Esercizi spirituali
per tutta la Comunità
24 Febbraio - 26 Febbraio
"Betania:
il servizio, la preghiera, l'amicizia"
L’immagine di
Rupnik usata per gli esercizi ci vuole far vedere - e far
vivere in questi 3 giorni - un momento di intimità di Gesù con
coloro a cui era unito da grande amicizia: un momento in cui, se
vogliamo, si evidenziano due modi di essere amici, ossia di
condividere la gioia di volersi bene. Il primo è quello di farsi
inondare dall'amicizia. E l’altro quello di servire le
necessità dell'amico e, quindi, in certo modo, per un momento
trascurare il dialogo, per dedicarsi all'ospitalità. Quale delle
due parti avremmo scelto noi?
È una stupenda lezione di quel divino dono che è volersi bene e che si traduce,
se va bene, in amicizia, in cui, più che dare, si riceve. Un
dono di cui tutti abbiamo bisogno...
È stato Dio stesso a dare senso alla parola amicizia. Quante
volte nella Bibbia appare sulla bocca di Dio la parola "amico", rivolta ai
suoi eletti, al suo popolo! E sarà lo stesso Gesù che
nell'Ultima Cena la rivolgerà per ben due volte agli Apostoli,
come a dire che era finito il distacco di Dio da noi, ed era
iniziato il tempo meraviglioso dell'essere amici.
Amici dì Dio -
ed è davvero poco questo sentirsi "amici di Dio"? - un'offerta
che indica quali rapporti possono instaurarsi in una solida
amicizia e per di più non con un amico qualsiasi, ma con Dio
stesso. Incredibile offerta. Un'amicizia fondata su fatti
concreti della vita, e non può essere diversamente.
Sullo stesso
piano dovrebbe stare la nostra amicizia con Dio e fra di noi.
Nel Vangelo,
che racconta l'ospitalità data a Gesù dalle due sorelle, Marta e
Maria, troviamo una stupenda lezione di due modi di vivere e
siamo interpellati sulla necessità di coniugarli: contemplazione
e azione.
Amavano Gesù
tutte e due… ciascuna a suo modo. Sembrano due mondi diversi, ma
sono in realtà, o dovrebbero esserlo, le due 'facce' di chi ama.
Un duetto che insegna a tutti come sia necessario essere
contemplativi anche nell'attività, ossia dare il primo posto al
pensiero e all'amore di Dio, il resto è carità, ma senza il
primo è vuota di senso.
Poi c’è l’episodio di Lazzaro, l’amico per cui Gesù piange,
l’amico che unisce a Sé nel suo stesso adeguarsi al progetto
del Padre. Come Dio farà morire Suo figlio per comprare la
nostra amicizia così Gesù farà con Lazzaro: "Questa malattia non è per la morte,
ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga
glorificato". "Lazzaro è morto e io sono contento per voi di
non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da
lui!". Sembra un calcolo, uno spietato ragionare sulla
propria convenienza se non fosse per questo versetto: "Gesù
scoppiò in pianto". Questo è
l'unico passo in tutto il Vangelo di Giovanni cui si parla di
"pianto" di Gesù; per ritrovare un'espressione simile,
dobbiamo andare a Luca, dove è scritto che Gesù, alla vista di
Gerusalemme, "pianse su di essa", ma letteralmente
dovremmo tradurre; "fece lamento". Nel brano di Lazzaro
invece si dovrebbe rendere il pianto di Gesù con l'espressione
"pianse a dirotto". Sono lacrime miste d'amore e rabbia:
amore, questa è infatti la conclusione che ne tirano i presenti:
"Vedi come gli voleva bene!". E rabbia, perché per due
volte si usa il verbo che esprime la collera: "fremette",
che letteralmente significa "sbuffare". Gesù freme dentro
quando si trova davanti l'ultimo nemico, la morte.
Gesù si lascia
– letteralmente – “percuotere nell'animo" dal dolore di Maria,
sorella di Lazzaro, e non reagisce secondo le convenienze di
rito, con gli spettacolosi lamenti orientali, ma "freme in se
stesso": umanissimo Gesù! "Le sue lacrime però non sono
impotenza di dolore, ma potenza di amore: è il pianto di Dio per
l'uomo che ama"
Possiamo così
andare all'altro dettaglio, che rischia di sfuggire anch'esso,
se ci limitiamo a una lettura del brano a colpo d'occhio: quando
Gesù si trovò di fronte alla tomba, dove già da quattro giorni
era rinchiuso il cadavere di Lazzaro ormai in corso di
putrefazione, "gridò a gran voce: Lazzaro, vieni fuori!".
Quel verbo "gridò", dovrebbe essere meglio reso con "urlò":
umanissimo Gesù, talmente umano che più umano non si può, perché
"umano così può essere solo Dio", e dunque divinissimo Gesù:
uomo come noi, piange di fronte alla morte dell'amico, ed
insieme Dio per noi, grida a gran voce per sbaragliare l'ultimo
nemico, la morte.
In fondo… Che
caratteristiche ha un amico vero? L'amico è colui che condivide
la nostra vita e noi la sua. E’ vicino nella gioia ma anche nei
momenti di buio e di difficoltà. Ci sprona a fare del nostro
meglio ed è come disposto a donare la vita per noi. Questa
caratteristica è particolarmente richiamata da Gesù: "Non c'è
amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici".
E Gesù è proprio così, l'amico vero che dà la vita. E'
profondamente addolorato per la morte di Lazzaro, si commuove,
piange ed è affranto, urla sbuffa ma non si arrende alla
tristezza ed esorta a continuare a credere nell'amicizia e nella
vita. È l'amico vero che, quando è necessario, rimprovera perché
ama così tanto chi gli è amico da non poter permettere che le
"pietre" che ostacolano il cammino diventino un blocco al
profondo desiderio di vita vera.
Riscopriamo
anche il ruolo di amici del Signore guardando come Lui è amico
degli uomini, come ne ha bisogno, come li cerca per stare con
loro… Concediamoci 3 giorni di amicizia, entriamoci dentro con
le tonalità del servizio e della preghiera che essa assume.
Attraverso il silenzio, l’ascolto, la vita comune e la
condivisione proviamo a guardare la nostra vita e quella della
nostra comunità con occhi diversi. E’ necessario volerla per
provarla, è necessario costruirla per cercarla la nostra
amicizia. D’altronde è Lui per primo che fa così con noi.
"E ti vengo a
cercare"…
La famiglia
parrocchiale di S. Ippolito
(preti e diacono compresi…)
Come di consueto per la nostra
Comunità parrocchiale, nella prima settimana di Quaresima,
da venerdì 24 a domenica 26 febbraio presso la "Fraterna Domus"
di Sacrofano si svolgeranno gli esercizi spirituali.
Quest'anno ci aiuterà, meditando con noi la sacra scrittura
e suggerendoci spunti di riflessione e di preghiera, Don
Giampiero Palmieri, Parroco della Parrocchia di San
Frumenzio, nel quartiere di Prati Fiscali a Roma.
Gli esercizi avranno luogo in una struttura organizzata a
livello alberghiero e per chi avesse problemi di
raggiungibilità abbiamo organizzato un pullman che partirà
dalla Parrocchia. Possono intervenire tutti:
giovani, persone anziane,
famiglie con bambini (abbiamo organizzato un servizio di
baby sitter, al fine di poter agevolare tutti). La quota di
partecipazione richiesta è di 100 euro per tutti e
tre i giorni; chi avesse delle difficoltà a tale proposito,
può contribuire tranquillamente con quanto è nelle proprie
possibilità. Chi inoltre non potesse partecipare fin dal primo giorno, può
comunque raggiungere la struttura anche
successivamente.
Per le iscrizioni rivolgersi in segreteria,
presentando il modulo di iscrizione compilato.
SCARICA IL MODULO DI
ISCRIZIONE
Raggiungere la
"Fraterna Domus"
Percorrere la Via Flaminia SS. 3 fino al km. 19,599
(altezza
stazione Roma nord) e girare a sinistra seguendo le
indicazioni
per Sacrofano. Percorrere 100 metri della via
Sacrofanese e,
subito dopo una curva, imboccare a Sinistra
la via di Monte Caminetto.
Percorrerla per circa 2 km,
arrivando al cancello della "Fraterna Domus".
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