|
Carnevale "in famiglia"
"Un amore che conosciamo molto bene..."
Molte
persone credono, e in esse anche io, che l'abitudine annulli e
poi distrugga le meraviglie che l'uomo compie per sé e gli
altri. Siamo abituati a guardare le notizie della televisione
fra stragi, assassini e distruzioni: chi si scandalizza più di
un assassinio fra persone? Chi rimane a pensare su una strage
avvenuta fra bande? Purtroppo l'uomo è un animale che facilmente
si abitua alle situazioni che intorno a lui avvengono con
frequenza; questo di per sé non sarebbe negativo… ne vale la sua
sopravvivenza legata alla capacità di adattamento alle diverse
situazioni in cui può andare a vivere. Ciò che, invece, risulta
negativo è proprio l'insensibilità che tutti noi abbiamo non
solo delle suddette notizie, ma soprattutto delle gioie che
intorno a noi avvengono ogni giorno.
I bambini del catechismo conoscono bene una regola d'oro sin dai
primi incontri di ottobre: dare per scontato l'amore di Dio nei
nostri confronti significa denigrarlo e posizionarlo in un luogo
secondario della nostra vita. Lui ci ama ogni giorno con un
amore infinito, noi, per amarlo, aspettiamo di essere in
difficoltà in qualche situazione a cui non siamo abituati.
Sempre i bambini delle comunioni conoscono un consiglio d'oro
sull'importanza di non dare per scontato nulla: durante le
confessione, ahimè, sono ormai poche le persone che, prima di
porre davanti a Dio le umane debolezze, non lo ringraziano per i
doni che quotidianamente ci offre nelle più diverse maniere:
amici, parenti, lavoro, casa, natura e quant'altro vi possa
venire in mente! Non possiamo dimenticare che noi, prima ancora
di mettere al centro della confessione le nostre
mancanze…dobbiamo ricordarci delle gioie che Dio ci dona per
amore!
Vi ho posto questa piccola premessa perché ritengo importante
rendere chiaro il concetto di abitudine: essa è quel
comportamento dell'uomo che tende a dimenticare le piccole e
grandi gioie quotidiane e che, al contempo, annulla la nostra
sensibilità riguardo le difficoltà di amici o sconosciuti.
Cosa
centra l'abitudine con le diverse feste di Carnevale che abbiamo
felicemente vissuto insieme? Fortunatamente, noi parrocchiani di
Sant'Ippolito abbiamo da anni la possibilità di festeggiare con
tutti i nostri amici le più importanti feste dell'anno… partendo
dal capodanno in famiglia all'Epifania delle tombole. Vi scrive
una persona che, per sua
gioia, è stata presente a tutte le diverse feste di Carnevale:
adulti, giovani e bambini. È stata oltremodo particolare la
sensazione di piacere che è pervasa in ognuno di noi in questi
eventi; nel primo ondate di signori e signore (già tutti
conosciuti dal capodanno e dalla Epifania) che avvicinandosi
l'un l'altra deliziavano noi "intrattenitori" con mirabili danze
e balli di gruppo… posso dire che in certi momenti non eravamo
più noi ad intrattenere loro… ma il contrario!
I giovani in costume commentavano con l'amico vicino l'energia
della signora che sino a qualche momento prima era rimasta ferma
sulla sedia a farsi due risate con la compagna; o ancora
guardavano sbalorditi il signore che, nonostante il bastone,
ballava quasi volando la sua canzone preferita. Questa forte
sensazione di piacere è stata presente e costante per tutto il
pomeriggio passato insieme… non si allontanava, non fuggiva, non
si nascondeva… riscoprendosi ancor più coinvolgente nel momento
dei saluti nei quali voi, cari amici anziani, ci avete donato il
vostro affetto e il vostro amore con semplici parole e gesti.
Come sempre.
Non meno promettenti sono state le feste dei giovani e dei
bambini: temi diversi, costumi differenti… ma con la stessa la
gioia e sapore dell'amore comune che conosciamo molto bene.
Ricordiamoci questo: un amore che conosciamo molto bene.
Soprattutto per i bambini erano sparite le canzoni da cantare…
non più famosi cantati di Sanremo o colonne sonore di film… ma
fantasmagoriche sigle dei cartoni animati che tutti i bambini,
dai più piccoli sino a noi bimbi grandi, conoscevano fin troppo
bene. Ed ecco allora che
con in un'atmosfera del genere non potevano nascere grandi
giochi e percorsi organizzati basati sull'antico testamento,
così da unire l'utile al dilettevole: quale modo migliore di
comprendere le vicissitudini della Bibbia se non vivere in prima
persona gli eventi più significativi? Un mare diviso dalle mani
di Mosè, un ballo per elencare gli animali di Noè…. E perché no!
Qualche fionda artigianale
e proiettili di carta per ricordare a tutti come il piccolo
Davide sconfisse il temuto Golia? Che divertimento tutti questi
piccoli avventurieri/supereroi/soldati/principesse/ballerine
mentre correvano e si scontravano all'interno del nostro caro
salone… l'orario di chiusura tiranno è arrivato durante i balli
di gruppo fatti apposta per loro…fra i "ballo della casalinga",
"il ballo dell'estate" e "Stendi i panni". Queste e tante altre
attività hanno accompagnato il carnevale dei nostri piccoli
bambini.
"Ma alla fine, quell'abitudine che ci hai introdotto all'inizio
cosa significava?" Potreste chiedermi...
Forse molti di voi ci sono arrivati, ma intendo spiegarlo lo
stesso. Ricordate quando ho soffermato la vostra attenzione
sulla frase "un amore che conosciamo molto bene"? Molto
spesso una cosa la conosciamo bene se la viviamo più volte; se
questa cosa viene vissuta più volte può diventare abituale; la
cosa abituale ma sempre s travagante
può infine trasformarsi in una abitudine. Ho sopra descritto
cosa intendo per abitudine… se davanti a queste feste, ai balli,
alle risate che anziani e bambini ininterrottamente
accompagnavano ogni minuto in comune non sentiamo nulla, non ci
sentiamo interessati e coinvolti noi stessi o, peggio, rimaniamo
indifferenti… significa che
c'è qualcosa che non va… che non riusciamo più a riconoscere i
doni che il Signore ci pone innanzi in queste occasioni… negli
anziani che escono dalle sicure case per entrare in un salone e
ballare, ai bambini che, invece di festeggiare in goliardici
giardini privati, scelgono la familiarità e l'umiltà della
parrocchia e dei suoi componenti. In questo
caso fermiamoci… attendiamo…
davvero siamo impassibili a tanto sentimento? Davvero non
trasudiamo emozioni nel comprendere che avviene ogni volta un
miracolo guidato dall'amore di Dio? Fermiamoci e compiamo un
evoluzione nel nostro fare: non restiamo a "vedere" passivamente
la vita che scorre… ma "osserviamola" dal suo interno e in prima
persona! Assaporiamo le più piccole gioie scontate della nostra
società…gustiamoci la
realtà nascosta dall'apparenza… e vedremo che ci vergogneremo ad
aver pensato a tutto questo come una cosa "che si fa sempre".
Valerio C.
|