa
da questa irruzione del divino nell'umano. La benedizione
del fuoco, l'accensione del cero Pasquale, segno del
Cristo risorto, e il suo guidare nella notte il popolo
immerso nelle tenebre indica con quale realtà anche noi
viviamo il cammino della vita. Il tutto converge nel canto
del "Exsultet" o "Preconio Pasquale" che fa
memoria dell'opera di salvezza che Dio ha operato in mezzo
al suo popolo.
La liturgia della Parola: In questa notte la
parola prepara l'evento che viene celebrato, per questo le
sette letture nel loro scorrere non fanno altro che
raccontare come Dio non ha abbandonato il suo popolo e in
ogni circostanza, già dopo il peccato di Adamo, ha promesso
la salvezza. Tutto questo, poi, si realizza in pienezza con
la morte e risurrezione di Cristo.
Liturgia battesimale: Una componente
essenziale di questa veglia è la dimensione battesimale,
dove nel tempo quaresimale siamo stati condotti per mano,
per arrivare a questo momento e rinnovare anche noi le
promesse battesimali e rivivere nello stesso tempo il
Battesimo.
Nella chiesa antica, come anche oggi avviene, in questa
notte i catecumeni, cioè coloro che hanno chiesto di far
parte della comunità dei credenti, ricevono i tre sacramenti
dell'iniziazione Cristiana: Battesimo – Cresima
– Eucarestia.
Elemento caratterizzante in questo momento è l'acqua nella
sua duplice accezione: morte-vita. E attraverso
questo segno, come afferma san Paolo, siamo immersi nella
morte e risurrezione di Cristo. L'acqua, fecondata dallo
Spirito, genera il popolo dei figli di Dio: un popolo di
santi, un popolo profetico, sacerdotale e regale.
Liturgia eucaristica: È il vertice di tutto il
cammino quaresimale e della celebrazione vigiliare. Il
popolo rigenerato nel battesimo per la potenza dello
Spirito, è ammesso al convito pasquale che corona la nuova
condizione di libertà e riconciliazione. Nei segni del pane
e del vino, ora consacrati, i nuovi discepoli riconoscono il
Cristo crocifisso e risorto cosi come ci aiuta a comprendere
il prefazio di questa notte:
"È lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo,
è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha
ridato a noi la vita".
La veglia pasquale paradigma della vita cristiana -
All'interno di tutta la celebrazione troviamo quei segni che
accompagnano la vita nuova del discepolo: Luce –
Parola – Acqua – Eucarestia. Sono segni
che ci iniziano al mistero per vivere la sponsalità con
Cristo.
Immersi in Lui, morto e risorto, viviamo da uomini e donne
nuove: liberati dai fermenti del vecchio lievito e lavati
dal peccato nelle acque battesimali.
Viviamo anche da illuminati, cioè portatori di luce, attinta
alla luce stessa che è Cristo e che ora rischiare le nostre
tenebre e ci guida nel cammino della vita.
Siamo sostenuti dal suo corpo e dal suo sangue, pane dei
pellegrini e vera manna pasquale, che ci da forza e vigore
nel cammino.
Ci fa incamminare verso la pienezza del tempo, la
Gerusalemme celeste, dove ogni velo sarà tolto e lo
contempleremo cosi come egli è.
Così da poter cantare in eterno l'Alleluia…
Don Rino L.N. |