Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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2010 & LODE!

Capodanno "In famiglia"

 

 

"Ti lodino i popoli Dio, ti lodino i popoli tutti" – Dice un versetto del Salmo 66 che ha accompagnato in vari momenti la ormai consueta festa del "capodanno in famiglia" che ha preso avvio con la celebrazione eucaristica e il canto del Te Deum. La lode infatti è una sintesi dei sentimenti che ci hanno accompagnato non solo nella preparazione dell'evento ma in tutto questo anno in cui ricorre il 75° anniversario della nostra Parrocchia: il bisogno, la gioia e la fatica di stare insieme; il servizio come incontro, condivisione e preghiera che sfociano nell'esperienza di un Dio che davvero abita in mezzo a noi nella sua Parola, nel Pane dell'Eucarestia e nelle Persone che ci ha messo vicino. Eppure ognuno arriva sempre un po' col magone alla fine dell'anno: la tentazione di mettere l'accento solo sui limiti, propri od altrui, o peggio sui lutti, le malattie e i litigi che sfociano nell'indifferenza, che come un compact disc difettoso rischia di inceppare il canto ad ogni giro e la preghiera stessa ci sembra inutile, povera, senza senso. E davvero tocchiamo il fondo perché ognuno di noi vorrebbe sentirsi coccolato, abbracciato, rincuorato amato per ciò che è. Diventa così più pressante il bisogno del perdono e della benedizione di Dio, cioè di uno sguardo di benevolenza sulla nostra vita.
Le letture cha abbiamo ascoltato del resto non parlano d'altro: il Salmo 66 comincia proprio così: "Dio abbia pietà di noi e ci benedica" e tanto la prima quanto la seconda lettura vogliono fugare ogni paura al riguardo: Dio è Abbà, Papà, e quello sguardo di benevolenza nei confronti di ciascuno di noi e della nostra comunità ce l'ha per davvero. Questo è stato il filo conduttore dell'omelia del Parroco, di cui in corsivo trovate qualche passo: Dio ci accetta esattamente come siamo! Dio accetta la nostra povertà e il nostro cuore anche se è sporco, incasinato, povero, dolorante. "Va bene così" ci sussurra con una tenerezza e una premura che solo lui sa usare. E' solo con questa intima certezza, espressa anche nel Vangelo "Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore", che possiamo finalmente cantare il nostro Te Deum. Le preoccupazioni non devono soffocare il desiderio di rendere grazie… dobbiamo mettere insieme le due cose. E' la nostra vita vissuta che offriamo al Signore. Non solo il power point dei nostri momenti migliori – che pure abbiamo ripercorso quasi accarezzandoli a uno a uno – ma tutta la nostra vita.
Tante volte don Mauro ci ha detto che Dio non sta li con la penna rossa, per segnare i nostri errori, anzi… sull'ultima pagina del diario di questo 2009 ha scritto quello che pensa davvero di noi e un augurio per l'anno che viene: 2010&LODE.
Dio dunque dice bene di noi, ci benedice ed è la benedizione che rende il nostro cuore, a sua volta, capace di benedire, perché si conosca la tua salvezza fra tutte le genti.

 

 
Siccome a Sant'Ippolito passiamo con una certa disinvoltura dalla sacra scrittura alla musica leggera, mi è venuta in mente questa frase di Paolo Conte per racchiudere il senso di questi discorsi: "Ho cercato dappertutto il Paradiso, Padre ora dammi il tuo sorriso"... che è poi l'invocazione contenuta nel Salmo 66: su di noi faccia splendere il suo volto.
Ed è proprio con questo bel sorriso stampato in faccia che siamo scesi nel salone delle feste, tirato a lucido nei giorni precedenti dalle novanta e più persone del servizio: addobbi e coperti rosso e oro quasi a sottolineare il giusto mix tra lo stereo e il computer e le bucce di mandarino per segnare i numeri della tombola.
La cena ha preso così avvio con la recita del Salmo 66 e guardando le 295 persone sedute ai tavoli mi è sembrato che l'augurio affinché "si conosca sulla terra la tua via", si fosse già realizzato almeno per quanto riguarda la diffusione di notizie nel nostro quartiere. Intanto con la musica di Happy Days di sottofondo, i ragazzi del dopo cresima – Ceres e Grease – sistemavano i cappotti nel guardaroba… alcuni dei loro genitori cominciavano a mettersi in fila coi vassoi per servire ai tavoli e le loro nonne – e pure i loro animatori - se li guardavano compiaciuti come Cornelia con i Gracchi… mentre i loro fratellini correvano a tutto spiano per la sala. Dalla loro prospettiva forse è più facile considerare la comunità come una famiglia di famiglie e questo piccolo gesto da "domestici" li educa a sentirsi a casa, a essere responsabili della casa, a essere mattoni di questa casa come già i loro "fratelli maggiori" alle prese col catering da sporzionare in cucina e con le uscite di sicurezza, l'audio e il riscaldamento, il servizio ai tavoli e l'animazione.
Sarebbe bello raccogliere le emozioni di ciascuno di loro per descrivere il senso di questa serata, però forse basta un commento che ho sentito di sfuggita - "Aoh in cucina stanno ballando!!!" - e l'immagine di Aba (la prima in ordine alfabetico) che anche dopo, nel meritato after hour, ha continuato a ballare con il grembiule gessato d'ordinanza.
Non c'è modo migliore per descrivere il servizio.
La serata è così trascorsa in un'atmosfera conviviale e distesa e anche le persone più anziane c'hanno messo del loro azzardando qualche ballo, qualche fuoco d'artificio e cantando con entusiasmo fino a pochi minuti alla mezzanotte quando Don Mauro, Don Dante e Don Federico hanno attaccato "Meraviglioso"…
Poche parole che rispecchiavano le emozioni dipinte sui volti delle persone nel conto alla rovescia: primo fra tutti lo stupore - ma guarda intorno a te che doni ti hanno fatto… - e poi l'amore di chi si sposerà questo anno, come di chi si ama da una vita - l'abbraccio di una donna che ama solo te... - l'amicizia, la gioia, il sapore della vita che possiamo essere come cristiani, come sale della terra.
Gli ultimi secondi dell'anno sembrano restituire in un soffio quanto accaduto in 365 giorni, e riesci a contarli tutti, che nella sapienza biblica è un segno di pienezza: la terra ha dato il suo frutto, ci benedica Dio, il "nostro" Dio… Come direbbe il parroco, quando diciamo nostro lo diciamo con cognizione di causa.
Le persone sono pian piano andate via, qualcuna aspettando le automobili messe a disposizione per riaccompagnarle a casa. E in quei pochi minuti, tra le strade deserte, è stato possibile ascoltare le loro impressioni, scoprire frammenti della loro storia, ricevere ancora un sorriso, quasi a ricordarci che servire è prima di tutto entrare in relazione, essere disposti a ricevere prima ancora di dare.
Parcheggiare la macchina nel cortile e scendere di nuovo nel salone, mezzo sparecchiato, dove ti aspettano gli amici attorno a un piatto di lenticchie e un po' di vino, è davvero una bella sensazione, è com
e tornare a casa dopo una giornata di lavoro. Don Mauro ha messo la canzone della Formica di "Aggiungi un posto a tavola" che è il ringraziamento più bello che possiamo farci a vicenda… poi finalmente un po' di musica disco e tutti o quasi a ballare. Quelli seduti avevano l'aria di dire "Adesso si, che tutto è andato liscio, che mi godo la festa".
Gli altri piroettavano allegri e l'ultima canzone è stata annunciata parecchie volte prima del modo informale con cui ormai ci diamo la buonanotte "Aoh ma non ce l'avete 'na casa!" quando è ormai notte fonda.
Avevamo troppo sonno... però se tra noi qualcuno avesse recitato la compieta avrebbe sorriso alle parole del salmo: "Ecco benedite il Signore, voi tutti servi del Signore, voi che state nella casa del Signore durante le notti, alzate le mani verso il tempio e benedite il Signore. Vi benedica il Signore da Sion, che ha fatto cielo e terra"…
Buon anno a tutti!


Emilio C.

 




 


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