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"Illumina il cuore mio..."
Marcia Francescana a piedi verso Assisi del Laboratorio
Francescano "Sigillum Regis" (25 luglio - 4 agosto 2006)
Il 25 luglio di
questa estate, più di cento pellegrini provenienti dai
centri del Lazio e dell’Abruzzo, sono partiti da Poggio
Bustone, in provincia di Rieti, alla volta di Assisi, per
celebrare la giornata in cui San Francesco chiese il perdono
divino per l’umanità. Tra quei pellegrini c’ero anch’io,
Fabio, 22 anni, coinvolto in questa esperienza quasi per
caso, anche se il caso, come sempre, non ha né colpe né
meriti.
Non vi parlerò, dunque, di quanto sia stata dura affrontare
quei 145 chilometri di strade provinciali e sentieri nei
boschi, nei giorni più caldi dell’anno, sopportando il peso
di uno zaino non sempre caricato a dovere, con i piedi
doloranti. Né vi racconterò di quella volta in cui siamo
stati sorpresi dalla grandine lungo la strada, o di quando
le formiche hanno invaso il sacco a pelo in cui dormivo; non
descriverò la gioia collettiva nell’affondare i piedi in una
bacinella d’acqua gelata dopo otto ore di cammino, o che
significa svegliarsi alle cinque del mattino dopo che un
temporale ti è precipitato addosso nel cuore della notte.
Vi parlerò, invece,
di quello che la Marcia mi ha regalato. Io, che prima d’ora
non avevo creduto ad altri insegnanti che a quelli di
scuola, ho capito che Dio ci insegna qualcosa ogni giorno
attraverso i volti delle persone, quelle splendide persone
che mi hanno accompagnato e che, in soli otto giorni, sono
diventate mie sorelle e miei fratelli; ad ognuna di loro
devo qualcosa, in particolar modo ai frati e ai sacerdoti
che con le loro catechesi hanno saputo dare nuova luce alla
parola di Cristo e che hanno fatto sì che la Marcia fosse
prima di tutto un cammino dentro se stessi.
Il senso di questa
esperienza, infatti, è sì nel raggiungimento della tanto
agognata meta, Assisi ed il passaggio nella porziuncola
della basilica di Santa Maria degli Angeli, ma è soprattutto
nella Marcia stessa, nelle piccole mete che passo dopo passo
si conquistano, nelle tappe che pian piano si invadono
dentro l’anima. Durante il cammino, ti accorgi così che
Cristo è nelle grandi cose, ma è altresì nelle piccole: nel
camminare fianco a fianco con il tuo fratello più caro, nel
vedere un ragazzo caricarsi del peso di due zaini per aiutare una sorella in difficoltà, negli sforzi quotidiani
di Ivan e Charlotte, due ragazzi che per l’Arca si prendono
cura di Fabio, Danilo e altri giovani disabili. Allora, una
volta che la meta è raggiunta, dopo le lacrime e gli
abbracci, dopo la sensazione di immensa luce che penetra nel
cuore, capisci che non servono poi 145 chilometri a piedi
per realizzare che la vera Marcia è la Vita, che siamo tutti
pellegrini, come ci rammentava San Francesco.

Più volte, prima
della partenza per questa avventura, tutti, tra gli amici ed
i parenti, mi rivolgevano la solita domanda: ma chi te lo
fa fare??? Beh, io e i miei compagni di cammino, in cuor
nostro, sapevamo già chi ce lo faceva fare: quel
volto che, come tradizione bizantina vuole, è ritratto
sereno nel crocifisso di San Damiano e che più volte abbiamo
incontrato. Ma la gente, si sa, ha bisogno di risposte
concrete e non si accontenta di un’immagine, figuriamoci se
ha poi quasi mille anni. Adesso, dopo la Marcia, io so cosa
rispondere. A me l’ha fatto fare Chiara, Valeria,
Alessandro, Lucia, Mauro, Giancarlo, Maria Laura, Francesca,
Luigi, Giovanni, Maria Ruth, Ciccio, Antonella, Stefania,
Valentina, Emanuele, Flavio, Danilo, Jim, Armando… e se non
fosse abbastanza posso elencare fino a 150 nomi, i nomi
delle sorelle e dei fratelli che portano ancora qualche
piaga sui piedi, ma il cui cuore è divenuto un pezzetto di
luce.
Fabio L.

Ripensare a quei giorni ti dà
ancora di più la voglia immensa di ripartire, intraprendere
nuovamente quel viaggio che per tanti ha suscitato solo
curiosità sul perché scegliere di percorrere 145 km in 8
giorni, invece di starsene piacevolmente sdraiati su di una
spiaggia a prendere il sole. Già, la domanda più frequente è
stata “chi te lo fa fare?”. Ogni giorno questa domanda mi ha
accompagnata, ed ogni giorno una risposta diversa.
“Illumina
il cuore mio”. Quante volte ho pregato proprio così il
Signore.
Guidati
dalla fede in Cristo, dalla speranza forse di trovar
risposte alla propria vita, ci siamo lanciati in questa
esperienza fino ad allora solo immaginata dai racconti di
chi prima di noi aveva avuto la fortuna di fare.
Gli
immancabili immensi sorrisi a tutte le ore del giorno, la
preghiera, la forza che ci trasmettevamo a vicenda, erano
gli alimenti principali con cui ci siamo nutriti.
Ore di camminate graziate
dalle tante bacinelle piene d’acqua
fresca, che si trovavano accuratamente riempite alla fine
d’ogni percorso. Lunghe ore passate sotto il caldo sole, con
il peso degli zaini costantemente sulle spalle. Tutto ciò
passava in secondo piano quando sentivi scorrere nelle vene
una forza immensa che solo il Signore, attraverso i suoi
abili collaboratori, ci donava. Personalmente una delle
gioie più grandi che questa tappa della mia vita m’ha
regalato ( sì, perché la vera marcia, come m’ha detto un
caro amico, è la vita stessa e questa esperienza è solo una
delle tante tappe che la compongono..) si chiama Danilo, uno
dei ragazzi disabili
che ha condiviso con noi quei giorni. Il dono più bello che
il Signore m’ha dato la grazia di ricevere, è stato di
conoscere questo angelo, la sua semplicità, la sua
spontaneità, il
suono
della sua voce quando mi diceva di non piangere e che mi
voleva bene. Lui, con il suo sguardo, ancora oggi, mi dà la
forza d’affrontare ciò che sembra insuperabile.
La Marcia “a parole” non
esprime le emozioni che ha suscitato in
ognuno di noi in quei giorni. Le foto, i ricordi, sono
spezzati di racconti che nel loro piccolo hanno il diritto
d’esser viste ed ascoltati, ma
vivere in pienezza la parola di Cristo attraverso le
catechesi dei frati, le piccole cose che ci circondano che
il Signore ci ha messo accanto, i canti, gli occhi di tutti
coloro con i quali condividi un’esperienza come questa, è
un’opportunità di far luce nel proprio cuore.
Antonella C.



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