Parrocchia di Sant'Ippolito - Roma
   

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I PERCHÉ DI UN PELLEGRINAGGIO
Lourdes, 16-19 Aprile 2009
 

Finalmente abbiamo la possibilità di qualche giorno libero!!
Ma i nostri giorni sono veramente "liberi"?? Nel senso di poter essere usati nel modo più improvvisato, cosa che sembra essere la regola base della vacanza?? Oppure un cristiano ha dei criteri di scelta anche in questo campo?? Io credo di sì. Per questo, di ritorno da un pellegrinaggio a Lourdes, ho voluto fissare alcuni miei pensieri ed offrirli alla condivisione con chi ha vissuto una stessa esperienza e con chi vorrà in futuro farne una simile.
La nostra vita si svolge nel tempo ed il tempo è sempre il più grande stimolo per le nostre azioni quotidiane. Molte volte ci sfugge, non ci rendiamo conto di quanto ne è trascorso ed altrettante volte cerchiamo di affrettare un momento tanto atteso nell'arco dei nostri giorni… Il rendersi conto che il tempo è un dono di Dio, ed è perciò un dono grandissimo che dobbiamo imparare a vivere nel suo significato più completo, è già un punto da conquistare e riportare dentro al nostro stile di vita.
Perciò, anche se sembra un'incongruenza, per poter ben proseguire è necessario talvolta fermarsi a valutare cosa sia avvenuto nella nostra esistenza e quanto ancora ci sia da percorrere, per rispondere alla nostra responsabilità di creature di questo mondo. Queste tappe possono diventare allora importanti momenti di costruzione se portano ad una volontà personale di utilizzarle come "aggiustamenti" di quel percorso che è la nostra vita.
Il tempo è dunque un dono di Dio, perché è nelle sue mani, continuamente, e il suo svilupparsi non è altro che la realizzazione dei suoi disegni ogni giorno, nella quotidianità, ma vista come dono d'amore per noi, in quella grande prospettiva che noi chiamiamo "Provvidenza divina". In Cristo la "nuova creazione" è l'intervento attua
tosi con la sua nascita per risanare e rinnovare la condizione umana, ferita dal peccato.
Gli anni trascorsi e quelli che verranno, per ognuno di noi come per tutta l'umanità, sono quindi nelle mani di Dio. Perciò l'avvenire di ciascuno di noi è il "futuro di Dio", che lui solo conosce, prepara e realizza e di cui ci chiede però la cooperazione, pur restandone il "regista". Solo lui dunque conosce come sarà il futuro, noi sappiamo che sarà un futuro di grazia, compimento del suo disegno per ciascuno di noi e perciò cammino di speranza.
Potersi fermare, anche come forma di riposo del corpo e dello spirito lungo questo percorso, specialmente per chi è immerso nei ritmi frenetici di una città come Roma, significa recuperare la possibilità di qualche spazio di silenzio e di riflessione, a contatto con luoghi naturali che ispirano questa realtà. Questi tempi possono essere maggiormente dedicati alla preghiera ed alla meditazione, ritrovando così la giusta "dimensione" rispetto ad un Dio infinito, ma amante della sua creatura.
Per tutti i partecipanti a questo pellegrinaggio è stato sicuramente uno stimolo a cercare tutte le motivazioni di una vita, in alcuni casi ancora da sviluppare pienamente, in altri già vicina alle conclusioni, ma che è sicuramente un dono di Dio fino all'ultimo istante.
A Lourdes, dove Maria indica a Bernadette
la via per arrivare a Gesù e dove perciò gli ammalati, normalmente esclusi e addirittura nascosti dalla società "attiva", sono "al centro, privilegiati", si vive perciò uno stimolo continuo a riflettere come la vita di ciascuno di noi sia al servizio di quella degli altri, di tutti gli altri, dell'intera umanità, anche se noi non siamo capaci di vedere questa "portata" con i nostri occhi.
Credo perciò che il momento più importante di un pellegrinaggio sia il ritorno a casa, quando bisogna trovare il coraggio di riportare l'esperienza, favorita dal clima di una realtà come quella di Lourdes, in quella nostra vita frenetica che ci porta anche inconsapevolmente ad essere in contatto con tutta l'umanità, incarnata nel nostro prossimo che vive nei nostri palazzi, che lavora negli stessi luoghi nostri, che prende gli stessi mezzi di trasporto che usiamo noi…

Marcello Lofaro

   
   
   
   
   
   

 


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