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19
Settembre 2004
Il saluto di Don Alberto Papotti alla nostra Comunità
Dopo 10 anni al
servizio della comunità di Sant'Ippolito è venuto per Don
Alberto il momento di salutare tutti i suoi amici e
parrocchiani e di andare a servire, come parroco, un'altra
parrocchia.
Il 19 settembre c'è stata la messa di saluto, alla presenza
del nostro Vescovo di settore Mons. Enzo Dieci.
Alle 10.00 inizia la Santa Messa presieduta da Mons. Enzo
Dieci, e che vede la concelebrazione di Don Alberto, Don
Enrico Feroci, Don Mauro Cianci, Don Giorgio Rossi, Don
Cristian Colella e il Diacono Peo Blasi.
Nell'omelia il Vescovo ha parlato a lungo della presenza di
Don Alberto nella comunità di Sant'Ippolito, e di quanto
scambio reciproco di amore c'è stato in undici anni di dura
attività.
All'offertorio sono stati portati all'altare anche una
bacinella di terracotta con degli asciugami, simbolo della
lavanda dei piedi e del sacramento del sacerdozio.
Al termine della comunione i saluti ufficiali: Orlando ha
letto uno dei suoi commoventi sonetti (a lato) e Peo ha
pronunciato il saluto di tutto il presbiterio elogiando
l'impegno e le doti di Don Alberto che ha concluso, come al
suo solito schivo alle lodi, ringraziando tutti
sentitamente. Impossibile descrivere il profondo clima di
commozione che aleggiava nella chiesa durante il brevissimo
discorso di Don Alberto, che ha chiesto a Don Enrico di
continuare nell'opera di riavvicinamento dei giovani alla
chiesa, da lui iniziata e che già da qualche anno sta dando
i suoi frutti. I vari interventi di ringraziamento sono
stati inframmezzati da applausi lunghi anche un paio di
minuti.
Dopo la Santa Messa ci siamo incontrati tutti in cortile
dove, fino al primo pomeriggio, Don Alberto si è
intrattenuto per salutare parrocchiani, amici e conoscenti.
All'ora di pranzo, complice il nuovo parroco Don Enrico,
ognuno ha portato qualcosa e siamo rimasti in cortile
mangiando tutti insieme, come una vera comunità.



Lettera di
Saluto di Don Alberto
alla Comunità parrocchiale
Roma,12 settembre
2004
SS. Nome di Maria
Carissimi,
non
vuole certo essere, questa mia, una "lettera apostolica" ma
solo un saluto a chi, eventualmente, non fossi riuscito a
salutare personalmente, ma anche una fraterna condivisione
di sentimenti emergenti, frammisti a ricordi e a esperienze,
che, ritengo, debbano rimanere come le radici di un di più
nel cammino spirituale, nella gioia di un "già", che per la
grazia di Dio possiamo aver conquistato insieme, e nella
ricerca di un "non ancora" che ci attende per quel continuo
crescere che la bontà del Signore offre alla nostra buona
volontà, e che nessun cambiamento dovrà, e potrà, mai
arrestare.
Più volte, meditando insieme sulla Parola di Dio, abbiamo
sperimentato quanto essa sia sempre eternamente attuale: è
per noi, oggi, qui.
È l'esperienza vissuta, tante volte anche insieme, ogni
volta che ci siamo accorti di poter – o di dover –
condividere i sentimenti dei protagonisti del testo che ci
era stato proposto. È l'esperienza che mi sono trovato a
fare ancora una volta in questi giorni leggendo quella
pagina degli Atti degli Apostoli (20,12 ss) in cui viene
narrato il commiato dell'apostolo Paolo dalla comunità di
Efeso.
San Paolo mi perdoni l'accostamento, sicuramente per parte
mia inadeguato, alla sua persona (del resto è tutto il
contesto e ogni altra circostanza ad essere diversi), ma i
sentimenti descritti da quel testo sono tanto simili a
quelli che vado provando ora che ormai è giunto il momento
in cui devo raggiungere la Comunità alla quale i Superiori,
nella loro vigile sollecitudine pastorale verso la diocesi
di Roma a nome del nostro amatissimo Vescovo il Papa, mi
hanno destinato. Come San Paolo vivo questo momento di
distacco con il pensiero rivolto in due direzioni:al passato
e al futuro.
Ho vissuto tra voi quasi dieci anni – i primi dieci – della
mia vita di sacerdote, del mio ministero sacerdotale, del
mio essere sacerdote di Cristo unico e sommo sacerdote, da
cui ogni sacerdozio discende quale partecipazione: Dio,
infatti, per un insondabile mistero di amore e di umiltà, ha
voluto associare la sua opera redentiva alla strumentalità
povera di uomini da lui scelti, non per i loro meriti, ma
per la sua immensa misericordiosa bontà.
Per voi e tra voi sono diventato prete: siamo cresciuti
insieme nella fede, nella speranza e - ne sono certo – anche
nella carità, nutrendoci di Cristo pane di salvezza e fonte
di santità, insieme lo abbiamo adorato e contemplato;
insieme abbiamo amato e pregato la dolcissima vergine Maria
fonte della nostra fiducia perché madre nostra amorosa e
vigile.
Con San Paolo, in tutta verità, posso dire che non mi sono
sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio,
a voi tutti fra i quali sono passato annunziando il Regno di
Dio.
Ho ritenuto di dover essere tra voi non altro che un
evangelizzatore dell'infinito amore misericordioso del Padre
e della chiamata di tutti alla santità; evangelizzatore,
cioè colui che annuncia la buona notizia, e quale notizia
può essere più bella di quella che ci annunzia la certezza
che Dio ci ama personalmente di infinito amore gratuito e ci
vuole partecipi della sua gloria eterna, cioè della sua
santità?
Se sapeste quanta sofferenza nel vedere la incapacità di
molti a credere e ad accogliere nella propria vita un simile
annuncio; ma, anche, che immensa gioia – indescrivibile -
constatare lo stupore gioioso di chi non sapeva ma che
riesce a cogliere la novità della notizia e si lascia
avvolgere dall'amore di Dio abbandonandosi all'azione della
grazia.
Ancora con San Paolo vi dico: vegliate su voi stessi. Che
nessun dono di grazia rimanga in voi infruttuoso.
Sono certo che ancora più spedito, nella docilità e nella
disponibilità al nuovo pastore che il Signore ha scelto per
voi, sarà il vostro cammino nella via della perfezione della
carità; carità che, mentre ci unisce sempre più intimamente
a Cristo fonte unica della vera gioia, ci rende capaci di
coinvolgere anche i fratelli lontani nella meravigliosa
avventura della sequela di Cristo.
Preghiamo l'uno per l'altro: sarà il modo migliore per
esprimerci reciprocamente il grato ricordo di questi anni
vissuti insieme.
Pregate – è sempre San Paolo che mi suggerisce le parole –
perché io possa condurre a termine il servizio che mi è
stato affidato dal Signore Gesù di rendere testimonianza al
messaggio della grazia di Dio.
Io pregherò per voi, per le vostre famiglie perché siano
sempre nella pace e nella serenità che viene dal vivere
nella legge del Signore e nella fraternità con tutti.
Vi porto nel cuore, tutti e ciascuno, con le incertezze e le
speranze dei giovani (come dimenticare i campi scuola sulle
Dolomiti e le discussioni sotto le stelle!), le ansie e le
difficoltà dei genitori, le solitudini degli anziani e le
sofferenze degli ammalati, gli occhi puri e trasparenti dei
bambini curiosi di conoscere l'amico Gesù, raggianti di
gioia per la loro Prima Comunione ma anche l'esuberanza nei
campeggi; l'impegno delle Suore nell'animare la Comunità tra
i bambini, gli anziani, i bisognosi, e dei catechisti nel
dare quanto ricevuto perché altri fratelli - piccoli e già
adulti – possano crescere nella fede.
Gratitudine profonda per il tanto ricevuto da chiunque di
voi ho avuto il dono di avvicinare, soprattutto nel
sacramento della riconciliazione dove ho scoperto quanta
sete di Dio c'è in ogni uomo e quanta sofferenza si nasconde
in ogni cuore, ma anche quanta capacità di offerta l'amore
sa suscitare. Mi sento di poter dire che con quello che
siete o che vorreste essere ho scoperto ricchezze e
aspirazioni, il che mi ha aiutato ad imparare che cosa
significa essere sacerdote, uomo per gli altri.
La vergine Maria, madre della nostra fiducia soprattutto nei
momenti della prova, vi custodisca sotto il suo manto, e
Gesù Eucaristia presenza d'amore in ogni tabernacolo sempre
in attesa di chiunque in lui crede, vi attragga, crocifisso
redentore, perché possiate e sappiate condividere con lui
gioie e speranze, vostre e del mondo intero.

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