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"Lourdes 6-14 agosto 2007"
Esperienza estiva di servizio del Laboratorio Francescano "Sigillum
Regis"
Pacentro (AQ), 25 luglio
2007
Penso... Aria di Lourdes...
E' tardi… O meglio è presto per la maggior parte degli
uomini ma non per noi… o comunque non per me… Su al
"reparto", con gli Scout, quando scendevo in macchina a
Pacentro (il paese di Madonna… Non vi dice niente?…) mettevo
a tutto volume questa canzone di Gianna Nannini
Aria
Sai nascono così
Fiabe che vorrei
Dentro tutti i sogni miei
E le racconterò
Per volare in paradisi che non ho
E
non è facile restare senza più fate da rapire
E non è facile giocare se tu manchi
Aria come è dolce nell'aria
Scivolare via dalla vita mia
Aria respirami il silenzio
Non mi dire addio ma solleva il mondo
Sì portami con te
Tra misteri di angeli
E sorrisi demoni
E li trasformerò
In coriandoli di luce tenera
E riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire
E riuscirò a sentire ancora quella musica
Aria come è dolce nell'aria
Scivolare via dalla vita mia
Aria respirami il silenzio
Non mi dire addio ma solleva il mondo
Aria abbracciami
Volerò
Aria ritornerò nell'aria
Che mi porta via dalla vita mia
Aria mi lascerò nell'aria
Aria com'è dolce nell'aria
Scivolare via dalla vita mia
Aria mi lascerò nell'aria
Certo, fra le montagne sembrerebbe naturale che io pensassi
all'aria… E invece io non facevo altro che pensare a
Lourdes… Perché per un bel po' di tempo mi sono detto,
ansioso e preoccupato… un po' fra me e me e un po' parlando
con il Signore: "E' una grande sfida… in cosa ci siamo
imbarcati… le tende, 44 persone… il servizio a Lourdes… il
viaggio in pullman???" Poi… alla luce dell'esperienza fatta
con i ragazzi… quando le cose vanno storte e il Signore le
raddrizza, quando le difficoltà sembrano insormontabili e
Gigi e gli altri trovano le soluzioni e non si abbattono…
Ecco... ho capito che quello che andiamo a fare a Lourdes
non è la solita sfida, come Pizzoli in 50... è una melodia…
che nasce così… quando meno te lo aspetti… e che dà un nome
nuovo alla parola "sobrietas".
Si chiama adattabilità, malleabilità… si chiama
disponibilità… si chiama "il servizio, la fraternità e
poi il resto non è così importante"...
E' comodo essere "sobri" se si decide quando e dove non bere
il vino... (varranno comunque le regole di Pizzoli). E' più
impegnativo essere sobri perché si è fatta una scelta che
non sai dove ti porterà. Perché affrontare le proprie
amarezze fa si che il Signore le trasformi in dolcezze…
Aria… Credo che abbiamo bisogno di scivolare dalla vita
propria, respirare un'aria nuova, fatta di stimoli,
incontri, difficoltà, ansie diverse dal solito… Abbiamo
bisogno di preghiera silenziosa, di profondità mai esplorate
fino in fondo, di un rapporto con Dio più bambino… perchè… "Nulla
è più puerile della luce di una candela che trema nel buio".
Mi auguro che questa "sobrietas" abbia il sapore che sento
io stasera, stanco ma felice, assonnato ma emozionato,
preoccupato ma grato al Signore e a tutti voi che non vi
perdete in chiacchiere e beghe da cortile ma volete
respirare un'aria nuova.
Ci vediamo il 4 agosto alle 17 per celebrare la Messa e
partire… Come diceva mia nonna: "A Maronn v'accumpagn".
Don Mauro
Village des Jeunes
(Lourdes), 11 agosto 2007
Eccoci
qua nel giorno di S. Chiara, è mezzogiorno, il sole di
Lourdes è alto e caldo, forse è l'unico momento che mi sono
preso di pausa in questa avventura, o forse il mio cuore,
carico di emozioni, ha deciso di esplodere e l'unico modo di
assecondarlo è stato ascoltarlo dettarmi le parole che sto
scrivendo, ecco il perchè di queste poche righe.
Conosco appena neanche la metà di voi, alcuni ho imparato a
scoprirli in questi pochi giorni, altri hanno condiviso con
me una parte delle loro esperienze, altri hanno già un
posticino nel mio cuore perchè mi hanno scoperto sporcandosi
le mani con me durante l'avventura scout, ma sicuramente
tutti, nessuno escluso, mi avete dato tanto.
Ho avuto modo di parlare e di confrontarmi con voi sul
servizio, sulla modalità di fare servizio, sulla preghiera,
sul donarsi gratuitamente e sull'importanza che non importa
che tipo di servizio fai, ma su come lo si vive mentre lo si
fa perchè è questo che ti fa stare bene.
Se c'è una cosa che ho imparato in questi pochi anni di
servizio è stato che per essere felici bisogna spendersi,
consumarsi come la candela della condivisione davanti alla
grotta, perchè la gratificazione terrena più bella è il
sorriso e la felicità del prossimo.
In una lettera che conserverò per sempre di un grande uomo
ho ritrovato le parole per spiegarvi quello che in queste
righe non sono riuscito a farvi capire. "...Io servo per
servire, è il servizio stesso la ricompensa, le "cose buone"
la parte migliore che niente potrà togliermi. E' la
comprensione del "per chi" faccio le cose che danno
valore al come ed al perchè..."
Ringrazio
Don Mauro per l'esperienza di servizio che mi ha proposto,
come ho detto a molti di voi la
"kambusa" è come una casa, un
luogo caldo dove trovare ristoro, ma anche amore, persone
che ascoltano, e spalle
su cui piangere, sfogarsi, e perchè no, farsi anche quattro
risate.
Ringrazio tutti voi uno ad uno, Massimo, Claudio, Antonio,
Francesca, Redde, Francesca,
Mariclaire, Mauro, Enrico,
Giancarlo, Paolo, Paolino, Fabio, Federico, Serena,
Chiaretta ed eviterò di elencarvi, tutti per avermi fatto
vivere il servizio che avete vissuto personalmente con i
vostri occhi ed avermi fatto emozionare, ridere, piangere,
pregare con voi. E' come se fossi stato tutto il tempo
accanto a voi alle piscine, all'hospitalitè, alla stazione,
è come se avessi fatto servizio insieme a voi. La veglia poi
ieri sera è stato un momento intimo di condivisione di un
cammino che non ho seguito, ma nel quale mi sono trovato
inserito senza problemi, accettato ed accolto. Vorrei
lasciarvi solo con un sorriso ed una
preghiera alla quale sono molto legato, parlo di un salmo
che mi è particolarmente caro, che vi sia di aiuto e
sostegno nei momenti di difficoltà se mai ve ne saranno.
Alzo gli occhi verso i monti
da dove mi verrà l'aiuto?
Il mio aiuto
viene dal Signore
che
ha fatto cielo e terra.
Non lascerà vacillare il tuo piede
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno,
il custode d'Israele
Il Signore è il tuo custode,
il Signore è come ombra che ti copre,
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
nè la luna di notte.
Il Signore ti proteggerà da ogni male,
egli proteggerà la tua vita.
Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri,
da ora e per sempre
Siete un bel gruppo. Ognuno di voi è unico e nei momenti bui
in cui si creano incomprensioni cercate almeno di trovare il
cinque per cento di buono che c'è in ognuno di voi per
reimpostare relazioni e superare insieme momenti di
difficoltà.
La ricetta di questo campo è stata l'emozione e la
condivisione... ed allora vi auguro di emozionarvi sempre
perchè dall'emozione e dai sentimenti puri nascono le
preghiere ed il servizio. Siate umili ed amate il servizio.
Grazie ancora vi porterò nel cuore e nel mio zaino.
Gigi "Er Kambu"
Roma, 31 agosto 2007
"Aria…
com'è dolce scivolare via dalla vita mia…"
Su queste note è cominciato il nostro viaggio verso
Lourdes. Un'aria nuova quella di Lourdes, l'aria del
servizio… Un servizio diverso rispetto a quello che alcuni
di noi potevano essere abituati a pensare. Un servizio che
doveva farci scontrare
e incontrare una realtà che per molti versi poteva far
paura, quella realtà che umanamente ognuno tende a fuggire:
la realtà della
malattia, della sofferenza…
Quando sentivo i
racconti delle persone che avevano vissuto prima di me
questa esperienza, da questi trapelava ancora viva, anche a
distanza di anni, l'emozione del contatto con la gente, con
un servizio che era stato uno spendersi per l'altro.
…"Date loro voi stessi da mangiare"…
Non sapevo cosa aspettarmi da questo viaggio… Durante le
interminabili ore di pullman tentavo di immaginare come
sarebbe stato il posto dove avremmo vissuto (era la prima
volta che andavo in campeggio), che tipo di servizio saremmo
stati chiamati a fare, e dentro di me sentivo crescere un
senso di profonda inadeguatezza.
All'arrivo ci hanno immediatamente accolto le persone che di
noi ci avevano
preceduto nella partenza, per arrivare prima e prepararci,
nel vero senso della parola, il terreno dove avremmo tirato
su il nostro "alloggio". Scesi dal pullman, sotto un sole
cocente e un'afa che toglieva il respiro, i più esperti ci
hanno messo davanti gli occhi dei pali di ferro che dovevano
servire a montare le
nostre tende e ci è stato chiesto: "Secondo voi da dove
si comincia?". Dopo un primo momento di perplessità e i
timidi tentativi di qualcuno, piano piano, tutti insieme
abbiamo tirato su, su una piazzola d'erba, quello che
sarebbe diventato il nostro albergo a cinque stelle.
I
primi entusiasmi però hanno presto lasciato il posto al
disagio della pioggia incessante e del freddo pungente.
Negli occhi di qualcuno (i miei per certo) traspariva un
malcelato "Ma chi me lo ha fatto fare?"… Tutto mi
sembrava fuori misura per me, la montagna, le tende,
l'acqua, il santuario… Due grandi scalinate ai lati della
basilica scendono verso l'ésplanade, come a voler
significare l'abbraccio accogliente con cui Lourdes, con cui
Maria, la Madre di Dio,
stringe a sé le migliaia di persone che ogni giorno
affollano quella grande piazza.
Il tempo di ambientarci, poi l'impatto con il servizio che
tanto aspettavamo: i ragazzi destinati al servizio d'ordine
nelle processioni, alle piscine, all'accoglienza dei
pellegrini ala stazione; noi ragazze all'Accueil de Notre
Dame, a due a due (così come Francesco manda i suoi frati)
nei vari piani di quella enorme struttura.
Uno straccio in mano, uno scopettone, un secchio pieno di
acqua saponata… Questo è stato il mio servizio… Un ruolo il
mio, che ribaltava tutte le
mie aspettative, benché
non chiare e non ben definite. Ma chi, andando a Lourdes,
immagina di passare sette giorni a pulire pavimenti o sedie
di una sala enorme che fungeva da mensa?
No, quella non era la Lourdes che avevo immaginato, quello non
era il servizio che avrebbe cambiato il mio senso del
servizio… Lourdes è la sofferenza, Lourdes è la malattia…
Lourdes non può essere una stanza con cinquanta sedie dalle
gambe sporche!
Tutto, tutto era al di fuori di quello che io potessi
comprendere, niente avrebbe potuto lasciare dentro di me
quel segno di cui tutti mi avevano parlato. Un sigillum, un
segreto che parlasse solo a me.
Tutto era un disagio continuo, il clima,
le aspettative, il ritmo estenuante
delle giornate, che ci
vedevano fare avanti e indietro per una salita che sebbene
non troppo lunga, sembrava ogni volta sempre più
inarrivabile.
Vedevo
le file interminabili di carrozzine e risciò davanti la
grotta, davanti il santuario nelle processioni… Mi ricordo
che una delle cose che più ci aveva colpito erano le
candele… Lourdes è piena di candele, simbolo della preghiera
di migliaia di fedeli che continua nel tempo, oltre la
presenza fisica… Ma se il mio "servizio" doveva rimanere
dentro quell'accueil, dovrei avrei trovato il senso di
quello che stavo facendo se non potevo avere il contatto con
quella realtà di Lourdes? In uno
straccio, in un pavimento
pulito?
Eppure, piano piano,
dalle nostre tende si cominciava
a respirare un odore di casa… A tutte le ore del giorno, a
cominciare dalle prime luci dell'alba, un sorriso e una
bevanda calda, o un piatto di pasta cucinata apposta per
ciascuno di noi, ci ricordava che veramente qualcuno si
prendeva cura di tutti, rendendoci
il servizio più importante, quello dell'accoglienza.
E lo faceva nel modo più semplice: dandoci da mangiare… "Date
loro voi stessi da mangiare"…
Il servizio tanto umile
che diventa per tutti così speciale. Ci si fa piccoli per
servire l'altro. Il Signore
a Lourdes mi ha dato la possibilità di farmi piccola,
piccola come neanche io
mi sarei immaginata. E il primo modo di farsi piccoli è fare
spazio agli altri. E a Lourdes per me tutto e tutti erano
gli altri.
Bisognava che mettessi da parte me stessa e lasciassi spazio
a ciò che in quel momento ero chiamata a vivere e solo così
sono riuscita a dare un senso alla mia esperienza. Ho capito
che servire è realmente dare se stessi da mangiare lì, dove,
come e a chi ne ha bisogno e non solo a Lourdes, ma in
ogni realtà che
incontriamo, a partire da quella più piccola.
E il primo servizio, il primo fare spazio agli altri deve
partire dalla realtà più prossima. E' così che quelle tende
umide si trasformano in un albergo a
cinque stelle, che la pioggia
diventa una compagna d'avventura, che quello straccio e quel
secchio assumono un significato
diverso, il significato che viene dalla Fede, perché Lourdes
non è malattia, Lourdes non è sofferenza… Lourdes è la Fede,
Lourdes è lo sguardo di
Maria che posa gli occhi suoi su chiunque le affidi le sue
speranze e le sue paure… Lourdes è la vista dell'amaro che
si trasforma in dolce solo grazie all'Amore di Dio che
agisce in ogni centimetro di quel luogo.
Ma Lourdes non rimane lì, sulle sponde del Gave. Il miracolo
di Lourdes non si ferma dentro
quella grotta, in quell'acqua…
Il miracolo è ciò che Lourdes ti lascia dentro, ciò che
riesce a portare e far maturare nel
cuore… Occorre farsi piccoli
per far spazio a questo miracolo, per fare spazio all'Amore
di Dio che ci chiama a sé, che ci chiede di donarci senza
risparmiarci, di darci completamente a Lui, di scivolare via
dai nostri limiti, di non catturarlo nel nostro mondo ma di
entrare nel suo, ognuno come può, ognuno come ne è capace…
"Date loro voi stessi
da mangiare"…
Chiara L.

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