Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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Il Regno di Haria
Campo estivo 2011 del gruppo del dopocomunione (Brittoli - PE)

Il campo è finito da poco e porta via con se gioia, paure, stanchezza e divertimento. Sul contachilometri i numeri scorrono e più scorrono e più quella casetta in mezzo al verde si allontana e si avvicina ai nostri cuori un lieve senso di malinconia, accompagnato da qualche lacrima di felicità, o forse di orgoglio per essere riusciti a trasmettere agli altri la propria felicità. Per alcuni bambini e per alcuni animatori era la prima volta che si avvicinavano a quel tipo di esperienza, ma negli occhi di tutti, anche dei veterani, al momento di partire si leggevano le stesse emozioni, gli stessi pensieri: da una parte c’era la felicità di tornare a casa, nel proprio letto caldo, lontano da insetti e coccolati dalle premure dei familiari e da una parte una tristezza di fondo nel lasciare i propri amici che per una settimana erano diventati a tutti gli effetti la tua nuova famiglia. Come in ogni famiglia abbiamo imparato che tutto è di tutti, che il cibo non si spreca, che anche se si è finito un servizio non si nega mai l’aiuto a un fratello che ne ha bisogno. Abbiamo imparato che un sorriso può guarire tutto e che una maglietta o una felpa che non stiamo usando può essere sollievo per chi ha freddo. Oltre allo spirito di condivisione sono stati punti fermi del campo la curiosità e la voglia di conoscere. Anche quando i cap… oh ma forse dovrei tornare indietro con i ricordi… dovrei tornare… al primo giorno!

Eravamo appena arrivati quando, entrando in una stanza per poggiare le valigie, ci siamo ritrovati in una macchina del tempo che ci ha trasportato nel medioevo. Usciti da lì un paesano, il menestrello Arcimboldo, accompagnato dal suo fedele scettro, il manichino Gino, è arrivato cantando uno strano motivetto e dicendoci che ci trovavamo nel regno di Hariia e che non saremmo potuti restare a lungo lì a meno che non saremmo diventati sudditi del Re a tutti gli effetti. Così ci siamo dovuti cimentare in difficilissime prove, forgiando spade, vestendo i nostri amici con teli e drappi, riconoscendo il verso degli animali e i sapori di determinati alimenti. Ogni prova ci è stata spiegata dagli abitanti del regno: un bellissimo artigiano, una simpatica contadina, due bravissimi allevatori e un tessitore intraprendente. Purtroppo però superate le prove, dopo essere stati divisi e essere stati stati assegnati ai propri capi-contrada, proprio quando eravamo in procinto di conoscere il Re Arion in persona… egli è morto lasciando il regno senza un erede. Al suo funerale è arrivata correndo una strana signora con capelli lunghissimi: l’eremita Iris che ci ha detto che aveva avuto una profezia che diceva che il regno non avrebbe avuto un Re per dieci lunghi anni. Tutti noi abbiamo pensato che la storia fosse finita lì e che in fondo non sarebbe stato male proporre a quei regressi una nuova forma di governo, ma proprio quando negli occhi degli abitanti si leggeva la resa, sotto il mantello de Re abbiamo trovato degli scudi magici. Così pieni di speranza siamo usciti nel cortile. Il sole splendeva gli uccelli cantavano e le fronde degli alberi… sparite! Gli alberi erano vecchi e stanchi, piegati su loro stessi come a coprirsi dal freddo. Sebbene siano passati pochi minuti dalla morte del Re notando i cambiamenti del paesaggio e la repentina crescita del tessitore che se prima era basso in quel momento quasi toccava il cielo abbiamo capito che erano passati dieci anni.
Tutti felici abbiamo allestito la casa in attesa del principe. Ma il principe non si faceva vivo e l’unico che si era presentato era solo un puzzolente viandante. I Tre giorni a venire sono stati tragici, abbiamo affrontato un Ippogrifo, dei mercanti che ci insegnavano a pensare solo ai soldi e addirittura un falso principe. Ma con l’aiuto degli scudi che ci hanno svelato che saggezza, coraggio, unità e fede erano il segreto per vincere ogni male, dei consigli del viandante (che a pensarci non era poi così puzzolente) e del potente Gino il manichino, che con la forza degli scudi era diventato un uomo, siamo riusciti a superare tutto… il principe però ancora non si vedeva. Ma proprio quando i dieci anni stavano per giungere al termine ci siamo ricordati della saggia Iris, l’eremita. Così siamo corsi da lei che ci ha detto che il principe era già da tempo fra noi e che avremmo potuto riconoscerlo facendogli bere l’acqua magica. Così ci siamo riuniti tutti nel salone principale e abbiamo bevuto tutti un goccio di quell’acqua, ma nessuno di noi era il principe. Mancavano pochi minuti allo scadere del decimo anno, quando assetato il viandante ha bussato alla porta del castello chiedendo acqua. Sicuri che ormai l’acqua magica non sarebbe servita più a niente gliela abbiamo fatta bere. Magicamente il viandante si è trasformato in principe e poi è stato incoronato Re da Iris! Dopo essere stati investiti tutti cavalieri e missionari, decisi a divertirci e a goderci la nostra permanenza nel regno di Hariia siamo usciti in cortile a festeggiare. Poco dopo ha iniziato a piovere e siamo stati costretti a rientrare nel castello. Pioveva… pioveva… e pioveva… e non smetteva un attimo ...ma infondo come dirà Calvino qualche secolo dopo “La fantasia è un posto dove ci piove dentro”.

Claudia U.



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