Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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16 Settembre 2018 - il saluto di don Mauro Cianci alla nostra comunità parrocchiale
dopo 14 anni di servizio di cui 9 come Parroco

 

Allora dopo 14 anni permettetemi di essere lungo, non lunghissimo perché non posso andare contro me stesso, io sono “corto”, però forse un po’ più lungo…

Innanzitutto ringrazio il Signore per tutti questi anni. Come ha detto Don Enrico alla mia prima Messa: mi raccomando… inizia sempre ringraziando il Signore… Me l’ha ripetuto per ben 3 volte. Ed io ringrazio il Signore, ringrazio il Signore, ringrazio il Signore.
Questa è la realtà più chiara che ho dentro – e ora fuori – di me. Perché come ben sapete nei momenti più importanti della nostra vita parrocchiale ho sempre sostenuto che – stranamente – io…faticavo a trovare le parole. Così mi sono fatto aiutare. No, non da Emilio ma da alcune cose che mi avete detto o scritto. Perciò le parole o le citazioni per la maggior parte vengono da voi.
Un amico mi ha scritto che ‘nella vita basta uno sguardo per capirsi e due parole dette o scritte, piene di rispetto reciproco, te le ricorderai per sempre.’ Allora, al di la delle parole che dirò, mi piacerebbe – per iniziare - che il mio sguardo arrivasse ad incrociare gli occhi di ciascuno di voi, anche il famoso ultimo dell’ultimo banco. Guardiamoci negli occhi e vediamo ci capirci… Tanti, praticamente tutti, mi hanno chiesto: ‘come stai’? ‘Sei contento’?
E’ una domanda che non può avere una risposta ma c’è una constatazione.
E’ una separazione. Ce l’eravamo già detto alla Veglia di Pentecoste. ‘Se ami saprai che tutto inizia e tutto finisce… E questo non crea una ferita. Non rimani ferito, sai che quella stagione è finita’.
Ora vi confesso che c’ho un po’ ripensato, anche alla luce del Vangelo di oggi. Le ferite ci sono, esistono, rimangono. Don Andrea Santoro le chiamava in qualche modo ‘le trafitture della fede’. Siamo noi che dobbiamo organizzare la nostra vita intorno a quelle ferite. D’altronde Gesù questo ha fatto. Lo abbiamo sentito prima annunciare ciò che gli sarebbe accaduto. Dopo la Resurrezione, per far capire che era proprio Lui, ai suoi discepoli ha fatto vedere le ferite. Ha riorganizzato la Sua vita attorno a quei segni indelebili. Se lo ha fatto Lui... lo dobbiamo fare anche noi.
Sempre qualcuno mi ha fatto notare che Gesù era sempre in movimento, a parte quando si concedeva lunghi momenti di colloquio con il Padre. E io aggiungo perché così è la Vita (che poi è Cristo stesso), perché la vita è dinamica. Lo stare troppo fermi – ve l’ho detto tante volte – porta alla morte, perché è statico, immobile. Ecco perché sulla locandina di oggi c’è scritto: ‘Camminando s’apre cammino’.
Il titolo di un libro di Arturo Paoli, uno dei primi che Enrico - oramai più di quaranta anni fa - mi fece leggere. Attenzione. S’apre cammino, non ‘il’ cammino. E cioè una strada non chiara, una strada indefinita. Un tempo nuovo possiamo dire per ciascuno di noi… Papa Francesco sostiene che il tempo è superiore allo spazio perché ‘Lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro e spinge a camminare con speranza.’ (LF 57). ‘Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi.’ (EG 223).
Chissà se ha letto il Piccolo Principe (secondo me si): ‘perché è il tempo che hai dedicato alla tua rosa che ha reso la tua rosa così importante.’
Il tempo rende importante lo spazio perché nello spazio noi tessiamo relazioni.
Allora io ringrazio il Signore per il tempo, il tempo passato insieme partendo dall’esperienza dell’ascolto e della misericordia vissuta nel Confessionale o nella stanza del Perdono. La grande scuola tracciata da Don Giorgio…
Ringrazio il tempo per le celebrazioni liturgiche, sempre così belle e curate nei minimi particolari – d’altronde abbiamo un cerimoniere pontificio – sia nei canti e musiche dei vari cori che nel servizio liturgico dei tantissimi ministranti sia negli addobbi – qui ringrazierei anche un po’ me stesso… Ringrazio per il tempo passato ai campi estivi, nelle varie esperienze con i giovani, con gli Scout, i gruppi famiglia. E poi quello agli Esercizi parrocchiali, al Capodanno con gli anziani, le tombole, il Carnevale, i Concerti di piccoli e grandi, la neonata Festa parrocchiale.
Per tutto il tempo investito nell’accoglienza per la preparazione ai Sacramenti: dal Battesimo alla preparazione al Matrimonio, dal catecumenato alle Cresime adulti, dagli Ippolotti alle Comunioni e al Dopo, dalle Cresime e ai vari Dopo, dai gruppi giovani – marce francescane incluse - al Masci e agli amici del libro, dalle Api a 5 dita con il loro indispensabile mercatino al laboratorio missionario ‘Oltre l’Orizzonte’… Qui il tempo si dilata nello spazio. Va dalla costruzione dell’asilo in Brasile alla scuola di Kirie in Kenya, da Lourdes alla Terra Santa passando per S. Giovanni Rotondo. E un pensiero al nostro Card. Dew da Wellington in Nuova Zelanda.
Ringrazio ciascuno di voi per tutto il tempo che avete speso e spendete per questa Comunità: dal filtro della segreteria a chi tiene così bene i conti. Da quello che è stato speso per i poveri al centro di ascolto a quello per gli ammalati, o per i bambini di Casa azzurra, o per il gruppo Crisalide. Per la stazione Tiburtina. Per le ore del giovedì dedicate all’adorazione o agli incontri di approfondimento della figura di Padre Pio, fino alla preghiera a Maria: anzi… la Legio si dovrà impegnare di più adesso a pregare per me perché io adesso abito a casa della Capa – La Madonna del Divino Amore - quindi se non lo fate so affari vostri, e anche miei.
Ringrazio per il tempo del lavoro. Ringraziamo Dio perché abbiamo dipendenti che vivono la Parrocchia come casa propria e che lavorano per mandare avanti la baracca: in primis Giuliano, e poi chi si spende per il Cinema... Inoltre chi ha pulito, cucinato, lavato, stirato per ciascuno di noi preti in canonica.
E poi ringrazio tutti i presbìteri e presbitéri, dai passati ai presenti. Da quando ero Vice a quando sono diventato Parroco. Soprattutto gli attuali che hanno avuto la pazienza di starmi accanto in questi giorni non semplici precedenti il trasloco – opss una menzione speciale per i traslocatori – e un pensiero speciale va a chi qui c’era e rimarrà più di tutti gli altri, il Diacono Pino con Francesca con la banda Massaria al completo. Ringraziamo Dio per tutte le Vocazioni che sono nate grazie a questa comunità.
Sono qui per ripetervi ancora una volta il mio Grazie.
Ma anche per dirvi: Ciao, Come dice Tiziano Ferro: ‘mio piccolo ricordo in cui nascosi anni di felicità’.
Sempre una di voi mi ha scritto: ‘amare è tenere con tenerezza e passione Dio e l’uomo dentro di se, inscindibilmente: se uno ama, è come se l’altro dimorasse dentro di lui’. Lo so che mi sentirò sempre ‘abitato da voi’ e da tutto ciò che abbiamo fatto insieme.
Sempre una canzone di Tiziano Ferro mi ha suggerito il riassunto di ciò che dovrei fare al Divino Amore, giocando su una rima.
Lui parla di Incanto. Che fa rima con ‘Decanto’… E’ quello che il Signore ci dice nel Vangelo ‘Venite a me… e io vi ristorerò’. E io ho sempre aggiunto se vi ricordate ‘punto: non ci dice se farai questo o quest’altro. Vieni e fatti ristorare. Spero di riuscire a farlo.
‘Decanto’…. Fa rima appunto con Incanto. Oggi siete per me un incanto… guardarvi uno per uno, a condividere le emozioni di questi momenti e continuare a ringraziare il Signore. Forse siamo stati tutti un po’ tentati di prenderlo da parte e dirGli: senti un po’… Ma era proprio necessario? Ricordiamoci che decide Lui. Il Capo è Lui. E’ giusto perciò che sia così, che passi il testimone ad un altro, anche più esperto e grande di me.
Manlio io mi sento solamente di suggerirti quello che diceva sempre D. Carlo Graziani, il mio primo Parroco a S. Frumenzio: ‘fate tutte le cose assieme’. Questo perché lo abbiamo toccato con mano che – anche se a volte con fatica - ‘Ma c’è uno stare insieme che ci salva’.
Tornando allora alla domanda inziale: sei contento? Innanzitutto ho vissuto ancora una volta il fatto che quando uno arriva soffre ed è contento. Quando uno se ne va è contento ma soffre.
Sono contento? Sono sereno.
Spero di essere stato il dito – mignolo – che indicava il Signore, un compagno di cammino verso di Lui. Un operaio che si è impegnato ‘nella Vigna del Signore’ e che citando un romanzo che si intitola ‘La casa a Nord Est’: ’Non sono ancora riuscito a capire perché il lavoro (in questo caso il servizio) – questa vecchia bestia del popolo – la sera, prima di chiudere gli occhi mi fa sentire innocente come un bambino.’
Ecco perché l’ultimo ringraziamento – tenuto apposta ora, per evitare che l’emozione prendesse il sopravvento – va a tutti i bambini.
Quando Don Enrico mi disse di seguire il fantastico mondo delle Comunioni e presiedere la Messa delle dieci e mezza, mi era preso un colpo. Io ero sempre stato con i più grandi con i giovani. Come al solito aveva ragione.
Se ho imparato minimamente ad essere efficace nelle omelie lo devo a voi bambini. Se sono riuscito a rimanere quello che sono è perché mi avete fatto rimanere in contatto con una parte bambina di me che ogni tanto, soprattutto ai campi, prendeva il sopravvento. Ma anche perché bambini, ringraziando voi, ritorno ad incrociare lo sguardo – e torniamo a bomba - e gli occhi di tutti quelli che sono stati bambini prima di voi e che adesso sono cresciuti e magari hanno figli a loro volta. Penso che questo riassuma tutti i miei sentimenti.
A tutti voi grazie. Grazie di esserci stati nei momenti belli e in quelli brutti.
E non potevo non terminare con una citazione canora ma so che ancora una volta vi stupirò:
Viva, viva, sempre viva la Madonna del Divino Amore. Fa le grazie a tutte l’ore. Noi l’annamo a visità….’
Poi - e finisco – poi mi sono detto che sarei stato troppo serio, che qualcuno avrebbe cominciato a dire ‘noo, sei cambiato, non ti riconosciamo più…’
E allora vi saluto ricordando che ‘questi sono e resteranno i migliori anni della nostra vita’… Augurandoci che ne vengano anche di ‘più migliori’… (Bambini… non si dice…)

don Mauro


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