Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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"Date loro voi stessi da mangiare..."
Riflessioni sugli Esercizi Spirituali della Comunità tenuti a Sacrofano dal 8 al 10 febbraio.
 

Anche quest'anno, com'è ormai di tradizione nella nostra Parrocchia, nella prima settimana di quaresima ci sono stati gli esercizi spirituali a Sacrofano. L'invito più volte ripetuto dai nostri Sacerdoti è stato accolto da circa 140 persone, di diverse età ed anche con diverse esperienze ma tutti insieme con gli stessi obiettivi: pregare, riflettere e crescere nell'Amore.
Le riflessioni sono state guidate da Mons. Angelo De Donatis, parroco della chiesa di S. Marco a Piazza Venezia ed assistente spirituale di tanti seminaristi e sacerdoti.
Il venerdì sera siamo stati preparati sulle modalità con le quali vivere in pienezza questi esercizi spirituali, ovvero tre dimensioni che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle:
Distanza: la necessità di prender
e la giusta "distanza" dal nostro mondo, da noi stessi, dagli affetti, dalle nostre esaltazioni per rievocare il passato con la chiave del Perdono, leggere il presente con la chiave dell'Eternità, immaginare il futuro con la chiave della Fiducia che nasce dalla fedeltà di Dio.
Silenzio: è la condizione privilegiata per l'ascolto. Il silenzio ci spaventa, ci fa paura se lo riteniamo un vuoto, ma è indispensabile se diventa accoglienza della Parola e del Suo Amore.
Preghiera: è un ritrovare un dialogo con Dio, ritrovare il gusto di stare con nostro Padre e lasciarsi plasmare da Lui perché noi siamo come un cantiere in costruzione!

Ci è stata ripetuta in questi tre giorni una frase tratta dal Deuteronomio che ci sembra esprimere bene quale deve essere il nostro atteggiamento nei confronti del Signore: "Tutto ciò che mi chiedi prima lo farò e poi lo capirò"; avere una fiducia totale nel Padre derivante dall'obbedienza in Lui.
Ciò che ha caratterizzato questi giorni, oltre allo stare insieme, conoscersi meglio, condividere esperienze significative, è stata senza dubbio la preghiera. La preghiera vissuta nella liturgia delle ore, nella celebrazione eucaristica, nell'Adorazione davanti al Signore presente nell'Ostia Consacrata, ma anche preghiera personale, preghiera che è ascolto, che è dialogo ma soprattutto preghiera del figlio che trova gusto nel parlare cuore a cuore con suo Padre.
Il sabato mattina la riflessione proposta da Don Angelo è stata incentrata su "Date voi stessi". Abbiamo riflettuto su chi siamo noi e qual è la nostra vocazione. La vocazione suppone una chiamata; essere chiamato significa essere creato, definito quindi orientato ad un fine che è un'iniziativa gratuita di Dio, non una scelta nostra. Ci siamo ritrovati in questo mondo senza essere interpellati. Noi siamo chiamati ad essere: questa è la nostra prima vocazione, nessuno può dire "Parto da me".
La nostra vocazione è il nostro corpo, tutto il nostro essere perché esso ci mette in contatto con il mondo, con gli altri, con Dio. In esso è presente tutto perché tutto si conserva ne
lla memoria del corpo. Il Padre ci ama talmente tanto che ci ha donato ed affidato una parte di creazione affinché noi collaboriamo con Lui per salvarla. Ci è sembrata molto attuale, alla luce delle notizie che sentiamo in questi giorni, la lettura del secondo racconto della Creazione: l'uomo è chiamato ad interpretare ciò che ha fatto Dio e non a cambiare la creazione, interpretare significa trovare in noi la volontà di Dio. La nostra vocazione non deve contraddire la nostra umanità, deve specificarla e non mortificarla, "ecco io vengo per fare il tuo volere" nutrire quindi il nostro cuore per essere veri discepoli. La prima interpretazione da fare è interpretare se stessi, continuare ciò che Lui ha cominciato perché la volontà di Dio è dentro di noi, non fuori. Essere discepoli significa essere partecipi del sacerdozio (morte) di Gesù: tutta la nostra vita è condizionata dall'offerta totale di Gesù perché non siamo noi protagonisti o creatori ma collaboratori. Ci è stata suggerita una formula di preghiera che desideriamo comunicarvi: "Signori aiutami a non essere mai autonomo da Te", non diamo per scontata la Conversione perché altrimenti si spegne la Passione per Gesù.
Ricordiamoci che niente è rimasto nel sepolcro, così anche noi nulla ci portiamo nella tomba ma solo l'amore alla fine della nostra vita rimane. Quindi finché siamo vivi dobbiamo recuperare ci sono cose che non abbiamo vissuto nell'Amore: cadute, egoismi, debolezze. Date "voi stessi" vuol dire compromettersi fino in fondo, prendere coscienza di sé per diventare dono per gli altri, riparare mettendo amore in tutte le cose.
Nel pomeriggio ci è stata consigliata una trasformazione eucaristica della nostra vita, ovvero di vedere il rapporto tra l'Eucaristia e la nostra vita. La vita di Gesù è stata un esodo verso il Padre, il passaggio attraverso la morte non è stato casuale ma voluto, quindi una sua scelta, egli affronta a viso aperto il suo destino. Quindi ogni volta che noi celebriamo l'Eucaristia ricordiamoci che celebriamo l'esodo di Gesù, la sua volontà, il suo proposito di morire per noi.
E noi? Lasciamoci amare, non opponiamo resistenze, lasciamo che la nostra vita sia segnata da questa offerta di Cristo. Abbiamo doni diversi che non c'erano dovuti ma ci ven
gono dati gratuitamente: riconosciamo il suo amore attraverso i doni ricevuti e ridoniamoli perché non sono nostri, non ci appartengono. L'amore di Dio tutto può trasformare, anche le cose più inutilizzate.
Sabato sera siamo stati guidati nella preghiera dal commento del Salmo 8 di Tonino Bello: chi è l'uomo perché te ne curi? Cos'è ognuno di noi per Dio? Incredibile ma vero: siamo bellissimi e ci ama tanto nonostante le nostre sozzure!!!
Domenica mattina la riflessione è stata sulla "Lavanda dei piedi", ciascun gesto di questo brano è stato descritto in maniera superba, ogni verbo ci dice come servire. Gesù dona se stesso servendo, "lavarvi i piedi" è l'invito del Padre a non accusarci l'un l'altro ma perdonando e amando; solo così nasce una comunità cristiana e noi dobbiamo seguire il suo esempio.
La vita è un servizio di amore e perdono, perché noi siamo amati dal Padre per amare, e siamo perdonati da Lui per perdonare.
Ricordiamoci che è Lui a lavare i piedi a noi: l'amore di Dio è un amore che si abbassa, che si dona perché è un amore senza limiti fino alla morte.
Non è mancata la presenza di Maria fra di noi, donna dell'ascolto, abbiamo chiesto la sua intercessione con un mistero del Rosario pregato alla fine di ogni riflessione di Don Angelo.
Il cammino della Quaresima per ognuno di noi deve essere segnato dal servizio di amore e di perdono. Cerchiamo, con l'aiuto dello Spirito Santo, aderendo alle iniziative quaresimali offerte dai sacerdoti della nostra comunità e aiutati dalle loro omelie, di crescere nell'amore senza limiti. Buona Quaresima a tutti!

Cecilia L. e Brigida S.


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