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"La cena dei popoli". Incontro di riflessione e
condivisione del gruppo dopo cresima (18 gennaio 2006)
Mercoledì 18 Gennaio è stato organizzata, per i ragazzi del
dopo-cresima con la collaborazione di alcuni giovani del
gruppo AGIP, una serata “diversa”, nel tendone allestito in
cortile: non il normale incontro di catechismo, non la
solita festa, ma una dinamica per imparare tutto attraverso
il gioco.
La “cena dei popoli” è nata come simulazione
del meccanismo mondiale di distribuzione delle risorse,
secondo le reali disparità corrispondenti ai vari
continenti.
In concreto, cos’è successo?
Verso le 18.30 i ragazzi hanno cominciato a raccogliersi nel
salone parrocchiale; gli animatori hanno consegnato loro dei
bigliettini di colori diversi, con sopra i nomi dei 5
continenti: Europa, America del Nord & America del Sud,
Oceania, Asia, Africa.
E’ stato poi detto ai ragazzi di spostarsi nel tendone, dove
avrebbero trovato i tavoli corrispondenti al proprio
continente. E già lì, la prima sorpresa: i tavoli dell’Asia,
dell’America del Sud e dell’Africa erano praticamente
affollati, mentre nei restanti 3 contenenti due sole persone
occupavano l’intera tavolata. Su ogni tavolo era sistemato
del cibo diverso: l’Europa aveva due grandi cassette piene
di pane, l’Africa una cassetta di frutta, l’Asia un
pentolone di riso, l’America del Nord una gran quantità di
affettati e formaggi, l’America del Sud tutto l’occorrente
per mangiare (posate, bicchieri ecc..) e l’Oceania un bel
po’ di bottiglie di acqua e Cola.
Una volta sistemate le “popolazioni”, gli animatori hanno
iniziato a spiegare le regole: lo scopo era che tutte le
persone ,alla fine del gioco, riuscissero a mangiare. Solo
quando tutti riuscivano ad ottenere il menù necessario
(posate, bicchieri e 1 tovagliolo per ciascun rappresentante
del continente; 1 bevanda di ciascun tipo per tavolo; 1
portata di riso per ciascun rappresentate del Continente,
una fetta di pane a persona,1 porzione di affettato e
formaggio a testa e 1 fruttiera per tavolo) la cena avrebbe
avuto inizio. Ma come ottenere tutto questo? Solo ed
esclusivamente tramite baratto, inviando i propri
delegati agli altri tavoli.
Per dirigere e controllare tali operazioni c’erano
addirittura gli osservatori dell’ONU - gli animatori più
grandi – incaricati all’ascolto e a garantire la giustizia
negli scambi.
Dopo la spiegazione, si è dato via al gioco vero e proprio!
All’inizio tutto sembrava semplice: l’Africa e l’America del
Sud, l’Asia portavano il loro carico di cibo alle “grandi
potenze”, che ovviamente erano rimaste sedute ai propri
tavoli sapendo di non aver bisogno di muoversi, (sarebbero
venuti i più poveri a supplicarli no?), e iniziavano le
trattative… i ragazzi correvano da una parte all’altra del
tendone, ridevano, schiamazzavano le tavolate dei Paesi così
detti del Terzo Mondo, intanto, si svuotavano di persone e
di cibo, mentre le due rappresentanti dell’Europa in meno di
mezz’ora avevano già ottenuto il loro bei menù senza nemmeno
alzarsi da tavola. Per non parlare del “capanello” di gente
che si era formato intorno al tavolo dei rappresentanti
dell’America del nord che, comodamente seduti, elargivano
due/tre fette di mortadella per un cestino intero di frutta.
Ed ecco, cominciavano i veri problemi: le due grandi potenze
avevano conquistato la loro cena in poco tempo, e sui loro
tavoli il cibo abbondava in maniera spropositata, il resto
dei ragazzi invece si ritrovava praticamente senza cena, o
senza posate, o con quantità di cibo ridicole. Hanno così
iniziato ad appellarsi all’ONU : una ragazza dell’Africa
urlava “Non è possibile!!!! un casco di banane per una fetta
di formaggio!!! fate qualcosa, è un’ingiustizia!!!!”. Ma
l’ONU, cosa poteva fare se non essere diplomatica e
rispondere retorica e banale “si è vero, è sbagliato,
trovate fra di voi un accordo, noi chiederemo ai vertici una
soluzione…”.
La situazione si faceva sempre più incandescente fino a che
non sono cominciati i furti!!! Mandarini che rotolavano per
terra, vassoi di salame sottratti di soppiatto, fette di
pane nascoste nelle maniche… un vero caos!!! A quel punto
gli animatori hanno deciso di mettere fine al gioco: tutti
ai propri posti: chi arrabbiato, chi deluso, chi
sconcertato, chi invece soddisfatto…
E’ stato lì che abbiamo chiesto ai ragazzi: “cosa avete
provato? Come vi siete sentiti?”.
Ha iniziato l’Europa, dicendo di aver provato tranquillità,
a seguire l’Africa, i cui rappresentanti, oltre a essere
arrabbiati e delusi per il modo in cui erano stati trattati,
erano scandalizzati dallo spreco di cibo e di oggetti
dell’America del Nord. L’Asia e l’America del Sud non hanno
esitato a definire “bastarde” le grandi potenze: la
sensazione comune di tutti i ragazzi rappresentati dei Paesi
più poveri è stata quella di sentirsi sfruttati, vittime
dello strapotere degli altri continenti.
La frase ricorrente di tutti è stata “non è giusto”.
Allora hanno di nuovo preso la parola gli animatori: hanno
spiegato che ciò che era stato simulato era la vera
situazione degli scambi tra popoli, dove l’80% della
distribuzione delle risorse va ai paesi ricchi, mentre a
quelli poveri, dove la densità di popolazione è altissima,
va il restante 20%. Questo perché il tutto è regolato dalla
regola del commercio, che in quest’epoca di consumismo
sfrenato si tramuta in regola dell’accumulare senza avere
reale bisogno, la regola del pensare esclusivamente al
proprio benessere.
Si poteva finire così? Ovviamente no: ciò che non è giusto
va cambiato e le regole di questo gioco non erano giuste per
niente. C’era (e c’è!) un’altra regola che mette tutti
d’accordo, che, se applicata, rende felice e soddisfatti
tutti noi: è la regola del Vangelo.
Quella che chiede di pensare al tuo bisogno, non al mio
diritto.
Quella della gratuità.
Quella del dono!!!
Donare: la nuova regola del gioco! E così è stato… gli
animatori hanno detto ai ragazzi di apparecchiare di nuovo
le tavole, ma questa volta stando attenti non più al loro
bisogno, ma a quello degli altri, in modo tale che tutti
avessero cibo e bevande a sufficienza e stavolta non più
tavoli separati, ma un’unica e grande tavolata, capace di
ospitare tutti, dove a nessuno mancava nulla e dove le
uniche grida che si sentivano erano quelle di entusiasmo dei
ragazzi.
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