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La scomparsa di Orlando
Il
26 agosto è tornato alla casa del padre il nostro fratello Orlando
Orlandi.
La sua morte improvvisa ha lasciato un grande vuoto all’interno
della comunità parrocchiale essendo stato un attivo e validissimo
collaboratore.
Orlando però non era solo il responsabile del gruppo MASCI (adulti
scout), che si occupava tra le altre tante cose di organizzare la
giornata dedicata alla donazione del sangue, ma era un grande amico
e fratello nella fede. Sempre a disposizione, presente in ogni
iniziativa... lavorando con noi tutti... sempre pronto per un
consiglio o un incoraggiamento.
Uno stimolo ad andare avanti e non arrendersi a nulla.
Più volte ci ha aiutato nel corso delle liturgie a comprendere il
vangelo domenicale grazie alla interpretazione fatta con i suoi
sonetti in romanesco che venivano compresi anche dai più testardi.
Lui che ha prestato la voce a Dio nello spettacolo “Aggiungi un
posto a tavola” rappresentato dai giovani, siamo sicuri che da Dio
ci sia arrivato veramente a porte spalancate con la semplicità che
lo ha sempre contraddistinto.
E di questa sua semplicità ci ha voluto lasciare un'ultima
testimonianza... a modo suo... con l'ennesimo sonetto romanesco
scritto pensando al giorno del suo funerale.
A leggerla bene, una vera lezione di vita cristiana.
Er funerale mio
Quanno verrà quer giorno che sò morto,
l’evento è certo, ma nun se sa quanno,
dovete sceje un caro pè er trasporto,
più semplice tra quanti se ne fanno.
La cassa dove ce sarò rinchiuso
de legno grezzo, p’annà sotto tera,
er vestito più logoro dall’uso,
tojete catenina, anello e vera.
Così potrò mostrà alla Sua presenza
la modestia che in vita m’è mancata;
o doverete dà in beneficenza
tutta la robba bòna ch’ho lasciata.
Nessun segno de lutto e manco un fiore,
gnente singhiozzi da cràtura in fasce
perché si piagni quanno uno more,
è come si pagnessi quanno nasce.
Durante er funerale, ar cataletto,
attaccatece pure ‘sto fojetto
ORLANDO (scritta il 24 giugno 1993)
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