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Messaggio del Santo
Padre Benedetto XVI per la Giornata Missionaria Mondiale
2011
"COME
IL PADRE HA MANDATO ME, ANCH'IO MANDO VOI"
Dal Vaticano, 6 gennaio 2011
Solennità dell’Epifania del Signore
In occasione del Giubileo del
2000, il Venerabile Giovanni Paolo II, all’inizio di un nuovo
millennio dell’era cristiana, ha ribadito con forza la necessità
di rinnovare l’impegno di portare a tutti l’annuncio del Vangelo
«con lo stesso slancio dei cristiani della prima ora» (Lett. ap.
Novo millennio ineunte, 58). È il servizio più prezioso
che la Chiesa può rendere all’umanità e ad ogni singola persona
alla ricerca delle ragioni profonde per vivere in pienezza la
propria esistenza. Perciò quello stesso invito risuona ogni anno
nella celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale.
L’incessante annuncio del Vangelo, infatti, vivifica anche la
Chiesa, il suo fervore, il suo spirito apostolico, rinnova i
suoi metodi pastorali perché siano sempre più appropriati alle
nuove situazioni - anche quelle che richiedono una nuova
evangelizzazione - e animati dallo slancio missionario: «La
missione rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità
cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si
rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli
cristiani troverà ispirazione e sostegno nell’impegno per la
missione universale» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris
missio, 2).
Andate e annunciate
Questo obiettivo viene
continuamente ravvivato dalla celebrazione della liturgia,
specialmente dell’Eucaristia, che si conclude sempre
riecheggiando il mandato di Gesù risorto agli Apostoli:
“Andate…” (Mt 28,19). La liturgia è sempre una chiamata
‘dal mondo’ e un nuovo invio ‘nel mondo’ per testimoniare ciò
che si è sperimentato: la potenza salvifica della Parola di Dio,
la potenza salvifica del Mistero Pasquale di Cristo. Tutti
coloro che hanno incontrato il Signore risorto hanno sentito il
bisogno di darne l’annuncio ad altri, come fecero i due
discepoli di Emmaus. Essi, dopo aver riconosciuto il Signore
nello spezzare il pane, «partirono senza indugio e fecero
ritorno a Gerusalemme dove trovarono riuniti gli Undici» e
riferirono ciò che era accaduto loro lungo la strada (Lc
24,33-34). Il Papa Giovanni Paolo II esortava ad essere “vigili
e pronti a riconoscere il suo volto e correre dai nostri
fratelli a portare il grande annunzio: “Abbiamo visto il
Signore!”» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 59).
A
tutti
Destinatari
dell’annuncio del Vangelo sono tutti i popoli. La Chiesa, «per
sua natura è missionaria, in quanto essa trae origine dalla
missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo,
secondo il disegno di Dio Padre» (Conc. Ecum. Vat. II, Decr.
Ad gentes, 2). Questa è «la grazia e la vocazione propria
della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per
evangelizzare» (Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi,
14). Di conseguenza, non può mai chiudersi in se stessa. Si
radica in determinati luoghi per andare oltre. La sua azione, in
adesione alla parola di Cristo e sotto l’influsso della sua
grazia e della sua carità, si fa pienamente e attualmente
presente a tutti gli uomini e a tutti i popoli per condurli alla
fede in Cristo (cfr Ad gentes, 5).
Questo compito non ha perso la sua urgenza. Anzi, «la missione
di Cristo redentore, affidata alla Chiesa, è ancora ben lontana
dal suo compimento… Uno sguardo d’insieme all’umanità dimostra
che tale missione è ancora agli inizi e che dobbiamo impegnarci
con tutte le forze al suo servizio» (Giovanni Paolo II, Enc.
Redemptoris missio, 1). Non possiamo rimanere tranquilli al
pensiero che, dopo duemila anni, ci sono ancora popoli che non
conoscono Cristo e non hanno ancora ascoltato il suo Messaggio
di salvezza.
Non solo; ma si allarga la schiera di coloro che, pur avendo
ricevuto l’annuncio del Vangelo, lo hanno dimenticato e
abbandonato, non si riconoscono più nella Chiesa; e molti
ambienti, anche in società tradizionalmente cristiane, sono oggi
refrattari ad aprirsi alla parola della fede. È in atto un
cambiamento culturale, alimentato anche dalla globalizzazione,
da movimenti di pensiero e dall’imperante relativismo, un
cambiamento che porta ad una mentalità e ad uno stile di vita
che prescindono dal Messaggio evangelico, come se Dio non
esistesse, e che esaltano la ricerca del benessere, del guadagno
facile, della carriera e del successo come scopo della vita,
anche a scapito dei valori morali.
Corresponsabilità di tutti
La missione universale
coinvolge tutti, tutto e sempre. Il Vangelo non è un bene
esclusivo di chi lo ha ricevuto, ma è un dono da condividere,
una bella notizia da comunicare. E questo dono-impegno è
affidato non soltanto ad alcuni, bensì a tutti i battezzati, i
quali sono «stirpe eletta, … gente santa, popolo che Dio si è
acquistato” (1Pt 2,9), perché proclami le sue opere
meravigliose.
Ne sono coinvolte pure tutte le attività. L’attenzione e la
cooperazione all’opera evangelizzatrice della Chiesa nel mondo
non possono essere limitate ad alcuni momenti e occasioni
particolari, e non possono neppure essere considerate come una
delle tante attività pastorali: la dimensione missionaria della
Chiesa è essenziale, e pertanto va tenuta sempre presente. E’
importante che sia i singoli battezzati e sia le comunità
ecclesiali siano interessati non in modo sporadico e saltuario
alla missione, ma in modo costante, come forma della vita
cristiana. La stessa Giornata Missionaria non è un momento
isolato nel corso dell’anno, ma è una preziosa occasione per
fermarsi a riflettere se e come rispondiamo alla vocazione
missionaria; una risposta essenziale per la vita della Chiesa.
Evangelizzazione globale
L’evangelizzazione è
un processo complesso e comprende vari elementi. Tra questi,
un’attenzione peculiare da parte dell’animazione missionaria è
stata sempre data alla solidarietà. Questo è anche uno degli
obiettivi della Giornata Missionaria Mondiale, che, attraverso
le Pontificie Opere Missionarie, sollecita l’aiuto per lo
svolgimento dei compiti di evangelizzazione nei territori di
missione. Si tratta di sostenere istituzioni necessarie per
stabilire e consolidare la Chiesa mediante i catechisti, i
seminari, i sacerdoti; e anche di dare il proprio contributo al
miglioramento delle condizioni di vita delle persone in Paesi
nei quali più gravi sono i fenomeni di povertà, malnutrizione
soprattutto infantile, malattie, carenza di servizi sanitari e
per l'istruzione. Anche questo rientra nella missione della
Chiesa. Annunciando il Vangelo, essa si prende a cuore la vita
umana in senso pieno. Non è accettabile, ribadiva il Servo di
Dio Paolo VI, che nell’evangelizzazione si trascurino i temi
riguardanti la promozione umana, la giustizia, la liberazione da
ogni forma di oppressione, ovviamente nel rispetto
dell’autonomia della sfera politica. Disinteressarsi dei
problemi temporali dell’umanità significherebbe «dimenticare la
lezione che viene dal Vangelo sull’amore del prossimo sofferente
e bisognoso» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 31.34); non
sarebbe in sintonia con il comportamento di Gesù, il quale
“percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro
sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni
malattia e infermità” (Mt 9,35).
Così, attraverso la partecipazione corresponsabile alla missione
della Chiesa, il cristiano diventa costruttore della comunione,
della pace, della solidarietà che Cristo ci ha donato, e
collabora alla realizzazione del piano salvifico di Dio per
tutta l’umanità. Le sfide che questa incontra, chiamano i
cristiani a camminare insieme agli altri, e la missione è parte
integrante di questo cammino con tutti. In essa noi portiamo,
seppure in vasi di creta, la nostra vocazione cristiana, il
tesoro inestimabile del Vangelo, la testimonianza viva di Gesù
morto e risorto, incontrato e creduto nella Chiesa.
La Giornata Missionaria ravvivi in ciascuno il desiderio e la
gioia di “andare” incontro all’umanità portando a tutti Cristo.
Nel suo nome vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, in
particolare a quanti maggiormente faticano e soffrono per il
Vangelo.
BENEDICTUS PP. XVI |