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"Va e ripara la mia casa..."
Esercizi
Spirituali della Comunità tenuti a Sacrofano dal 19 al
21 febbraio.
Le istruzioni di Fra' Alessandro Ciamei
Venerdì sera
Gli atteggiamenti per vivere bene i miei esercizi spirituali
"Va' e ripara la mia casa"
Dal
Salmo 83: Come è dolce Signore abitare la tua casa!
L'anima mia languisce
e brama gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.
Anche il passero trova la casa,
la rondine il nido,
dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.
Beato chi abita la tua casa:
sempre canta le tue lodi!
6 Beato chi trova in te la sua forza
e decide nel suo cuore il santo viaggio.
Per me un giorno nei tuoi atri
è più che mille altrove,
stare sulla soglia della casa del mio Dio
è meglio che abitare nelle tende degli empi.
Dagli esercizi fisici agli esercizi spirituali: dalla legge
dell'evoluzione dell'Io alla via evangelica della radicalità
delle relazione, la "legge" del Noi.
- La vita nello spirito: continuare l'opera della creazione in
noi! Per questo è necessario vivere come forza creatrice il
nostro pregare!!!
- Un tempo per leggere e per leggersi: dare spazio alla memoria
affettiva. Bibbia sacramento della Parola. La Parola viene
utilizzata per risvegliare l'affetto di Lui, quello che ha
vissuto ed insegnato per noi… Cercare di cogliere la bellezza
del Suo volto. Questo è una prima fatica contro un vivere del
tempo idolatrico. Alla successione delle ore scandite da un
fare, mettiamo la priorità di una relazione, della Relazione che
ci porterà oltre un banale susseguirsi di ore.
Un tempo per custodire il silenzio: per
distinguere le parole frivole, dalla Parola, si sceglie il
silenzio. Non si può comunicare la profondità di noi stessi se
prima non ci mettiamo in ascolto di queste profondità. Solo il
silenzio permette si ascoltare il battito della Vita in noi!
Un tempo in cui forzare i gesti: appropriarci di
un gusto del vivere umano che consoce il potere dei gesti,
lontano dalla frenesia della corsa. Per disintossicarci
dall'utilitarismo siamo chiamati a rivivere lo spessore e
l'eloquenza dei gesti che dicono ed esprimono la nostra umanità.
Un tempo per condividere: portarsi durante questo
tempo una domanda di sobrietà. La condivisione dice
l'autenticità di ogni tipo di digiuno. Cosa c'è nella mia vita
che occupa uno spazio non necessario? uno spazio così privato e
tranquillizzato dalla coscienza, che vede solo nel fare
efficiente il valore di una vita sobria?
Verrà offerta per ogni istruzione una scheda per la meditazione
personale, del tipo:
- Una boccata di ossigeno: cerco di lasciar entrare in me
le indicazioni che la Parola di Dio mi rivolge come vitali per
alimentare, ossigenare, la vita nello Spirito (vengono offerte
le suggestioni emerse dalla Parola e dalla vita di Francesco,
come portatori di ossigeno per la propria vita).
- Mettere ordine: quale impegno, quale contributo e
personale responsabilità, affinché continui a nascere nella vita
dello Spirito - a rinascere dall'alto? (Vengono fatte domande
specifiche o messe in luce dimensioni da prendere in
considerazione per la crescita personale).
Sabato mattina
Va'
e ripara la casa... della tua interiorità!
La preghiera che sta all'inizio del cammino:
Altissimo glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio.
Et dame fede dricta,
speranza certa e carità perfecta,
senno e cognoscemento,
Signore,
che faccia lo tuo santo e verace comandamento.
Amen
Dalla leggenda dei tre Compagni.
Trascorsero pochi giorni. Mentre passava vicino alla chiesa di
San Damiano, fu ispirato a entrarvi. Andatoci prese a fare
orazione fervidamente davanti all'immagine del Crocifisso, che
gli parlò con commovente bontà: "Francesco, non vedi che la mia
casa sta crollando? Va' dunque e restauramela". Tremante e
stupefatto, il giovane rispose: "Lo farò volentieri, Signore".
Egli aveva però frainteso: pensava si trattasse di quella chiesa
che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per
quelle parole del Cristo egli si fece immensamente lieto e
raggiante; sentì nell'anima ch'era stato veramente il Crocifisso
a rivolgergli il messaggio. Uscito dalla chiesa, trovò il
sacerdote seduto lì accanto, e mettendo mano alla borsa, gli
offrì del denaro dicendo: "Messere, ti prego di comprare l'olio
per fare ardere una lampada dinanzi a quel Crocifisso. Finiti
questi soldi, te ne porterò degli altri, secondo il bisogno".
Vangelo di Matteo (7,21-28).
Una boccata di ossigeno.
La buona notizia: Cadde la pioggia, strariparono i fiumi,
soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non
cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Dio ti guarda e ti vede capace di rendere bella la Sua casa... e
la tua casa; proprio come il Signore posò lo sguardo su
Francesco di Assisi è lui fu "lieto e raggiante", questi gironi
sono l'occasione per accorgerti di questo volto che ha fiducia
in te, che ti chiede di restaurare la tua vita non di costruirla
da capo. Qui c'è l'annuncio che al di là delle macerie che hanno
sepolto o rovinato la tua storia, Dio è capace di vedere la
preziosità della tua vita,
È lo sguardo del Crocifisso, che testimonia, inconfondibilmente,
che esiste questo amore per te. Prima di riflettere fai silenzio
e mettiti in direzione del suo sguardo (magari davanti
all'eucarestia, al crocifisso… chiudendo gli occhi… come riesci
meglio a metterti alla Sua presenza)
Mettere ordine. Immaginati come una casa: pensa, descriviti, se vuoi disegna questa tua casa. Che tipo di
casa sei? Quante stanze hai, cosa c'è nel ripostiglio, qual è
la stanza più abitata e quella meno frequentata, quella più
calda e quella più fredda? C'è un giardino a casa tua?
Adesso riesci a intuire dove sei chiamato a mettere ordine a
casa tua?
Cosa vedi, della tua vita interiore che rischia di crollare?
Cosa vedi della tua intimità che rischia di non rendere
abitabile, accogliente, lo spazio delle tue relazioni?
Nel tuo fare, essere presente in parrocchia, nel tuo servizio:
cogli l'occasione per restaurare, unificare la casa della tua
interiorità? Chiediti dov'è la fatica maggiore nel tuo fare in
parrocchia, e dove la fatica maggiore nelle tue relazioni con i
fratelli della comunità: è forse lì dove ti scopri in ritardo
nell'esprimere una scelta di vita di comunione?
Non c'è vera fede senza impegno morale nel quotidiano. La tua
vita quotidiana su quale fondamento poggia, di roccia o di
sabbia?
Sabato pomeriggio
Va'
torna (ripara) alla casa della tua storia...
Vangelo di Luca (15) - La parabola del Padre misericordioso.
Una boccata di ossigeno. La buona notizia: Il sogno di Dio è formare casa, stare con noi,
vivere in mezzo agli uomini, e vivere nell'uomo: Il Verbo si è
fatto uomo e venne a porre la sua dimora in mezzo a noi. Il
vangelo di Giovanni è molto chiaro in questo senso: Dio vuole
iniziare a formare casa dentro la tua storia, ha mandato suo
Figlio verso ogni uomo disperso per fare insieme a lui il
viaggio di ritorno alla casa del Padre
Nel vissuto di Gesù di Nazareth si sono incontrati il desiderio
dell'uomo di abitare la casa del Padre e il desiderio del Padre
di abitare in mezzo a noi e in ciascuno di noi… Se non ve
l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto! (cfr Gv 14,2).
Prova a dare fiducia a questa Parola di salvezza e prova a
immaginarti questo posto preparato solo per te nella casa del
Padre… come te lo immagini, e ascolta il tuo respiro in questo
posto tutto tuo!
Il Padre fa festa per te… come per il figlio disperso, colpevole
e peccatore! Chiedi la grazia allo Spirito di farti pregustare
questa festa organizzata per te!
Mettere ordine. Dopo aver raccolto tutte le sue cose partì per una paese
lontano: è il viaggio, di fuga, di chi vuole ribellarsi alla
propria storia, cancellare il padre. riconosci in te qualche
dimensione ribelle e in fuga dalla precarietà della tua storia?
Dove senti che c'è la ferita che si è formata nella tua storia
famigliare?
Rientrare in se stessi è un movimento di onestà verso il proprio
intimo bisogno di affetto: a chi appartieni oggi? Ti lasci
caratterizzare dalla relazione con chi, o che cosa?
Ti stai legando a qualcuno con autonomia, oppure segui
l'illusione di una libertà che ti renda indipendente da tutti?
La pratica del digiuno come strumento per vivere una sana
appartenenza: hai bisogno di iniziare a fare qualche dieta e\o
fare astinenza di qualcosa per gustare poi una gioia di
appartenere.
Come Francesco di Assisi, sai dare il nome alla tua amarezza?
Come stai in relazione con il limite della tua creaturalità?
Muoverti evangelicamente nel tuo limite è poter gustare una
dolcezza di vita: tu a che punto sei? Sai abitare il tuo limite?
Dal Testamento di San Francesco.
Il Signore donò a me, frate Francesco, d'incominciare così a far
penitenza, poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa
troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse
tra loro e usai con essi misericordia . E allontanandomi da
essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di
anima e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.
Dalla Vita seconda di Tommaso da Celano
Ma, mentre frequentava luoghi appartati, ritenendoli adatti alla
preghiera, il diavolo tentò di allontanarlo con una astuzia
maligna. Gli raffigurò nel cuore una donna, sua concittadina,
mostruosamente gibbosa: aveva un tale aspetto da suscitare
orrore a tutti. E lo minacciò di renderlo uguale se non la
piantava coi suoi propositi. Ma, confortato dal Signore, ebbe la
gioia di una risposta piena di grazia e di salvezza:
«Francesco,- gli disse Dio in spirito - lascia ormai i piaceri
mondani e vani per quelli spirituali, preferisci le cose amare
alle dolci e disprezza te stesso, se vuoi conoscermi. Perché
gusterai ciò che ti dico, anche se l'ordine è capovolto».
Subito, si sentì come indotto a seguire il comando del Signore e
spinto a farne la prova.
592 Fra tutti gli orrori della miseria umana, Francesco sentiva
ripugnanza istintiva per i lebbrosi. Ma, ecco, un giorno ne
incontrò proprio uno, mentre era a cavallo nei pressi di Assisi.
Ne provò grande fastidio e ribrezzo; ma per non venire meno alla
fedeltà promessa, come trasgredendo un ordine ricevuto, balzò da
cavallo e corse a baciarlo. E il lebbroso, che gli aveva steso
la mano, come per ricevere qualcosa, ne ebbe contemporaneamente
denaro e un bacio. Subito risalì a cavallo, guardò qua e là - la
campagna era aperta e libera tutt'attorno da ostacoli - , ma non
vide più il lebbroso. Pieno di gioia e di ammirazione, poco
tempo dopo volle ripetere quel gesto: andò al lebbrosario e,
dopo aver dato a ciascun malato del denaro, ne baciò la mano e
la bocca.
Così preferiva le cose amare alle dolci, e si preparava
virilmente a mantenere gli altri propositi.
Domenica mattina
Va'
abita (ripara) la casa della tua parrocchia...
Vangelo di Luca (15) - La parabola del Padre misericordioso.
Una boccata di ossigeno. Gesù racconta in questa parabola e lo
"racconta" in tutta la sua
vita, che la buona notizia del regno è che il Re è un Padre
buono: "Il Padre gli si gettò al collo… Il padre uscì a pregarlo
di entrare a far festa".
Un Padre che sceglie una via di debolezza: può vivere la sua
paternità solo se i figli si lasciamo assumere. La tua identità
più profonda è essere figlio!
Nessun fratello, incapace di gratuità, ha il diritto di
toglierti la possibilità di fare festa nella vita. Chiedi a Dio,
nella tua preghiera, di liberarti dai legacci che non ti fanno
partecipare alla festa della tua vita.
Mettere ordine. Come appartieni alla "comunità-casa" della tua parrocchia?
Nessuna "casa-parrocchia" potrà mai pretendere di avere tutti i
fratelli capaci di fare festa insieme…, forse qualcuno rimane
fuori di casa come il figlio maggiore. Nei momenti difficili, di
incomprensione, non sono i fratelli che ti permettono di abitare
la "casa-parrocchia", ma la presenza del Padre: tu come nutri la
tua relazione filiale con questo Padre?
Se non riconosci il fratello - la sua vita come appartenente al
senso della tua vita - allora non riconosci neanche il Padre.
Il tuo bisogno di "essere sicuro" come influisce nella gratuità
del tuo servizio in parrocchia? È un servizio per restituire
l'amore del Padre o per guadagnarlo?
Non sa abitare casa chi si affida alla strategia del dovere e
della coerenza. La fedeltà alla casa della tua parrocchia, passa
attraverso il rischio, la precarietà, senza possedere ruoli o
persone. Nella tua parrocchia sei stretto dentro un unico ruolo
o sei capace di muoverti, nella tua comunità, oltre il tuo
ruolo?
Quale senso di giustizia accompagna il tuo testimoniare il
vangelo? Il Padre è capace di una giustizia non retributiva: il
figlio minore si lascia sorprendere e fa festa; il figlio
maggiore lo abbiamo lasciato, davanti a questa giustizia di Dio,
"stupito" fuori casa… e tu? dove ti trova questa nuova giustizia
del Padre?
Dagli scritti di Francesco di Assisi.
Un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria degli Angeli,
chiamò frate Leone e gli disse: "Frate Leone, scrivi". Questi
rispose: "Eccomi, sono pronto". "Scrivi – disse – cosa è la vera
letizia". "Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi
sono entrati nell'Ordine; scrivi: non è vera letizia. Così pure
che sono entrati nell'Ordine tutti i prelati d'Oltr'Alpe,
arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e
il Re d'Inghilterra; scrivi: non è vera letizia. E se ti giunge
ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e
li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io abbia
ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da far molti
miracoli; ebbene io ti dico: neppure qui è vera letizia". "Ma
cosa è la vera letizia?".
"Ecco, tornando io da Perugia nel
mezzo della notte, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così
rigido che, all'estremità della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d'acqua congelata, che mi percuotono continuamente
le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io
tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e
dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede:
Chi sei? Io rispondo: Frate Francesco. E quegli dice:
Vattene, non è ora decente questa di arrivare, non entrerai. E
mentre io insisto, l'altro risponde: Vattene, tu sei un
semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo
tanti e tali che non abbiamo bisogno di te. E io sempre resto
davanti alla porta e dico: Per amor di Dio, accoglietemi per
questa notte. E quegli risponde: Non lo farò. Vattene dai
Crociferi e chiedi là. Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non
mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è
la vera virtù e la salvezza dell'anima".
Beato il servo che è capace di amare e temere il suo fratello
quando è lontano da lui, allo stesso modo di quando si trova
insieme con lui, e non direbbe dietro le sue spalle cosa alcuna
che non possa dire con carità in sua presenza.
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