Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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...SERVIZIO? E CHE VUOL DIRE QUESTA PAROLA...?
Riflessioni sugli Esercizi Spirituali della Comunità tenuti a Sacrofano dal 27 febbraio al 1 marzo.


Anche in questi primi mesi del 2009, come è ormai tradizione nella nostra Parrocchia, dal 27 febbraio al 1 marzo si sono svolti a Sacrofano gli Esercizi Spirituali comunitari, quest'anno guidati da Mons. Alessandro Plotti, nostro Vescovo di Settore non molti anni fa.
L'invito più volte ripetuto dai nostri sacerdoti, è stato accolto da circa 200 persone (60 in più del 2008!!), tutti accumunati dagli stessi obiettivi: pregare, riflettere e crescere insieme sul tema proposto: il Servizio.
In questo tempo, tra catechesi, veglie di preghiera e testimonianze di alcuni parrocchiani, è emerso che la Fede non può essere un atto individuale dove ognuno pensa a salvare la propria anima, ma si matura con la comunità.
Non possiamo salvarci senza gli altri. "...io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato.. in verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me". (Mt 25, 35; 40).
Ma come un cristiano, un uomo, semplice e con le sue debolezze, vive nel servizio?
Nella vita!! ...dalla quale la Fede è indivisibile... e proprio dalla dimensione umana di Gesù Cristo, fatto uomo per noi, che troviamo la forza di comprendere e ascoltare "chi non ha voce", anche andando contro corrente, guidati dallo Spirito Santo... soprattutto quando ci sentiamo inadeguati e senza mezzi... senza renderci conto che siamo noi lo strumento, il mezzo, attraverso il quale dovremmo far agire Dio... il quale ci ricorda sempre, nella Sua infinita misericordia, che non chiede mai più di quanto possiamo dare e, allo stesso tempo, chiede di non tenere per noi i carismi e i doni che ci ha fatto e di vegliare sempre, come il servo fedele che aspetta il suo padrone finché non rientra in casa.
E la comunità? Aperta e missionaria... "venite tutti, voi affaticati e oppressi...".
Si percepisce il bisogno di combattere la mentalità ancora diffusa dell'utenza, del servirsi della Chiesa per "comprare" i Sacramenti. Ma, in questo momento più che in altri, si tratta di una questione non più di quantità ma di qualità: spogliarsi, alzarsi e deporre le vesti... rinunciare e mettere a rischio anche la propria Fede per andare incontro a chi ne ha bisogno. Anche se abbiamo cinque pani e due pesci dobbiamo condividerli. Perché solo stando insieme si moltiplicano.

Si ripete anche quest’anno lo slogan: "date loro voi stessi da mangiare", vale a dire prendersi cura di loro proprio in quelle condizioni di inadeguatezza, mettendo tutto nelle mani del Padre perché Lui vuole che nulla vada perduto.
Se nella preghiera si instaura un dialogo con nostro Padre, attraverso di essa, in questi giorni di silenzio, ci siamo posti mille interrogativi sul come vivere questa dimensione verso l'altro nella vita di comunità... proprio perché non esiste nella Chiesa il "fai da te" ma esiste la "diaconìa", ovvero la strada del servizio, della com-passione, del com-patire, del condividere sedendosi alla stessa tavola, attraverso cui si incontra Cristo, la Speranza.
E San Paolo ci ricorda che "noi che siamo forti abbiamo il dovere di sopportare l'infermità dei deboli" (Rm 15,1)... forti perché abbiamo incontrato Cristo, la Fede. E, come Lui si rende cibo per noi quotidianamente nell'Eucarestia, anche noi dobbiamo farci cibo per il nostro prossimo.
"Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi" (Gv 13, 14-15)
Il gesto della lavanda dei piedi e quello della celebrazione dell'Eucarestia, due facce della stessa medaglia.
"...noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta..." (2Cor 4,7)... il tesoro che è Cristo posto tra le nostre mani, noi vasi di creta, noi fragili, noi peccatori... che, attraverso l'aiuto e l'incontro con nostro Padre, diveniamo più credibili agli occhi di chi è solo (perché non ha incontrato Gesù).
E queste fragilità sono state spezzate nella sera del sabato, nella quale, durante la veglia di preghiera, alcuni tra i presenti hanno condiviso con tutti le proprie esperienze di servizio, sia nella dimensione parrocchiale (nelle quattro mura della Chiesa per intenderci!!), sia al di fuori, andando "a due a due" per le strade indicate da nostro Signore..
Catechisti, chierichetti, ministri straordinari dell'Eucarestia... persone che come noi hanno ricevuto gratuitamente da Dio e che hanno scoperto la gioia più grande nel donare agli altri... "dormivo e sognavo che la vita era gioia. Mi svegliai e vidi che la vita non era che servizio. Servii e compresi che nel servizio c’era la gioia" (R. Tagore)
Gesù Cristo è un re che ci dimostra che servire è più esaltante del farsi servire. "...pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la Sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo... umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte" (Fil 2, 6-8). I miracoli di Cristo sono esattamente le dimostrazioni di servizio all'umanità.
Allora come noi, "comuni mortali", possiamo e dobbiamo andare verso?
Le paure sono alla base del nostro non saper camminare, il non abbandonarsi a Cristo al cento per cento... ma tutti nel nostro piccolo siamo co-responsabili di chi ci è accanto. Prendendo ancora una volta esempio da Lui, dal Suo stile di vita, "il servo che non grida", anche noi con semplici parole e soprattutto con le nostre vite, possiamo e dobbiamo essere testimoni del Suo Amore.
Forse troppe parole... ma non si può tacere dopo aver provato tanta gioia. Gioia di condividere con persone "sconosciute" lo stesso cammino, gioia di sapere che non si è soli.
Buona Quaresima a tutti!

Brigida S. e Antonella C.


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