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Così... semplicemente...
Sto
pensando da tempo a come potremmo prepararci al Natale, a
questo Natale in particolare, perché sappiamo tutti quanto
esso assuma un significato particolare. E' il Natale del
settantacinquesimo. Il 24 dicembre del 1934, infatti,
venne celebrata la prima Messa nella nostra Chiesa.
Probabilmente i frati e la comunità nascente vissero i
giorni dell'Avvento con trepidazione, immersi nei
preparativi che seguirono alla chiusura di un cantiere così
grande e che precedettero un occasione così importante. Ma
credo anche che, fedeli al loro carisma e stile essi si
prepararono al Natale… così… semplicemente…
Da allora sono passati sicuramente tanti Natali… felici
spero… e purtroppo a volte tristi, dolorosi… ma forse, il
più delle volte inutili, insulsi. Come ci accade sempre più
spesso… Arrivare a Natale, correre, correre... e non
accorgersene se non attraverso la pubblicità o le cose da
comprare.
Ma se questo per la nostra parrocchia è un Natale "diverso"
perché non prepararci in maniera… "diversa"? Direte voi! No.
Prepariamoci in maniera normale. Riconsiderando così…
semplicemente… due aspetti indispensabili, mai banali e
sempre attuali: l'ascolto della Parola e la relazione fra
di noi.
L'Avvento è un tempo di attesa di un incontro: il Signore si
avvicina ma noi lo andiamo a cercare come hanno fatto i
pastori e soprattutto i Magi. Ecco allora lo spunto dalla
lettera ai "Cercatori di Dio" della Conferenza Episcopale
Italiana. Ne riporto una parte, quella relativa all'ascolto
della Parola di Dio, alla fine di queste poche
righe. Per dirvi, così… semplicemente… che una
comunità cristiana, per definirsi e sentirsi tale, si fonda
sulla Parola, sul Vangelo, sulla Buona Notizia che è Gesù
stesso. E che il Giovedì pomeriggio, dalle ore 16.00, Gesù è
qui, nella nostra Chiesa, esposto nel Santissimo Sacramento
ai nostri sguardi.
Così… semplicemente… E aspetta…
Passare qualche momento in sua compagnia ci può aiutare a
ritrovare un equilibrio magari perduto, a ridare entusiasmo
alle nostre stanchezze e risposta alle nostre domande.
E alle ore 21.00 possiamo approfondire i testi evangelici
dell'Avvento attraverso la pratica antica e sempre nuova
della Lectio Divina.
Tutto ciò però potrebbe veramente servire a poco se
impedissimo al Signore di fare verità su noi stessi e sulle
nostre relazioni, a cominciare da quelle intime, personali a
cominciare dalla nostra famiglia… così… semplicemente…
Ecco il secondo punto che prende il passo
da un discorso sull'Avvento a me molto caro di San Bernardo.
"Il demonio tenta poco coloro che digiunano, coloro che
pregano anche di notte, coloro che sono casti, perché sa
bene quanti di questi ne ha portati alla rovina. Ma ecco
quelli che tenta: coloro che sono concordi e che vivono
nella casa di Dio con un cuore solo, uniti a Dio e fra loro
nell’amore. Questi producono al demonio dolore, timore e
rabbia. Questa unità della comunità non solo tormenta il
nemico, ma anche attira la benedizione di Dio".
Non commento, non mi sembra ce ne sia bisogno.
Vi chiedo solamente di pensarci. E di provarci. Scegliere,
in questo tempo di attesa, di rallentare la corsa e passare
un po' di tempo nell'ascolto del Signore e della sua Parola
(che arriva a noi anche attraverso gli altri)… così…
semplicemente…
Don Mauro
Dalla Lettera ai cercatori
di Dio
Conferenza Episcopale Italiana
L'ascolto della Parola di
Dio.
C'è
un profondo bisogno di amore in ciascuno di noi, così spesso
prigionieri delle nostre solitudini. È il bisogno di una
parola di vita che vinca le nostre paure e ci faccia sentire
amati. Il profeta Amos descrive con efficacia questa
situazione: "Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore
Dio - in cui manderò la fame nel paese; non fame di pane né
sete di acqua, ma di ascoltare le parole del Signore"
(8,11).
E sant'Agostino - che quella Parola ha incontrato, fino a
farne la ragione di tutta la sua vita - così presenta la
risposta del Dio vivente al nostro bisogno: "Da quella
città il Padre nostro ci ha inviato delle lettere, ci ha
fatto pervenire le Scritture, onde accendere in noi il
desiderio di tornare a casa" (Commento ai Salmi, 64,
2-3).
Se si arriva a comprendere - come è capitato a tanti
credenti di ieri e di oggi - che la Bibbia è questa "lettera
di Dio", che parla proprio al nostro cuore, allora ci si
avvicinerà a essa con la trepidazione e il desiderio con cui
un innamorato legge le parole della persona amata. Allora,
Dio, che è insieme paterno e materno nel suo amore, parlerà
proprio a ciascuno di noi e l'ascolto fedele, intelligente e
umile di quanto egli dice sazierà poco a poco il nostro
bisogno di luce, la tua sete d'amore. Imparare ad ascoltare
la voce di Dio che parla nella Sacra Scrittura è imparare ad
amare: perciò, l'ascolto delle Scritture è ascolto che
libera e salva.
Il Dio che parla.
Solo Dio poteva
rompere il silenzio dei cieli e irrompere nel silenzio del
cuore: solo lui poteva dirci - come nessun altro - parole
d'amore. Questo è avvenuto nella sua rivelazione, dapprima
al popolo eletto, Israele, e poi in Gesù Cristo, la Parola
eterna fatta carne. Dio parla: attraverso eventi e parole
intimamente connessi, egli comunica se stesso agli uomini.
Messi per iscritto sotto l'ispirazione del suo Spirito,
questi testi costituiscono la Sacra Scrittura, la dimora
della Parola di Dio nelle parole degli uomini. Il Signore
dice ciò che fa e fa ciò che dice. Nell'Antico Testamento
annuncia ai figli d'Israele la venuta del Messia e
l'instaurazione di una nuova alleanza; nel Verbo fatto carne
compie le sue promesse oltre ogni attesa. Antico e Nuovo
Testamento ci narrano la storia del suo amore per noi,
secondo un cammino con cui Dio educa il suo popolo al dono
dell'alleanza compiuta: l'Antico Testamento si illumina nel
Nuovo e il Nuovo è preparato nell'Antico. Perciò, i
discepoli di Gesù amano le Scritture che lui stesso ha
amato, quelle che Dio ha affidato al popolo ebraico, e che
essi leggono nella luce di lui, crocifisso e risorto.
Il compimento della rivelazione, infatti, è Gesù Cristo, il
Figlio di Dio fatto uomo per noi, la Parola unica, perfetta
e definitiva del Padre, il quale in lui ci dice tutto e ci
dona tutto. Nutrirsi della Scrittura è nutrirsi di Cristo: "L'ignoranza
delle Scritture - afferma san Girolamo - è ignoranza di
Cristo" (Commento al Profeta Isaia, PL 24,17).
Chi vuole vivere di Gesù deve ascoltare, allora,
incessantemente le divine Scritture. È in esse che si rivela
il volto dell'Amato. Ed è lo Spirito Santo, che ha guidato
il popolo eletto ispirando gli autori delle Sacre Scritture,
ad aprire il cuore dei credenti all'intelligenza di quanto è
in esse contenuto. Perciò, nessun incontro con la Parola di
Dio andrà vissuto senza aver prima invocato lo Spirito, che
schiude il libro sigillato, muovendo il cuore e rivolgendolo
a Dio, aprendo gli occhi della mente e dando dolcezza nel
consentire e nel credere alla verità. È lo Spirito a farci
entrare nella verità tutta intera attraverso la porta della
Parola di Dio, rendendoci operatori e testimoni della forza
liberante che essa possiede.
La casa della Parola.
Nella sua Parola è Dio stesso a raggiungere e
trasformare il cuore di chi crede: "La parola di Dio è
viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio
taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e
dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne
i sentimenti e i pensieri del cuore" (Ebrei 4,12).
Affidiamoci, allora, alla Parola: essa è fedele in eterno,
come il Dio che la dice e la abita. Perciò, chi accoglie con
fede la Parola, non sarà mai solo: in vita, come in morte,
entrerà attraverso di essa nel cuore di Dio: "Impara a
conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio" (San
Gregorio Magno). Alla Parola del Signore corrisponde
veramente chi accetta di entrare in quell'ascolto
accogliente che è l'obbedienza della fede. Il Dio, che si
comunica al nostro cuore, ci chiama ad offrirgli non
qualcosa di nostro, ma noi stessi. Questo ascolto
accogliente rende liberi: "Se rimanete nella mia parola,
siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la
verità vi farà liberi" (Giovanni 8,31-32). Per renderci
capaci di accogliere fedelmente la Parola di Dio, il Signore
Gesù ha voluto lasciarci - insieme con il dono dello Spirito
- anche il dono della Chiesa, fondata sugli apostoli.
Essi hanno accolto la parola di salvezza e l'hanno
tramandata ai loro successori come un gioiello prezioso,
custodito nello scrigno sicuro del popolo di Dio pellegrino
nel tempo.
La Chiesa è la casa della Parola, la comunità
dell'interpretazione, garantita dalla guida dei pastori a
cui Dio ha voluto affidare il suo gregge. La lettura fedele
della Scrittura non è opera di navigatori solitari, ma va
vissuta nella barca di Pietro.
Accogliere la Parola nel silenzio e nella contemplazione.
È l'amore il frutto che nasce dall'ascolto della Parola: "Siate
di quelli che mettono in pratica la Parola, e non
ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi" (Giacomo
1,22). Chi si lascia illuminare dalla Parola, sa che il
senso della vita consiste non nel ripiegarsi su se stessi,
ma in quell'esodo da sé senza ritorno, che è l'amore.
L'ascolto costante della Sacra Scrittura ci fa sentire amati
e ci rende capaci di amare, dando gioia e speranza al nostro
cuore: se ci consegniamo senza riserve al Dio che ci parla,
sarà lui a donarci agli altri, arricchendoci di tutte le
capacità necessarie per metterci al loro servizio.
La Parola è guida sicura perché - fra i rumori del mondo -
ci conduce a impegnarci per gli altri sui passi di Gesù, a
riconoscere negli altri la sua voce che chiama: "Tutto
quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli
più piccoli, l'avete fatto a me" (Matteo 25,40). Chi ama
la Parola, sa quanto sia necessario il silenzio, interiore
ed esteriore, per ascoltarla veramente, e per lasciare che
la sua luce ci trasformi mediante la preghiera, la
riflessione e il discernimento: nel clima del silenzio, alla
luce delle Scritture, impariamo a riconoscere i segni di Dio
e a riportare i nostri problemi al disegno della salvezza
che la Scrittura ci testimonia.
Certo, il silenzio necessario all'ascolto non è mutismo, ma
espressione di un amore che supera ogni parola. Solo l'amore
apre alla conoscenza dell'Amato, come è stato per il
discepolo, che ha posato il suo capo sul petto del Signore
nell'ultima cena: "Poteva comprendere il senso delle
parole di Gesù, soltanto colui che riposò sul petto di Gesù"
(Origene, In Joannem, 1,6: PG 14,31). Anche noi dobbiamo
poggiare il capo sul cuore di Cristo e ascoltare le sue
parole, lasciando che esse parlino al nostro cuore e lo
facciano ardere del suo amore.
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