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Gli
amici dell'Epifania
L'uomo
(e la donna ovviamente) ha un grande difetto: si abitua
facilmente a quanto vive nelle sue esperienze quotidiane,
perdendo la preziosa meraviglia e svalutando dei profondi
sentimenti che, oggigiorno, difficilmente si riescono perfino a
ricordare. Al contempo sempre l'uomo (e sempre la donna) ha un
grande dono: è capace intrecciarsi in modo nuovo con chi ha
vicino costruendo, insieme, grandi progetti nonostante i
numerosi costi.
Vorrei portarvi alla mente un canto che si faceva una volta in
chiesa, ora poco in voga. Non possedeva stupende mosse o balli e
non coinvolgeva con la sua musica accattivante bambini o adulti,
in compenso trasudava nelle sue parole quei sentimenti appena
accennati.
Viviamo in un mondo di maschere che difficilmente rivela
se stesso e, ovviamente, le persone al suo interno. Ad ogni
evento e persona indossiamo una maschera che ci permette di
rimanerne distanti, freddi e capaci di controllare qualsivoglia
imprevisto; i colleghi al lavoro conoscono determinate
sfaccettature del nostro carattere, i compagni di scuola
intuiscono le nostre azioni nel gruppo, gli amici che riteniamo
più veri si meravigliano quando ci comportiamo fuori dai nostri
standard. Ad ogni persona/evento: una maschera, relazione forte
come una equazione algebrica.
Il potere e la falsità, la violenza e l'avidità proseguiva
quel canto; sono questi i sentimenti che dominano il mondo
sociale e la quotidianità che ognuno di noi vive: giocatori che
guadagnano miliardi di euro si lamentano dei propri stadi
malridotti quanto in Abruzzo c'è chi si lamenta "quasi
ingiustamente" di non avere una casa; grandi poteri che si
impegnano unicamente a sfornare innumerevoli parole senza
riscontri, ecc. è questa la violenza e la falsità che noi,
cristiani e non, dobbiamo affrontare ogni giorno.
Ma
non c'è quindi speranza? Ovvio
che c'è ed è importante sottolinearlo. Dare per scontata l'idea
che possiamo migliorare significa lasciarla in secondo piano
ponendoci in un atteggiamento di attesa, di passiva attesa.
Noi però non siamo soli. No, abbiamo qualcuno vicino che ci
vuole bene. Non voglio passare per sacrilego, soprattutto in un
articolo per la nostra parrocchia, ma vorrei sottolineare
l'umanità che rispecchia Dio, quella stessa umanità che, a
Capodanno, Don Mauro ci ha ricordato: anche nelle occasioni di
festa riusciamo a elencare i nostri difetti.
Le persone alle tombole, bambini e non, hanno realizzato uno dei
più grandi desideri di Dio: la felicità dell'uomo stesso; noi,
comuni persone, abbiamo lasciato in disparte in nostri difetti
per pavoneggiare (positivamente) la nostra gioia e il piacere
dello stare insieme. Senza la nostra comunione nemmeno Dio
riuscirebbe ad essere felice… siamo noi le mani, il corpo la
testa gli occhi di Dio! Noi tutti, condividendo un caldo salone,
abbiamo compiuto un miracolo degno di nota: siamo andati
controcorrente, contro quella moda che vuole la competizione in
ogni momento, sempre alla ricerca della cosa "più bella da
vendere o realizzare" per se stessi… ma mai per gli altri.
Stringi la mano del tuo vicino e ci accorgeremo che anche
quelle maschere che ogni giorno ci mettiamo possono volare come
foglie a vento. Nelle tombole che abbiamo passato insieme, prima
con i meno giovani e poi con i più giovani, hanno dimostrato
che, nel mondo di maschere, esiste un volto così bello da non
poter essere nascosto: il volto dell'amicizia.
Descrivere i due grandi eventi in queste righe sarebbe
quantomeno limitativo… non è infatti con le parole che possiamo
"trasudare" il piacere della comunione e non sono di certo i
grandi discorsi a toccare i cuori della gente: c'è bisogno di
esperienza, c'è bisogno di toccare con mano quella comunione che
la società ci allontana! Eccoci, spalla a spalla, sedia a sedia
mentre siamo attenti ai numeri che escono… Ma non nella speranza
che arrivi quello della tombola… ma con il desiderio che
qualcuno compi il più tardi possibile una vincita per poter
prolungare questa meravigliosa sensazione di vicinanza.
Alzando
gli occhi dalla propria schedina si vedeva sorridere la gente,
vuoi per un "meno giovane" che sollevava il bastone per aria
lamentandosi con la vicina che ai suoi tempi senza il computer
vinceva di più alla tombola o vuoi per un bambino che dopo la
prima trance di numeri si alzava lasciando, e questo si leggeva
negli occhi dei genitori, finalmente la schedina a mamma e papà
che ora vincevano, per lui, un bel premio. Colui che vi sta
scrivendo ha avuto la fortuna, nonostante alcuni ostacoli, di
essere con voi in ambedue le occasioni… posso sinceramente
dirvi che tanto i bambini quanto gli adulti "avanti con l'età"
mi hanno saputo regalare delle sensazioni uniche e irripetibili.
È certo che è grazie a Dio che tutto questo è avvenuto ma Dio,
abbiamo detto, agisce tramite le sue creature più amate… NOI!
E quale migliore dono possiamo fare a nostro Signore se non
amarci l'un l'altro fra un paio di tombole?
Un amico mi ha spedito, nell'annunciarmi di scrivere questo
articolo, il seguente messaggio: "quello che farete al più
piccolo dei miei fratelli lo avrete fatto a me". Nella messa di
Capodanno i nostri sacerdoti ci hanno ricordato come molti
giovani e relative famiglie, invece di essere nel cottage
moderno e alla moda in una fredda montagna delle Alpi, sono
rimasti nella loro grande famiglia romana per servire tavoli,
aiutare le persone ad andare in bagno e cantare qualche canzone
"evergreen". Allo stesso modo dobbiamo ringraziarci l'un l'altro
per quanto accaduto nei giorni scorsi: non tutti gli anziani
uscirebbero di casa affrontando il freddo e la strada per venire
a giocare un'oretta e mezzo con dei giovanotti; non tutte le
famiglie invece di andare in un centro commerciale prendono
figli e figliocci per avviarsi nel salone poco alla moda ma
molto evergreen per giocare con decine di altri bambini.
Siamo di fronte ad un vero
miracolo dell'amicizia, la quale può realizzarsi solamente con
l'intreccio delle nostre storie e delle nostre esperienze. Una
signora mi raccontava che si sentiva rinvigorita dopo una così
allegra tombola; la presenza di noi ragazzi (ma in generale di
coloro che in un modo o nell'altro hanno reso possibile il
tutto) le ricordava suo figlio, morto da poco, il quale si
impegnava a sua volta in opere di servizio; è ora in queste
righe che, noi tutti "operatori della vigna", vogliamo dire a
lei, gentile signora, e a tutti gli anziani che hanno
partecipato col cuore o con la propria presenza a questi eventi:
sei la nostra nonna, siete i nostri nonni che ci ricordano la
genuinità della sincerità e dell'amore, che con le lacrime agli
occhi ci ringraziate non per la bellezza del salone, non per
l'organizzazione della cena ma perché, in un momento di
solitudine, abbiamo saputo donarvi noi stessi, le nostre
esperienze e la nostra amicizia.

Se,
come detto, nelle tombole dei meno giovani si alzavano bastoni
al grido "Mischia il computer!" in quelle dei bambini non c'era
un urlo, o meglio, c'era un unico grande vociare che tentava,
con la forza della volontà, di far uscire il numero giusto. E
che facce che facevano! Quando finalmente quel 7 usciva dalla
mano della "pescatrice" ecco che le mani si alzavano in alto
riabbassandosi velocemente
in segno di vittoria… ma ecco la vincita! Una stupenda velina
con in mano una calza si
avvia verso il fortunato vincitore (o vincitrice ovviamente)
mentre gli altri già si preparano ad urlare il prossimo urlo.
Noi tutti, penso, siamo usciti quel pomeriggio con un gran mal
di testa. Fortunatamente oltre al dolore abbiamo ricevuto in
dono un prezioso segreto… ma che segreto deve rimaner per poco:
la Meraviglia! Quale prezioso insegnamento abbiamo
ricevuto da voi cari bambini… avete saputo regalare con
semplicità qualcosa che noi grandi oramai sappiamo spesso solo
ricordare. Continuate così, proseguite nel vostro sincero e
allegro vivere e trasmettete, ai vostri genitori e agli adulti,
quel messaggio di semplice amicizia che vi lega al mondo.
Riprendendo la canzone con cui ho iniziato la prima parte
dell'articolo, nella fine del ritornello è presente la sintesi
di quanto detto sino ad ora. Se noi tutti riuscissimo a
stringerci le mani e a non sentirci più soli, anziani o bambini,
scopriremmo nell'altro la nostra umanità e la presenza di Dio
ma, soprattutto, scoprirai che è meno duro il cammino così.
Grazie a tutti voi per la vostra esperienza con noi.
Valerio C.

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