Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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Il Sorriso
Capodanno in Famiglia 2012

E quale sarebbe la novità? Forse qualcuno potrebbe pensare questo. Il solito capodanno che a S. Ippolito si organizza ormai dal 2006.
Stesso copione: prima la messa, la cena con gli anziani soli, i soliti ragazzi che servono ai tavoli, musica, tombola e premi.
Invece no, può sembrare un copione ma ogni anno almeno per me è un’esperienza diversa, un’emozione diversa, quell’emozione che ti fa venire i lucciconi nel vedere e toccare con mano le diverse situazioni attraverso lo sguardo degli anziani, le loro chiacchierate alle volte con qualche piccola lacrima. Vedere poi il loro sorriso, un sorriso derivato dal fatto che in una serata importante come il capodanno non sono soli. Come ci ha detto don Mauro, il nostro parroco, durante l’omelia nella messa di fine anno, “Dio ha girato lo sguardo su di noi e ci sorride”. Quel sorriso di Dio noi lo rivolgiamo ai nostri anziani e il sorriso che loro a fine serata ci rivolgono e potremmo definirlo il sorriso di Dio; “quello che avete fatto a uno solo di questi mie fratelli più piccoli lo avete fatto a me”.
Non servono i grazie che come da copione non sono mancati, ma il loro sorriso ci ha appagato, il sorriso di uno degli ospiti che era alla messa con le ciavatte e qualche busta al seguito alla quale non potevamo non chiedergli di scendere giù nel salone con noi, il sorriso di un altro signore che a cena iniziata ci ha bussato alla porta per chiederci se c’era posto anche per lui, e questo lo potremmo definire aprire la porta a Cristo. Molti di loro erano raggianti probabilmente perché hanno passato una serata diversa dal solito che sarebbe potuta finire come se fosse una qualsiasi serata: andare a letto senza aspettare la mezzanotte come purtroppo qualcuno di mia conoscenza ha fatto.
Tutto è pronto, la cena ha inizio, gli ospiti sono 260 e ci sono circa 90 persone tra ragazzi e adulti prestano il loro servizio gratuitamente, in cucina, servire i tavoli, pulire i bagni prima durante e dopo la serata fare servizio di controllo e d’ordine, tecnici audio e anche i presentatori della serata, insomma tutti angeli custodi di quelle persone che angeli custodi un giorno sono stati loro stessi.
Certo non è andato tutto alla perfezione c’è stato un piccolo inciampo in uno dei primi che aimè non è bastato per tutti, qualcuno ci rimane un po’ male ma poi passa tutto, non importa l’importante è stare insieme si và avanti si canta, cantano i giovani, meno giovani, preti, diaconi, ministranti insomma canta la comunità e si cantano canzoni che qualcuno direbbe vecchie ma che sono servite a far canticchiare anche gli ospiti.
Per me è il settimo capodanno, esattamente dal 2006 che faccio il veglione a Sant'Ippo, è così che noi intimi chiamiamo la nostra seconda casa, perché è così che consideriamo la nostra parrocchia, e si ripete ogni anno, da quando don Enrico parroco in quell’anno ci propose nel giorno della festa dell’Immacolata di fare un capodanno con gli anziani soli del quartiere offrendo loro il cenone. Il problema principale che ci eravamo posti subito era lo spazio e il poco tempo per prepararlo, ma don Enrico che sarebbe capace di dare consigli anche a Gesù durante il miracolo della moltiplicazione, prese il telefono e in 3 giorni fece montare una tensostruttura nel cortile della parrocchia che abbiamo addobbato per l’occasione a tempo di record, acquistato 20 tavoli pieghevoli con le panche e chiamato un catering per preparare la cena per un numero ipotetico di persone; perché in quel tempo essendo la prima volta non avendo ancora iniziato le iscrizioni fatte successivamente in fretta e furia non avevamo la minima idea di quante persone vi avrebbero partecipato. E così di anno in anno siamo arrivati al 2012 la tensostruttura ormai da qualche anno si è trasformata in una grande sala costruita sotto il cortile che può ospitare più persone, ancora senza rifiniture ma che viene addobbata ad arte grazie al contributo lavorativo di tutti i gruppi o quasi che vanno dagli Ippolotti ai gruppi famiglie.
Tutta l’organizzazione del capodanno incomincia “sommariamente” dal mese di ottobre ed è un evento di tutta la comunità, tutta perché gli ospiti non pagano nulla è tutto pagato con
i fondi della parrocchia e poi perché noi del servizio lo facciamo gratuitamente, la nostra paga è la soddisfazione di aver fatto qualche cosa per i più “piccoli”. L’augurio che ci facciamo è emozionarci sempre perché questo vuol dire fare qualche cosa per gli altri con il cuore altrimenti rischiamo la routine e il protagonismo.
Un grazie al nostro parroco don Mauro che sempre in prima linea e con grande entusiasmo ci stimola a questo servizio e… vi dico una cosa: oggi siamo solo al 3 gennaio abbiamo già parlato dell’addobbo del salone per il prossimo anno… siamo proprio matti!!!! Ma in fondo chi si ferma è perduto. Un grazie ai viceparroci che ci aiutano a coinvolgere a questo servizio i ragazzi dei gruppi. Il grazie più grande va comunque a tutto il resto della comunità, a quella comunità della domenica che partecipa alla messa che pur non partecipando direttamente alla preparazione, partecipa soprattutto con la preghiera e a sua volta grazie alle offerte che si raccolgono durante le messa possiamo fare tutto questo e non solo, ma lo scopo è uno: regalare un sorriso… il sorriso di Dio.

Anonimo

Dalla cucina, ecco l'altra faccia della "sala".

Verde, rosso, blu, oro... una festa di colori mi colpisce immediatamente quando entro nel salone arredato dai ragazzi e guardo compiaciuta quello che anche quest’anno tanta buona volontà, energia e allegria sono riusciti a fare... ma io devo attraversare e andare di là, oltre il divisorio, perché è lì che trovo il posto dove svolgerò il mio servizio (lo confesso: è un po' il mio regno la cucina, non lo posso negare... mi piace proprio!!!) ed è da qui che cercherò di raccontare la mia esperienza di questa serata.
Sono uscita di casa, dopo aver curato un po' al meglio la mia persona per evitare di fare una brutta figura con gli ospiti, pervasa da una certa allegria pensando che nel prendermi cura di tante persone, insieme agli altri compagni di viaggio avrei sì lavorato ma mi sarei anche divertita... tanto già sapevo quello che dovevo fare: lo avevamo studiato, con gli altri della cucina, nei minimi particolari, fin troppo, perché nulla sfuggisse o fosse lasciato al caso .
Però man mano che si avvicinava il momento dell’arrivo degli ospiti, un po' di agitazione cominciava a salire... Andrà tutto bene? Riusciremo a soddisfare le esigenze di tutti? Recepiranno il calore dell’accoglienza che stiamo preparando loro da tanto tempo?
Poi, eccoli... arrivano... sono tutti eleganti e sorridenti... e allora non c’è più tempo di pensare. Bisogna partire. Siamo tutti in tiro con un grembiule rosso che ci distingue in maniera inequivocabile da tutti gli altri: siamo con orgoglio quelli della cucina! Gli antipasti sono pronti nei vassoi, i camerieri cominciano a sfilare mentre la musica e le voci dei nostri ragazzi riempiono tutto l’ambiente di aria di festa. Dai, sporzioniamo la lasagna e vai con paletta e coltello e poi le orecchiette (mamma mia, mi sembrano poche... saggia previsione: qualcuno infatti non le mangerà) - oh no!!! - questa non ci voleva! Ci guardiamo con Rita, Fiorella, Orazio, Alessandro, Marina, Pino... che figuraccia!!! E don Mauro cerca di farci coraggio... pazienza, purtroppo non possiamo rimediare. Ma andiamo avanti (noi sappiamo però che, in fondo, lui sta peggio di noi). Continuiamo con la cena. Via con l’arrosto, i piselli, le lenticchie, le salsiccette... C’è qualche altra defaiance, chissà se gli ospiti ci perdoneranno. In fondo, non essendo dei professionisti, possiamo solo metterci tanta buona volontà.
Mancano pochi minuti a mezzanotte... Pre
pariamo i flute ed allo scoccare siamo già nel salone a confonderci con tutti tra baci abbracci e coppe di spumante alzate, augurandoci un 2012 pieno di tanta serenità, di ogni benedizione celeste e di un po' di salute (data la media dell’età va bene anche solo un po').
...E poi... quasi quasi ho fame, ma non sono la sola. Dai ragazzi! Mangiamo qualcosa pure noi e poi, un po’ stanca ma sempre allegra, mentre i più giovani vanno ancora a ballare, io vado a nanna.

Rossella


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