Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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Come albero piantato lungo corsi d'acqua...
Buon cammino Don Enrico!

Tutto è cominciato con una battuta, ripercorrendo i nomi dei Parroci di Sant'Ippolito: "…da Padre Leone a Monsignor Feroci… sembra una giungla, ed invece è la vostra comunità!".
La sfida che don Enrico ci ha lanciato nel settembre del 2004 è stata questa: creare e rinsaldare quei legami che non ci fanno essere solo persone devote, ma discepoli di Gesù: la sua Chiesa. Sembra di cogliere ancora l'eco delle parole di Giovanni Paolo II: "Aprite anzi spalancate le porte a Cristo". E questo, con Don Enrico, è avvenuto proprio a partire dalle porte della nostra cara vecchia chiesa di mattoni: dalla sacrestia, la domenica anche solo per chiacchierare, alla casa canonica, "casa vostra" come lui la presentava sempre… al Tabernacolo stesso, il giovedì sera per stare con Lui fino all'indomani.
Aprire le porte al prossimo… al quartiere, al mondo, per far conoscere agli altri il grande dono che abbiamo ricevuto. Ecco dunque il brano che ha guidato il suo primo anno pastorale qui con noi: "Se tu conoscessi il dono di Dio".
Il dono di Dio… la sua Parola, il suo Corpo, i Fratelli. La sua Parola spezzata nelle catechesi bibliche, nella Lectio Divina, nella messa di ogni giorno; la sua Parola attraverso le parole di coloro che si sono fatti suoi strumenti…
Le omelie di Don Enrico, sempre caratterizzate "da due o tre pensieri", avranno magari fatto addormentare qualche bambino nelle veglie di Pasqua o di Natale… ma la passione e la forza che lo animavano nello spiegarci la scrittura lo conducevano sempre sullo stesso punto, il messaggio in fondo cruciale della sua pastorale nella nostra comunità: "Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e coloro ai quali lo abbia voluto rivelare, cioè noi: Dio ha infatti creato in se stesso uno spazio per l’Uomo".
Omelie, pensieri come lui li definiva, che finivano sempre con un GRAZIE: per chi aveva
sistemato i fiori, per il coro, per i ministranti… per tutte le persone presenti. Noi tutti da quel grazie abbiamo imparato tanto… abbiamo imparato soprattutto a non essere solo fruitori di un servizio religioso, ma corresponsabili nella vita della Comunità… membra del Corpo di Cristo.
Un cammino, quello della nostra comunità in questi cinque anni, che è continuato con il capitolo 10 del Vangelo di Luca e con l'immagine del Buon Samaritano: "Va e anche tu fa lo stesso!".
Un esempio trascinante che ha via via coinvolto tante persone come le formiche di "Aggiungi un posto a tavola". Un invito chiaro a non restare indifferenti alle situazioni di sofferenza vicine e lontane... il suo impegno di Pastore per le diverse realtà del quartiere, gli studenti, le famiglie e gli anziani, e la tensione a far crescere nella nostra comunità una sensibilità missionaria, di attenzione e disponibilità al mondo.
Di lui qualcuno ha detto: "Dove c’è Don Enrico c’è un cantiere..."; si è sempre prodigato infatti per costruire spazi di comunione: spazi di comunione fisica, come la casa di Pizzoli (suo paese natale) per i campi estivi dei bambini e dei ragazzi, come il salone per il "Capodanno insieme" di tutta la famiglia parrocchiale; spazi di comunione spirituale, come gli esercizi annuali a Sacrofano e la Messa-Cena durante la Quaresima, momenti importanti divenuti di anno in anno sempre più sentiti e partecipati da tutta la Comunità.
Tutto questo è stato possibile solo mettendo al centro Gesù nell'Eucarestia… e tutti noi, avvicinandoci a Lui come i raggi del sole, siamo diventati l'uno per l'altro prossimo.
E da quel Pane spezzato per noi, l'invito forte che ci ha messo davanti in questi ultimi due anni: "Date loro voi stessi da mangiare".
Don Enrico stesso per primo lo ha fatto per la nostra Comunità, mettendo a disposizione la sua enorme esperienza pastorale ed umana, accompagnandoci in quei luoghi che hanno segnato in modo particolare il suo sacerdozio, come la Terra Santa, Lourdes, il Mozambico… ma anche con una presenza costante e discreta che trapela dal suo naturale riserbo.

Guardando il suo studio, ritrovi le intuizioni alle quali il suo percorso spirituale e umano lo hanno condotto. Una grande fotografia di un sicomoro… il messaggio più
volte lanciato alla nostra comunità, divenuto poi invito a tutta la città di Roma nel corso del Convegno Diocesano di quest'anno, di essere come quell'albero, capaci di far vedere Gesù ai tanti Zaccheo che incontriamo ogni giorno…
Una raccolta di libri intitolata "Il Volto dei Volti Cristo"… il s
uo pensiero e la sua convinzione che ognuno di noi, come battezzati, siamo Cristo… volto di Cristo per gli altri.
E in un incontro, una sera, lui stesso ha voluto condividere con noi la storia di tutti quei volti che nella sua vita gli hanno mostrato il volto del Signore… tra tanti, ricordati con una foto tra le mani e tanta commozione nei suoi occhi e nelle sue parole, Don Andrea Santoro, di cui ha condiviso la passione apostolica per la terra di Turchia in cui è nata la Chiesa, e Monsignor Luigi di Liegro, di cui ora è chiamato a proseguire l'opera come Direttore della Caritas di Roma.

Il suo volto sempre sorridente, il suo sguardo sempre luminoso… parafrasando una vecchia poesia afro-americana, la sua vita tuttavia non è sempre stata una scala di cristallo… ma in fondo solo se il cristallo si rompe riesce a sprigionare una luce altrimenti nascosta… e così, il distacco dalla sua Parrocchia di San Frumenzio, dopo ventotto lunghi anni di servizio, è stato certo doloroso… doloroso ma altrettanto fecondo tanto per loro come per noi che abbiamo avuto il dono di averlo come pastore in questi cinque anni.
C'è chi lo chiama scherzosamente "Babbo Parroco"… e in questi anni per i tanti ragazzi, come per i giovani sposi, come per tante persone, è stato in fondo proprio così... un "babbo parroco" che prende in braccio i tuoi figli, che ti viene a prendere ad Assisi all'arrivo della Marcia Francescana, o ti raggiunge nel cuore della sera a Pizzoli solo per partecipare ad una veglia di preghiera, per poi ripartire… che ti sorride e ti chiede "Come stai?"

Caro "Babbo Parroco", il Signore oggi ti ha affidato un'altra Parrocchia… una nuova Parrocchia i cui confini territoriali abbracciano tutta la città di Roma e si estendono fino agli estremi della Terra… avrai per parrocchiani i poveri, gli afflitti, gli emarginati, gli ultimi… ma tuoi parrocchiani saranno anche i tanti uomini e le tante donne volontarie che ogni giorno incessantemente cercano e trovano il volto di Cristo nel volto dell'uomo e della donna che hanno di fronte…
Pregando il Signore per te e per l'importante ministero che ti ha consegnato, preghiamo allo stesso tempo per la nostra Comunità di Sant'Ippolito, preghiamo per ognuno di noi affinché diventi e si senta a sua volta parro
cchiano dei poveri e degli ultimi… affinché si senta prossimo anche di chi vive ai più estremi confini della terra.. affinché si senta sempre più membro del Corpo di Cristo nella Chiesa Universale.

Riprendendo il canto di un salmo… "Sarà come albero
piantato lungo corsi d’acqua, nella vecchiaia darà ancora frutti"... che questo sia il nostro augurio per il tuo nuovo "viaggio".

 

Ripubblichiamo in questo spazio un breve articolo di saluto che Don Enrico
scrisse su un giornale del nostro quartiere in occasione della sua nomina.

Mi è stato chiesto di dare un saluto agli abitanti del quartiere attraverso il foglio di comunicazione del III Municipio. Lo faccio ben volentieri. Sono il nuovo parroco di Sant'Ippolito e provengo dalla zona "Prati Fiscali" (IV Municipio) dove ho svolto il ministero per 28 anni. Entro con rispetto e con attenzione nel nuovo territorio, che colgo ricco di umanità antica (catacombe di Sant'Ippolito in Viale Ippocrate) e di lunga esperienza.
Ho ritrovato nella mia biblioteca una carta di Roma del 1930. L'ho guardata con curiosità ed ho percorso mentalmente il cammino storico di questo quartiere ed il pensiero mi è andato alle vicende liete ed entusiasmanti dell'insediamento di quei tempi e alle vicende dolorose della guerra. Colgo l'occasione per rendere omaggio a tutti coloro (tra questi anche nove Suore Sacramentine dell'asilo di Via Sant'Ippolito) che hanno sofferto e sono morti in quelle tristi circostanze.
Vengo con l'atteggiamento di colui che dà la mano con il sorriso sulle labbra, desideroso di condividere il cammino della vita come buon compagno di viaggio. Per dirla con Thompson in un suo scritto: "Ho cercato la mia anima, ma la mia anima non ho potuto vederla. Ho cercato il mio Dio, ma il mio Dio non sono riuscito ad afferrarlo. Ho cercato il mio fratello e ho trovato tutti e tre". Sono qui a cercare il fratello per imparare da lui e per offrire la disponibilità della vita e dei valori in cui credo con profonda convinzione.
Nell'assemblea parrocchiale del 10 ottobre che ho convocato per dare le linee guida alla nostra comunità di Sant'Ippolito, oltre le cose più specifiche e inerenti al discorso di fede cristiana, ho detto: "Un punto fondamentale del nostro essere persone di fede è quello di avere una profonda apertura mentale e apertura del cuore per considerare l'uomo come valore importante in sé, come incarnazione del valore che è Dio stesso".
La prima persona che ho incontrato scendendo dalla macchina è stato Paolo (chi non lo conosce?), passaporto e visto per mettere piede a terra. Ringrazio il Signore. Paolo mi ha rappresentato, è stato per me l'icona di tutte le donne e gli uomini del quartiere. Sorriso smagliante, accoglienza fatta persona. Io ho risposto tendendo la mano, a mia volta, con la gratitudine di chi vede nel segno la realtà più profonda.
Con lui desidero accogliere con rispetto anche tutti gli anziani. Li guardo e vedo, nello specchio del loro volto, la grande realtà madre di tutti gli intrecci e gli avvenimenti del quartiere. Ai giovani dico: abbiate lo sguardo lungo, osate cose grandi, vivete.
Il Concilio Vaticano II, fonte di ispirazione e di comportamento della Chiesa Cattolica degli ultimi quarant'anni, in un suo documento dice: "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo". Oso rubare le parole del Concilio e farle mie per esprimere l'atteggiamento di disponibilità personale e nello stesso tempo per indicare la direzione del lavoro perché tutti i credenti le facciano proprie giorno dopo giorno.
Prima di concludere non posso dimenticare un saluto cordialissimo agli uomini e donne di altre religioni che vivono nel territorio. In modo speciale invio un saluto ai miei fratelli di religione ebraica con i quali condivido la fede in Dio, Dio di Abramo di Isacco di Giacobbe e di Gesù che io considero "Figlio di Dio".
San Paolo nelle sue lettere ci invita a pregare per le autorità pubbliche. E' troppo se su un foglio di informazione offro la disponibilità ad invocare lo Spirito di Dio perché, con una retta amministrazione, renda il convivere degli uomini profondamente ricco per il bene di tutti?

 

                                                                                                                                                                        Foto 1: Casa di accoglienza per Anziani - Villaggio di Mafuiane (Mozambico)
                                                                                                                                                                        Foto 2: Cantiere per la costruzione della Chiesa “Nossa Senhora de Fatima” -
                                                                                                                                         Ribeirao das Neves (Brasile)
                                                                                                                                                                        Foto 3: Salita al Monte delle Beatitudini - Terra Santa
                                                                                                                                                                        Foto 4: Machamba di Mafuiane - Villaggio di Mafuiane (Mozambico)
 


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