Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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"Insieme per costruire il nostro futuro". Campo estivo del gruppo scout (luglio 2005)

"Insieme per costruire il nostro futuro". Questo è stato il titolo, lo slogan, l’idea su cui è stato vissuto il campo scout di quest'anno. Infatti, per la prima volta nella storia il nostro Roma 62 ha organizzato un Campo di gruppo per festeggiare i sessanta anni. La comunità capi ha deciso di vivere quest'esperienza e di farla vivere ai ragazzi per festeggiare, ma anche per raggiungere obiettivi educativi importanti, in linea con il progetto educativo.
Perché il campo di gruppo.
- Occasione di festa: sicuramente raggiungere sessant’anni è un’ottima occasione per festeggiare come si deve! Organizzare un campo di gruppo è stata una sfida elettrizzante ma anche faticosa, e soprattutto tutta da inventare, visto che è stata una “prima volta”. La comunità capi ha messo a disposizione dei ragazzi tutte le energie per far sì che questa fosse una settimana indimenticabile per tutti, dai lupetti ai ragazzi più grandi ai capi stessi, visto che sessant’anni arrivano una volta sola!!
- Vivere la comunità: sentirsi parte della comunità è possibile solo se si partecipa attivamente alla costruzione e al mantenimento di questa, vivendo con entusiasmo e gioia l’incontro con l’altro.
- Fare memoria storica: il campo è stato il punto d’arrivo di un percorso che ha attraversato tutto l’anno in cui ogni unità ha fatto memoria sul passato, sulle tradizioni che ci sono nel nostro gruppo, sulle persone che hanno indossato il fazzolettone come loro lo indossano oggi. Da ricordare in questo senso un altro fondamentale momento vissuto durante l’anno: i festeggiamenti del sei gennaio, occasione in cui si sono cercati di riunire il passato e il presente, invitando tutti i censiti di questi sessant’anni all’incontro con i ragazzi d’oggi. È stato un momento bellissimo per ricordare da dove si proviene!!
- Fare il punto per lanciarsi verso il futuro: naturalmente non si può guardare solamente indietro ma bisogna anche vedere la strada che si ha davanti. Essere tutti insieme ha permesso ai ragazzi di “annusare” quello che li aspetta nel sentiero scout, di capire un po’ meglio la scelta dell’essere capo, di rafforzare l’identità di gruppo per proseguire la storia con più consapevolezza di quello che si è.
Essere consapevoli di far parte di un grande Chiesa: essere insieme di gruppo è stata una occasione ottima per partire dall’esperienza comunitaria per comprendere l’esigenza di una esperienza di fede forte personale e condivisa con la comunità.

Cosa abbiamo fatto.
Per raggiungere tutti questi obiettivi innanzitutto si è cercato un posto che permettesse a tutte le unità d’essere vicine. Dopo lunghe ed estenuanti ricerche la comunità capi ha deciso che il borghetto di Cartore (Borgorose) fosse il posto adatto: immerso nel parco del Velino, ai piedi del monte, le cinque casette avrebbero ospitato i lupetti e il territorio circostante le costruzioni di reparto. Trovare un posto, richiedere le dovute autorizzazioni, attrezzarlo per ospitare circa 130 persone non è stato facile, ma ne è valsa sicuramente la pena, vista la bellezza. “insieme per costruire il nostro futuro” quale ambientazione migliore se non quella ispirata ai Predatori del Tempo?Gli incontri organizzati tra i ragazzi hanno visto squadre miste per età combattere contro i cattivi che, rubando la clessidra del Tempo, volevano stravolgere tutta la storia! Il gioco è lo strumento migliore per favorire l’incontro, il confronto e la coesione.
Tutti con i vestiti appartenenti alla propria epoca, tra clave preistoriche e fascette hippies, le squadre si sono sfidate per tornare in possesso della clessidra, fino ad arrivare alla battaglia notturna finale contro la navicella nemica, abbattuta nel vero senso della parola!!
Gli altri momenti ufficiali d’incontro sono state le celebrazioni eucaristiche d’inizio e fine campo, celebrate dai nostri sacerdoti, che hanno permesso ai ragazzi di sentirsi ancora più uniti tra le braccia di Cristo e attivi nell’essere Chiesa.
Oltre questi momenti “previsti” d’incontro tra i ragazzi, molti sono stati i momenti quotidiani che hanno permesso l’incontro tra loro, chiacchierando e scherzando ma anche confrontandosi seriamente.
Le unità hanno comunque vissuto i loro campi come sempre, con delle attività specifiche per ogni unità e quindi adatte alle varie fasce d’età.
I Lupetti hanno dedicato la maggior parte del loro tempo al gioco e alla realizzazione di uno spettacolo teatrale messo in scena alla fine del campo alla presenza di tutto il gruppo e dei preti. Il percorso di catechesi è stato improntato sulla figura di Giuseppe.
I Reparti ha vissuto la prima settimana da solo, preparando il terreno alle altre unità ed esplorando il luogo attraverso le varie uscite di reparto e di squadriglia.
Le costruzioni per le tende, l’alzabandiera e il portale hanno occupato non poco i ragazzi. La seconda settimana hanno vissuto con tutto il gruppo i momenti di gioco e d’unità i caratteristici appuntamenti di un campo di reparto, come il totem e le uscite personali dei capisquadriglia. Il percorso di catechesi ha seguito le vicende di Mosè.
Il Clan ha incentrato la prima parte del proprio campo sul servizio al resto del gruppo, occupandosi della cambusa dei lupetti e del reparto. Alla fine del campo si è incamminato per quattro giorni sul monte Velino. Il percorso di catechesi si è basato sulla preghiera e sul perché pregare.

È stato sicuramente un campo ricco di emozioni ed esperienze uniche, un modo ottimo per festeggiare e per non dimenticare da dove si proviene. Ma è stato anche uno stimolo per proseguire il proprio cammino con una marcia in più, consapevoli che solo insieme si può costruire il futuro. Insieme agli altri e insieme a Gesù.


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