|
Don Ettore
è
ritornato alla casa del Padre (15 gennaio 2006)
I funerali di don Ettore si sono svolti la mattina del 17 gennaio 2006, preceduti la sera del 16 da una veglia di preghiera comunitaria nella quale sono stati recitati i Vespri e l'Ufficio delle Letture.
Nonostante la grande affluenza, la celebrazione del rito delle esequie è avvenuta in un clima di commozione molto composta.
La Chiesa parrocchiale di Sant'Ippolito era gremita di gente, di parrocchiani di tutte le età che hanno condiviso una parte, breve o lunga del loro cammino, con il parroco al quale si apprestavano a dare l'ultimo saluto, accompagnandolo e presentandolo al Signore con una preghiera .
La partecipazione dei sacerdoti, in particolare, è stata molto numerosa: sull'altare e tutto intorno alla bara almeno una sessantina di persone, tra amici, compagni di studio, compagni di seminario, collaboratori che lo hanno affiancato nel servizio nelle parrocchie di cui è stato pastore. Alla animazione della Messa hanno partecipato giovani, adulti e ragazzi appartenenti a diverse realtà parrocchiali, che hanno incrociato la loro strada con don Ettore in modi più o meno differenti, con gradi di conoscenza di maggiore o minore profondità: giovani del reparto scout, ragazzi dei cammini di cresima e dopocresima, giovani e adulti che si prendono cura dell'animazione delle celebrazioni eucaristiche domenicali, persone che seguivano un cammino di catechesi con lui e che hanno servito e animato l'Eucaristia domenicale celebrata da lui negli anni in cui è stato parroco a
sant'Ippolito. Anche la partecipazione dell'assemblea alla preghiera, per mezzo del canto, è stata viva e presente.
Il rito è stato presieduto dal cardinale Camillo Ruini, il quale, nelle parole
di commiato e di ricordo, ha usato grande semplicità e
sobrietà: ha ricordato l'affetto che legava don Ettore alla
sua Parrocchia, senza negare o tacere le difficoltà e i
tanti momenti di crisi e di incomprensione da lui incontrati
e affrontati nella vita comunitaria. Ha ricordato la persona
con i suoi pregi e i suoi limiti, in onestà, in un discorso
scevro dalla retorica che spesso in queste occasioni si è
usi adottare.
L'ultimo saluto a don Ettore, dunque, morto a 66 anni, è
stato quello di una comunità che si stringe intorno al suo
Maestro e con semplicità si affida alla Sua misericordia,
nella preghiera, presentando un fratello che, come tutti gli
uomini, nella sua fragilità e incompiutezza umana, Lo ha
servito nell'esercizio del suo sacerdozio in mezzo a coloro
che gli erano stati dati.

Omelia
di Don Enrico nel trigesimo della morte di Don Ettore (15
febbraio 2006)
(Letture da Gc 1, 19-27 - Salmo 14
- Mc 8, 22-26)
Vi
offro un pensiero di riflessione, per la preghiera che
stiamo facendo questa sera. E' una preghiera particolare! E' il ricordo di Don Ettore, che abbiamo conosciuto, amato,
che è stato colui che ci ha consegnato la grazia di Dio, i
Misteri di Dio per tanti anni, in quest'ambiente, in questa
Chiesa!
Quindi siamo qui così, ad un mese dalla sua scomparsa dagli
occhi terreni, per ricordarlo e per pregare per lui!
Non voglio fare una commemorazione di Don Ettore, ma dire
solamente qualche pensiero sul mio rapporto con lui e anche
per chiedere al Signore che la Parola che abbiamo ascoltato
possa esserci veramente utile per continuare il nostro
cammino di impegno e di servizio in questo mondo.
Ma prima ho da ricordare un fatto singolare. Il 15 Gennaio
alle ore 19.00, qui in questa nostra Chiesa, celebrava l'Eucarestia
Don Andrea Santoro. Dalle 19.00 alle 20.00 come normalmente
la Messa viene celebrata la domenica.
Don Andrea, come ben sapete, è il sacerdote ucciso due
domeniche fa, nella città di Trabzon in Turchia. Avrete
sentito tutti quanti la drammatica esperienza della Chiesa
di Roma. Dopo aver celebrato l'Eucaristia, Don Andrea ed io siamo
saliti in casa. Mentre cenavamo qualcuno mi ha telefonato…
mi cercava per dirmi che Don Ettore era deceduto. Veramente
singolare coincidenza.
Durante quella celebrazione dell'Eucaristia, verso le 19.30–19.45, credo, Don Ettore è stato chiamato dal Signore!
Ricevuta la notizia io, Don Andrea e Peo (il diacono) ci
siamo precipitati lì dove Don Ettore era deceduto. Già lo
avevano composto nella bara. Ci siamo messi intorno a
guardarlo, a salutarlo... abbiamo pregato per lui!
C'era Don Andrea, c'ero io, c'era Peo... E abbiamo pregato
in maniera molto semplice, con la corona in mano… abbiamo
pregato per lui; senza sapere che tre Domeniche dopo,
proprio Don Andrea sarebbe stato, allo stesso modo, dentro
quella bara così come Don Ettore!
Il mistero della vita, il
mistero dei progetti di Dio!
Don Andrea e Don Ettore si conoscevano! Ci conoscevamo! Come
noi Sacerdoti di Roma, quelli che hanno studiato qui a Roma,
normalmente ci conosciamo! Anch'io ho conosciuto Don Ettore
quando studiavamo… al tempo del ginnasio, del liceo. Lui
stava più avanti di me… ma in qualche modo ci conoscevamo
tutti, anche se poi la città è così grande e ognuno fa il
suo cammino di impegno, di servizio… ci si incontra poco,
soprattutto perché è divisa la città, in tanti settori! Ci
si rincontra poco… però tutte le volte che ci si rivedeva
era un momento bello per lo scambio di opinioni, di idee e
anche un momento per rinverdire le amicizie che sono nate
nella giovinezza!
Così è stato anche per me, con Don Ettore! Avevo seguito il
suo servizio quando era viceparroco, poi da parroco alla
Cinquina e quando era venuto qui. Ma lo avevo seguito, per
così dire, da lontano. Avevo saputo… sentivo quello che lui
operava qui, soprattutto nei primi tempi. Avevo avuto meno
sentore di quello che è successo poi successivamente quando
la malattia è stata presente e quando qualcuno gli si è
messo vicino non da fratello ma da lupo rapace e lo ha
sconvolto anche psicologicamente!
Questa realtà forse dobbiamo mettercela davanti agli occhi.
Da qui scaturisce la nostra preghiera! Abbiamo Don Ettore in
cielo, abbiamo Don Andrea, che l'ha seguito dopo tre
domeniche. Allo stesso modo davanti al volto di Dio! L'uno
che prega per l'altro!
Due persone che hanno servito nostro Signore; lo hanno
servito in maniere diverse, in luoghi diversi, ma con lo
stesso desiderio, nato all'inizio della loro formazione di
essere strumenti nelle mani di Dio per operare il bene.
Quando dico "operare il bene" sapete cosa significa. Don
Ettore lo ha sentito molto... fare il bene! Soprattutto fare
il bene ai nostri fratelli, a coloro che ne avevano più
bisogno! Credo che sia stato molto indovinata la frase che è
stata scritta nel ricordino di Don Ettore che poi vi sarà
distribuito; è stato così, proprio così…….come è scritto
qui: "Vide un fratello in ogni essere umano, al di là di
pregiudizi, diversità o distinzione sociale, e seppe amarlo
con slancio, senza limiti né condizioni".
E' il pensiero che sintetizza veramente quello che Don
Ettore è stato, quello che ha fatto, il suo lavoro, il suo
servizio, soprattutto in questa comunità parrocchiale, che
si è distinta proprio per la carità, per il servizio agli
altri, per essere presente a coloro che avevano bisogno!
E allora io credo che per ricordare in maniera vera Don
Ettore, noi non possiamo andare avanti dimenticando quello
che è stato, senza continuare in maniera corretta e
profonda, in maniera vera, le istanze che Don Ettore aveva
nel cuore che ha tentato di mettere nel cuore di questa
comunità. Egli desiderava veramente che ogni cristiano
sentisse in maniera ricca, in maniera profonda l'urgenza del
servizio all'uomo, il servizio agli altri, il servizio a
colui che ha bisogno, chiunque esso sia in nome di Gesù, in
nome di Cristo.
Questa mattina forse qualcuno di voi avrà sentito che in
Comune è stato aperto "il libro del volontariato"; c'è un
registro dove ognuno può andare ad iscriversi per dare la
propria disponibilità a secondo dei tempi, a secondo delle
capacità, delle potenzialità che ognuno ha per servire gli
altri. Ringraziamo il Signore.
Probabilmente la spinta che la città di Roma ha ricevuto è
stata attivata dai personaggi che conosciamo bene. Ricordate
Di Liegro, ricordate Don Ettore; le loro richieste, il loro
esempio e anche la forza della voce che veniva alzata, nei
confronti di queste realtà hanno fatto crescere dentro il
cuore di tante persone l'attenzione agli "ultimi". Grazie a
Dio che ci sono state queste voci. Hanno permesso di
rendersi conto che non si può essere credenti-cristiani
senza "mettersi a disposizione" a "servizio" dei propri
fratelli, degli "ultimi".
Mettendo vicino Don Andrea e Don Ettore dobbiamo far
sintesi: Don Andrea ha tentato di essere una fiammella
accesa di fede incontrando Gesù; Don Ettore ha tentato di
essere un servitore dell'uomo in nome di Cristo!
Credo che quello che dovremmo saper fare è coniugare le due
istanze: mettere Cristo al centro nel servizio dell'uomo.
Ecco allora la fiammella di fede di Don Andrea vicino al
"servizio" per gli altri di Don Ettore, ci fa crescere
l'attenzione alla "presenza di Cristo" sul volto dei nostri
fratelli. C'è il volto di Nostro Signore Gesù Cristo.
Nell'una e nell'altra istanza c'è una ricchezza profonda:
agire, servire, ma prima incontrare Cristo, essere in
comunione profonda con Lui, perché avendo Cristo dentro il
nostro cuore, possiamo veramente servire in maniera egregia,
profonda, i nostri fratelli perché è l'azione di Dio nei
confronti degli altri che viene fatta attraverso le nostre
vite!
Prima del Vangelo di Marco, avete sentito il versetto del
capitolo 13 del Vangelo di Matteo che ci ha ricordato: "Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché
sentono". E' la preghiera che noi dobbiamo fare questa
sera… i vostri occhi… non i vostri occhi di carne, ma i
vostri occhi della fede perché vedano quelle che sono le
istanze, le esigenze, i bisogni dei nostri fratelli! I
vostri orecchi perché sentano… perché hanno ascoltato quello
che Dio ha fatto per voi, quel Dio che vi ha curato, ha
preso della saliva e ha ricreato quest'uomo… gli ha dato di
vedere, gli ha permesso di rendersi conto di quello che è…
che Dio veramente ci tocchi il cuore, la nostra mente, i
nostri occhi, le nostre orecchie perché abbiamo a capire, a
renderci conto di quello che è il bisogno dell'uomo! E
allora verso questo bisogno Dio ci ha mandato e possiamo
essere veramente al servizio di questa realtà!
E la preghiera che noi facciamo questa sera è di
ringraziamento al Signore per Don Ettore, mentre ricordiamo
anche Don Andrea.
Quello che loro sono stati per la nostra
Chiesa, possa portare frutto grande, profondo e ricco, per
quello che è il nostro cammino comunitario.
Don Ettore ci aiuti a capire sempre di più il bisogno degli
altri e a servire Cristo nei nostri fratelli! |