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"Genitori al servizio".
Ritiro di avvento del gruppo dopo cresima... visto e vissuto
da... (8-11 dicembre 2005)
Nei giorni che precedevano la festa dell'Immacolata fummo
avvicinati da Don Cristian che ci chiese di aiutarlo ad
assistere i ragazzi del "dopo cresima! che avrebbero dovuto
soggiornare alcuni giorni a Pizzoli, in ritiro spirituale.
Il nostro aiuto sarebbe consistito nel preparare da mangiare
per tutti.
I tempi erano stretti ed il sacerdote era visibilmente
preoccupato, bisognava, quindi, prendere una decisione in
fretta. Eravamo titubanti in quanto non avevamo mai avuto
esperienze del genere, però, nello stesso tempo eravamo
tentati di accettare l'invito.
Con un certo timore, generato
dal non essere sicuri di riuscire a soddisfare i ragazzi,
demmo il nostro assenso.
Così fu che nel pomeriggio del giorno dell'Immacolata ci
trovammo nella Parrocchia di S. Stefano a Pizzoli, una
manciata di chilometri dall'Aquila.
Il viaggio potrebbe definirsi quanto mai entusiasmante: per
gente come noi che vive a Roma, vedere, lungo la strada,
tutti quei paesini arroccati sui monti completamente
innevati ci riempiva di ammirazione.
Io credo che si andasse creando anche dentro di noi un po'
dell'atmosfera spirituale che avremmo incontrato con i
ragazzi che stavamo per conoscere. Nello spostamento per Pizzoli, infatti, abbiamo viaggiato in un mezzo della
Parrocchia di S. Ippolito condotto dallo stesso Don Cristian,
mentre, i ragazzi ci avrebbero seguito in un pullman
noleggiato per l'occasione.
Eravamo, dunque, a Pizzoli; in fretta si svolsero le prime
operazioni necessarie a scaldare più in fretta possibile il
grosso edificio.
La chiesa, infatti, disabitata da lungo tempo si presentava
con una temperatura poco ospitale, se poi si scrutava il
meraviglioso panorama, che si godeva da lassù, non ci si
rincuorava certo; il Gran Sasso, e tutti i monti che lo
circondavano, donava uno spettacolo quanto mai idilliaco e
nello stesso tempo solenne per l'abbondante neve che
ricopriva il tutto. Per non parlare dell'aria che sembrava
entrare da sola nei polmoni dando al naso un non so che di
frizzante profumo di camini.
Di lì a poco giunsero i ragazzi, e subito l'abitazione si
riempì di presenze vivaci tanto che io e mia moglie Rita,
genitori di tre figli ormai grandi, avvertimmo con gioia la
sensazione di calda animosità che scaturiva da quei giovani.
Ancora più contenti fummo nel vedere Michela, una nostra
giovane amica che aveva viaggiato nel pullman ed era venuta
per darci una mano a preparare i cibi per i ragazzi.
Di lì a poco eravamo tutti e tre intenti nello stendere i
vari menù per la sera e per i giorni che avrebbero seguito.
I ragazzi, intanto, prendevano i primi contatti con ciò che
sarebbe divenuto il loro cammino spirituale. Ci ha colpiti
molto la serietà e la maturità con cui, essi non più che
adolescenti affrontavano le meditazioni in cui li
trasportava Don Cristian.
Avevamo quasi soggezione a far rumore lì nella grande cucina
nel timore di distogliere quelle giovani menti così assorte.
Lungo il loro cammino i ragazzi hanno assistito alla
proiezione di films di carattere socio-umanistico, al
termine seguivano riflessioni su ciò che le visioni
producevano su di loro. A qualcuna di queste abbiamo
assistito anche noi, per i ritagli di tempo che il nostro
incarico ci permetteva, pur non essendo di mia pertinenza
sono intervenuto per sottolineare e congratularmi per la
grande maturità che molti di loro hanno dimostrato dando
risposte schiette e precise, concise nella loro interezza ma
così ampie di intelligenza spirituale da far venire
desiderio a chiunque di partecipare.
Va evidenziato che quello che colpiva l'attenzione di noi
adulti non era tanto la bella preparazione culturale di
questi ragazzi ma la maturità spirituale che si evinceva dai
loro discorsi.
Frasi ben ponderate mai ripetitive, linguaggio ben composto
dettato da una buona educazione personale e mai incerto
nella sua serietà.
Non ci sono parole, poi, atte a descrivere le sensazioni che
ha suscitato in noi l'adorazione del Santissimo Sacramento
svoltasi sabato notte.
Era stato dato loro, dal sacerdote, il compito di vegliare
ed adorare il Corpo di Cristo per tutta la notte senza
soluzione di continuità.
Non c'era stato bisogno di fare un turno di ragazzi e
ragazze che si alternassero nel tempo.
Essi stessi hanno composto delle turnazioni che prevedevano
continuamente due individui presenti davanti al Santissimo;
tutto ciò affinché, al termine del turno, uno di essi
potesse andare a svegliare coloro i quali avrebbero dovuto
continuare la veglia mentre il compagno continuava
l'adorazione.
In pratica, siccome non sarebbe stato possibile coprire
tutti i turni, più di uno di loro ha spontaneamente fatto
doppio turno per non lasciare solo il Santissimo Sacramento.
Tutto ciò vedevamo e riflettevamo con molta meraviglia ed
infinita tenerezza.
Ora siamo qui a mettere su carta queste impressioni e più
scriviamo più avremmo voglia di scrivere tanto si riaprono
alla mente quei bellissimi ricordi, forse perché il cammino
spirituale di quei ragazzi è stato anche il nostro.
Pino e Rita L. |