Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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Avvento 2011


LA GRANDEZZA DELLA PICCOLEZZA


            Piccoli miei…. Mi verrebbe da iniziare così….

"Dio si stanca dei grandi regni, mai dei piccoli fiori". È il verso di un poeta popolare in Occidente, nonostante sia stato un indiano di Calcutta, Tagore. Mi sono imbattuto in queste poche parole leggendo un libro di un sacerdote, Luigi Pozzoli, intitolato "Elogio della piccolezza".
In un'epoca in cui si ama l'eccesso, l'ostentazione, persino la demagogia… è provocatorio ma doveroso celebrare, ammirare, esaltare la grandezza della PICCOLEZZA, l'abbassamento, la semplicità, il "pianissimo".
In un antico testo apocrifo egizio Cristo parlava così: "Io divenni piccolo perché attraverso la mia piccolezza potessi portarvi in alto donde siete caduti. Io vi porterò sulle mie spalle".
È questo il senso intimo dell’Avvento e del Natale. Noi andiamo dalla grandezza e onnipotenza di Dio alla piccolezza e fragilità di un bambino, del piccolo per eccellenza. Come diceva il profeta Isaia: "Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse" (Is 11,1).
Una creatura piccola, fragile e bisognosa di cure e attenzioni avrebbe realizzato le grandi promesse di Dio.
Nella scena del presepe Gesù rivela il mistero della sua grandezza: è quello del Figlio di Dio che si è fatto piccolo, il più piccolo di tutti. Questo è il segno per riconoscerlo fin dalla nascita: "troverete un bambino" (Lc 2, 12). In questo modo Gesù spiega la vera gerarchia: il più grande è il più piccolo. Perché il più piccolo fra tutti è lui. Chi accoglie il più piccolo, accoglie lui e accoglie Dio stesso, che tale si è fatto per accogliere tutti.
Scrive Pozzoli: "Nell'incarnarsi di un Dio bambino, che poi prenderà le fattezze di un servo, avviene qualcosa che sommuove tutte le gerarchie umane: Dio viene a incrociare e a sentire come parte di se stesso tutti i piccoli della terra: i bambini, i malati, gli emarginati, gli impuri come i pubblicani, gli eretici come i samaritani, i senza patria, i senza nome, i senza voce".
Dio si stanca dell'enfasi del fariseo, della boria del potente, dell'altezzosità del giusto ipocrita, della falsità di chi arroga a sé diritti e privilegi.
Se Dio non avesse scelto la piccolezza per farsi a noi prossimo, sarebbe rimasto un Dio troppo lontano e distante
"nell’alto dei cieli".
Questa decisione di Dio ci permette di entrare in una relazione intima con Lui e dovrebbe stimolarci ad un cambiare vita affinché "eserciti la sua buona volontà perché ci sia pace sulla terra"...
Come si declina nella nostra vita la piccolezza? Non come assenza di grandezza (potere, denaro, intelligenza, impegno spinto al massimo) ma come riconoscimento dei nostri limiti umani sotto lo sguardo misericordioso di Dio.
Noi possiamo gustare il dono della piccolezza per noi e per gli altri se operiamo un salto qualitativo nelle nostre relazioni con un duplice movimento: come Dio si è reso piccolo anche io mi faccio piccolo per l'altro. In  Matte0 25 - il brano che ci accompagna nel cammino di comunità già dall’anno scorso - il Signore  sottolinea la relazione e la relazione di fraternità perché dice
"
tutto quello che avete fatto a uno solo  di questi miei fratelli più piccoli lo avete fatto a me".
Come per dire il maggiore sono Io… Voi siete tutti fratelli e tra voi consideratevi tali ma… con attenzione particolare a coloro che, in determinate circostanze o periodi della vita, sono o diventano piccoli.
Da qui scaturiscono tutte le opere di misericordia corporali e spirituali.

Possiamo così meglio comprendere anche i vari temi che ci accompagneranno per i giovedì e le domeniche di avvento:
- Attenzione ("vegliate!"…) a ciò che Dio fa per me (
Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma tutti noi siamo opera delle tue mani) che si trasforma in accoglienza: siamo un vaso che per essere tale  deve essere riempito;
- Consolazione: trovo consolazione delle mie piccolezze in questo dono e “consolo, consolo il mio popolo”;
- Speranza-Gioia: mi apro alla gioia e forte del dono ricevuto mi "apro" ai fratelli;
- Sobrietà (il Signore abita in una tenda) e umiltà: riconosco il Messia che viene come Signore della mia vita (è Lui che costruisce una casa a me non io a Lui!);  
- Riconciliazione… Sempre partendo dalla piccolezza fare pace con noi stessi, con gli altri e con Dio: "
Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: “Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace(Is 9,5).

Decidendo di farsi piccolo per noi e  per avvicinarsi a ciascuno di noi Dio non ha voluto abbracciare una forma di  infantile ingenuità, ma ci ha voluto dare una chiave per entrare nella pienezza della relazione con Lui. Non si tratta quindi di una questioni di spazio… "il piccolo occupa poco spazio… il grande ne occupa molto di più, meglio essere grandi perché così…" ma si tratta di "rimanere" dentro una piccola misura, crescendo nella consapevolezza che attraverso i nostri limiti possiamo accedere alla Misura più grande.
Non si è grandi perché si possiede, perché si prevarica, non si è grandi per ciò che si fa… Ma si è grandi quando ci si riconosce con un cuore piccolo che può diventare grande perché fatto capace di accogliere l’infinito, cioè Dio, plasmato dalla relazione con Lui… e solo un cuore piccolo fatto grande così può generare relazioni che portino vita  con i propri fratelli…
E’ l’Infinitamente Piccolo che noi contempliamo nel Natale.

Don Mauro
 


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