Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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"...e inizia la lotta"
Catechesi e riflessioni sulla conversione del Laboratorio Francescano "Sigillum Regis" (24 febbraio 2006)

Sembra strano che per raccontare l'incontro avuto venerdì 24 febbraio con Fra' Alessandro io usi queste parole ma mi sembra che sintetizzino bene ciò che questo giovane Frate Minore abbia voluto dire ai ragazzi che frequentano il Laboratorio Francescano.
Fra Alessandro è venuto a parlarci di quella lotta che ognuno di noi intraprende con Dio - e a volte anche con gli altri - quando ci sentiamo toccati nel profondo, nella nostra coscienza più intima dove risiedono le contraddizioni ma anche la bellezza che siamo.
È una lotta difficile che - dice Fra Alessandro - può essere amara se non è orientata a capire se stessi ma a costruire maschere, gabbie in cui ci chiudiamo per non sforzarci di crescere, di amarci. Ma può essere anche una “buona battaglia” come da sempre ci ricorda S. Paolo: è la lotta con la quale ammettiamo noi stessi, quella che ci permette di guardarci intimamente senza vergogna, quasi a riacquistare una purezza che non speravamo di ritrovare.
Fra Alessandro ci ha parlato di relazioni e di identità ma non è uno psicologo: è un frate minore e in quanto tale ha basato il suo discorso sull'esperienza di Francesco che, ancora giovane mercante, voleva diventare cavaliere. Proprio mentre inseguiva le ambizioni che potevano colmare il suo “difetto di nascita” (non essere nobile) incontrò invece una domanda: “Chi vuoi seguire il servo o il padrone?” e una Persona per la quale mettersi in gioco.
Passare dal giudizio di se stessi, dalle debolezze umilianti, alla pienezza della vita non è semplice: quasi in punto di morte Francesco riconosce che solo attraverso l'incontro con Dio “ciò che era amaro si trasformò in dolcezza”.
Era passato dalla lotta all'abbraccio!
Fra Alessandro non ci ha parlato di cose commoventi ma ci è piaciuto davvero perché ha saputo far emergere le nostre domande, quelle che non sappiamo di avere ma che poi riconosciamo. Da quale relazione fuggo? Cosa faccio dei miei limiti? Ho bisogno dell'amore degli altri?
La sua testimonianza è stata come una risposta: è lo sguardo di un altro che mi riconcilia con me stesso. Il mio sguardo su di me sarà sempre pieno di giudizio ma se incontro quello di chi mi ha amato vedrò il meglio di me.
La lotta è tutta qui: dare a Dio l'opportunità di guardarci!
 

Appunti dell'incontro con Fra' Alessandro sulla conversione di Francesco

"Francesco durante tutta la sua vita fu sempre riservato su ciò che riguardava la sua vita intima e le sue relazioni con Dio. Normalmente era espansivo e comunicativo, per questo il movimento al quale diede origine ha carattere fraterno e familiare. Però quando si trattava delle sue esperienze spirituali, si chiudeva in un ostinato cerchio di silenzio dal quale nessuno poteva faro uscire. Rimase fedele fino alle ultime comseguenze a quello che, nella sua epoca si chiamava sigillum regis, il segreto del re. ‘Le mie cose', che riguardano il mio Signore, finiscono tra Lui e me. Perché, per esempio, la notizia della sua morte causò gioia? Non di certo per la morte di Francesco, ma perché finalmente si poteva contemplare e toccare le sue piaghe. Per due interi anni era riuscito a nascondere gelosamente quei segni misteriosi che portava nel suo corpo. Tutti conoscevano la loro esistenza, però nessuno, mentre Francesco era in vita, potè avere la gioia di contemplarli, né i suoi confidenti e neppure Chiara, Solamente fra' Leone ebbe la possibilità di vederli perché era segretario ed infermiere".

Ignacio Larranaga

Segreto: è qualcosa che non si sa finchè non viene detto
Mistero:
spazio di vita: non lo comprendi (cioè lo prendi con te) però ci entri dentro: Dio.

La conversione di Francesco è un pezzo della sua vita e, come tale, appartiene a tutta l'umanità. E' la povertà di Francesco che la intende come
non tenere per sé nulla di proprio.
Francesco è perciò un espropriato!
Nella tonaca di Fra Leone è stato trovato questo brano: "Tu Gesù sei la mia ricchezza…"
All'interno di ogni conversione c'è qualcosa di unico, a cui risale un filo roso. C'è un punto originante. La conversione di Francesco , come la sua vita, è solamente un colore, una tonalità della conversione…la sua.
La conversione non è aver trovato una risposta ma entrare in un mistero. E' farsi domande. E la S. Scrittura aiuta perché è un insieme di domande che abbatte la presunzione di essere tutto noi.

Francesco cala le sue difese con Dio e si fa le domanda: "Chi voglio servire. Il servo o il padrone?". Francesco andava per la sua strada: verso la gloria, le crociate. Andava in Puglia. Voleva conquistare la nobiltà perché non si piaceva così com'era, sconfitto dalla guerra con Perugia.
Francesco voleva essere guardato, ammirato.

L'ammirazione.
Chi cerca di essere ammirato, cerca lo sguardo e l'approvazione degli altri. Ma così non sarà mai amato.
Cerchi di essere ammirato o amato?
Se cerchi di essere ammirato rimarrai solo, perchè nessuno saprà mai chi sei e non potrà amarti veramente.Nessun successo colmerà la tua solitudine. Servono solo relazioni significative.
Chi stai servendo?
Dobbiamo accettare che tutti serviamo qualcosa o qualcuno. Perché siamo tutti dipendenti. Non è vero che siamo liberi. E' un'illusione della società. Noi siamo liberi nello scegliere chi vogliamo servire.
Occorre imparare a dipendere. Guardate Francesco: alla fine della sua vita Francesco non ricorda il Cristo di S. Damiano o altre cose ma scrive di un incontro.
Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.
E' un pezzo della sua storia.
Francesco non si scopre peccatore rispetto ai 10 comandamenti ma incapace di relazionarsi con qualcuno.
La conversione è una lotta che diventa un abbraccio. Abbracciando il lebbroso Francesco abbraccia se stesso.
Anche la lotta con me stesso è un abbraccio della mia fragilità. Mi devo sentire amato da Dio in quella mia fragilità. Ciò che amaro in me diventa dolce.
San Paolo parla di spina nel fianco che può essere guarita dalla Grazia di Dio.
Se non hai ancora scoperto le tue spine stai ancora andando verso la Puglia!!!

Se uno non accetta le proprie spine vuol dire cha ha paura e la paura o lo blocca, o lo fa fuggire o lo rende odioso perché cinico, attaccato alle sue cose e giudice degli altri. Fra le monizioni di Francesco c'è l'invito a non sussurrare, a non giudicare.
Se non riesci a dire le cose al fratello, se non riesci a correggerlo,  Taci!!!
La verità più profonda su me stesso non è solo raccontarsi ma dire come mi guarda il Signore, che si è fatto carne.
Gesù non è un superuomo. Anzi San Paolo dice che si è fatto peccato. Gesù è un compagno di viaggio sincero, capace di usare misericordia.

Sei capace di usare misericordia? Verifica con te stesso.
Se usi misericordia con gli altri che l'hanno usata con te potrai riusarla con altri.
Evita di avere i sensi di colpa inutili.
Come fare? Non c'è bisogno di pensarsi coerenti, perché vuol dire comunque mettersi al centro.
Bisogna essere fedeli. Così ci decentriamo.
Non dobbiamo essere migliori per noi stessi ma per gli altri, impara ad essere mendicante, soprattutto nelle relazioni, perché le cose più belle nascono dalle relazioni. Essere mendicante di relazioni vuol dire agli altri: Ho bisogno di te!!!
In fondo anche Gesù si è fatto mendicante. Guardate il brano della samaritana: dammi da bere. Poi è lei che si scopre mendicante.

Guardate il primo santo della storia.
E' il buon ladrone... che mendica il paradiso... e l'ottiene.


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