Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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Sabato 28 Ottobre alle ore 17.30 nella la basilica di san Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma, Emilio Cenani, seminarista della nostra parrocchia, sarà ordinato Diacono. Pubblichiamo la lettera che Emilio ha scritto per la nostra famiglia parrocchiale...
 

Carissima Famiglia di Sant’Ippolito,
con l’aiuto di Dio e della Madonna, tra qualche settimana, il 28 ottobre alle ore 17.30 nella nostra Cattedrale di San Giovanni in Laterano, insieme ad altri nove seminaristi, sarò ordinato diacono da Mons. Angelo De Donatis, Vicario di Papa Francesco per la Diocesi di Roma.
Permettetemi allora “due o tre pensieri” pieni di affetto e gratitudine.

“Ringrazio il mio Dio ogni volta ch'io mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. È giusto, del resto, che io pensi questo di tutti voi, perché vi porto nel cuore”. (Fil 1,3-7)

Faccio mie le parole di Paolo per ringraziare ciascuno di voi perché dal primo giorno in cui sono venuto in parrocchia, nell’ottobre del 1998 per cominciare il catechismo di Cresima, fino al presente avete custodito ed accresciuto la mia fede, e per mezzo vostro il Signore ha suscitato in me il desiderio di diventare sacerdote.
Potrei raccontare a lungo di come ciò sia accaduto ma credo che bastino tre episodi, anche banali, per far immaginare tutto il resto.
Il primo riguarda proprio il giorno che ho cominciato il catechismo qui: entro nel cortile e penso ingenuamente che “tanto ci sto un anno e poi non ci vediamo più”... mai previsione fu più sbagliata. Anno dopo anno siete diventati la mia casa e la mia famiglia. E tante volte ho ripensato agli anni della mia adolescenza, accompagnato dal buon don Alberto, come una lunga preparazione all’incontro con Gesù vivo che mi ha cambiato la vita. C’è una data, infatti, che segna per me come uno spartiacque: il 15 agosto del 2005 quando con alcuni giovani della Parrocchia e don Enrico siamo andati in Brasile, a Belo Horizonte. Quella sera posso dire che Gesù ha conquistato il mio cuore. Poi ci sono voluti tanti passaggi, tanti volti, tante cure da parte di molti, in particolare di don Mauro e di tutti gli amici del Laboratorio Francescano. Sono state le loro scelte di vita che mi hanno incoraggiato sempre più a scoprire cosa il Signore volesse per me.
Ma c’è un secondo episodio banale che vorrei raccontarvi, perché mi ha aiutato a capire chi stavo diventando. Un giorno camminavo per viale delle Province e vedo uno dei due vasi d’ulivo, a fianco dell’ingresso principale della chiesa, che era caduto per terra. Senza pensarci molto salgo le scale e lo metto a posto. In quel momento mi rivengono in mente tutte le parole ma soprattutto gli esempi di quanti attorno a me consideravano la parrocchia come una casa e una famiglia di cui si sentivano corresponsabili. Anche io cominciavo a sentire questo, solo quando me ne andavo sentivo spesso che mi sarebbe piaciuto restare lì anche di notte, che poi era un modo un po’ emotivo e ancora confuso per sentire nel cuore il desiderio di vivere per il Signore per sempre.
Questo desiderio mi ha portato in seminario fino al momento presente, a pochi giorni dall’ordinazione diaconale.
Ecco allora il terzo aneddoto che vorrei condividere. Da un anno sono stato inviato alla Parrocchia di San Frumenzio, dove sono stato battezzato e da cui provengono anche don Enrico, don Mauro e don Dante... ebbene molte volte tornando da lì in seminario, siccome dopo le 23 non si può fare la tangenziale, passo per piazza Bologna e ogni volta rivolgo una saluto affettuoso alla nostra chiesa e in lei a tutti voi... perché come dice Paolo, vi porto nel cuore.
E siccome vi porto nel cuore vorrei condividere con voi lo stato d’animo di questo momento soprattutto riguardo alla cooperazione alla diffusione del Vangelo a cui, da diacono, sarò chiamato in modo nuovo e ancora tutto da scoprire.
A volte penso che quando vado a Messa, quando faccio un incontro o un campo, l’incontro col Signore dovrebbe accenderci come una fiamma... e allora mi dico che vorrei essere io stesso una torcia per accendere i cuori dell’amore di Dio. Ma poi mi rendo conto che sono solo io e allora mi basterebbe essere uno zampognaro che va in giro a cantare di gioia “perché il santissimo Bambino che amiamo ci è stato dato e per noi è nato lungo la via” (San Francesco)... o ancora più semplicemente penso a me come il ragazzino della canzone di De Gregori Santa Lucia, “che ride, canta e stona”, per il quale vi invito a fare la stessa preghiera: “perché vada lontano, fa che gli sia dolce anche la pioggia nelle scarpe, anche la solitudine”. E io so da dove mi verrà questa dolcezza...
In questi giorni mi metto sempre più in attesa dello Spirito Santo il quale – come proprio le letture di questi giorni mi hanno ricordato – “susciterà il mio spirito, mi colmerà di gioia per rafforzarmi, farà brillare i miei occhi” (Esdra) e ancora una volta mi dirà sottovoce: “ripara la mia casa” (Aggeo). Pregate per me perché il Signore porti a compimento quest’opera buona che ha cominciato in me – come aggiunge il Papa – fin da bambino.

Dal canto mio, non vedo l’ora di essere diacono anche per questo: per poter benedire coloro che giorno dopo giorno mi hanno fatto sentire la benedizione di Dio.

Vi voglio bene, vi abbraccio e vi aspetto.

Emilio
 


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