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Omelia del Cardinale Ruini
nell’anniversario della morte di don Andrea Santoro
Lunedì 5 febbraio ricorre il primo anniversario della
morte di don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della
diocesi di Roma
a Trabzon in Turchia, ucciso mentre pregava
nella sua chiesa di S. Maria.
In questa occasione il Cardinale Vicario Camillo Ruini ha
celebrato l’Eucarestia nella chiesa parrocchiale di Trabzon,
per suffragare l’anima del sacerdote ed esprimere la
vicinanza della Diocesi alla comunità cattolica locale.
Di seguito pubblichiamo l’omelia pronunciata dal porporato.
Siamo venuti qui a Trabzon per celebrare la S. Messa per il
nostro Don Andrea nel giorno del primo anniversario della
sua morte, avvenuta in questa Chiesa di Santa Maria nella
quale egli è stato ucciso mentre pregava.
Siamo venuti, la mamma, le sorelle, il cugino di Don Andrea,
io, Don Mauro Parmeggiani e Don Enrico Feroci, per rendere
qui presente tutta la Chiesa di Roma, a cominciare dal suo
Vescovo, il Papa, che due mesi fa ha compiuto in Turchia una
visita memorabile. Siamo venuti spinti dall’affetto e dalla
gratitudine per questo prete e parroco romano, che è stato
testimone fedele del Signore Gesù fino all’effusione del
sangue.
Siamo venuti, sulle sue orme, in questa terra delle origini
cristiane, che egli ha intensamente amato e verso la quale
sentiva nel profondo dell’animo un debito di riconoscenza,
perché attraverso questa terra la fede cristiana giunse a
Roma. Siamo venuti per esprimere la nostra vicinanza e
solidarietà fraterna alla comunità cristiana di Trabzon,
dell’Anatolia e dell’intera Turchia: siamo quindi felici che
siano qui a celebrare con noi il Nunzio Apostolico in
Turchia, Mons. Antonio Lucibello, e il Vicario Apostolico di
Anatolia, Mons. Luigi Padovese, e li ringraziamo di tutto
cuore. Insieme a loro ringraziamo il vostro parroco Don
Valdemaro e ciascuno di voi, cari fratelli e sorelle di
Trabzon, che costituite qui il piccolo gregge del Signore
Gesù: siamo e rimaniamo uniti a voi nella comune fede, nella
preghiera, nella carità di Cristo.
Siamo venuti nello stesso spirito con cui è venuto tra voi
Don Andrea, con l’animo cioè di un amico della Turchia e del
popolo turco, con atteggiamento di stima e di rispetto per
l’Islam e la religione musulmana. Siamo venuti dunque per
dare un contributo alla pace tra i popoli e tra le
religioni, per testimoniare che il dialogo tra le religioni
è possibile e doveroso, nel rispetto della fede di ciascuno
e nell’amore per il fratello che è presente in ogni persona
umana, creata ad immagine di Dio.
Siamo venuti perché si affermi ovunque nel mondo la libertà
religiosa, per chiedere a Dio di illuminare la mente e il
cuore di ciascun uomo, affinché comprenda che soltanto nella
libertà e nell’amore del prossimo Dio può essere
autenticamente adorato. Siamo venuti soprattutto in
atteggiamento di preghiera, come Don Andrea che è vissuto
qui per cercare e adorare il Signore nel silenzio,
nell’ascolto della sua Parola, nell’accoglienza umile e
caritatevole verso ogni persona. La preghiera infatti è la
forza di Dio che apre e trasforma i cuori, che ci insegna a
ricavare il bene anche dal male, che ci fa scoprire nella
misericordia di Dio il limite al peccato dell’uomo.
Siamo venuti portando nel nostro animo il dolore per la
morte di Don Andrea ma anche la gioia per la fulgida
testimonianza che egli ha reso a Gesù Cristo e la certezza
che il suo sacrificio non è stato vano. Cari fratelli e
sorelle, le parole di Gesù che abbiamo ascoltato nel Vangelo
(Mt 11,25-30) esprimono nel modo più efficace quella maniera
di vivere e di credere che Don Andrea qui in Turchia ha
tenacemente cercato di attuare. Sì, Don Andrea, che pure era
stato dotato dal Signore di un’intelligenza penetrante e di
un carattere forte, sapeva bene che Dio si tiene nascosto a
coloro che confidano nella propria intelligenza e sapienza e
si rivela invece ai piccoli. Ha voluto pertanto rimanere
piccolo davanti al Signore. Ha voluto imparare da Gesù, che
è mite e umile di cuore. Ha portato dentro di sé la certezza
che nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al
quale il Figlio lo voglia rivelare: perciò non si è mai
vergognato di Cristo, ma ha posto sempre in Lui la propria
speranza e la propria fiducia.
Nella prima lettura l’Apostolo Paolo (1Cor 15,20-28) ci
parla di Gesù risorto dai morti: Egli è la primizia, della
cui eterna pienezza di vita partecipano tutti coloro che
muoiono uniti a Lui nella fede e nell’amore, e anzitutto
quelli che, seguendolo più da vicino, offrono insieme a Lui
la propria vita, come ha fatto il nostro Don Andrea in
questa Chiesa di Trabzon. Il Papa, nel suo discorso
dell’ottobre scorso alla Chiesa italiana riunita in Convegno
a Verona, ha detto che la risurrezione di Cristo è “la più
grande mutazione mai avvenuta, il salto decisivo verso una
dimensione di vita profondamente nuova, che riguarda
anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui tutta la famiglia
umana, la storia e l’intero universo”. Ed ha aggiunto che
tutto ciò avviene concretamente attraverso la vita e la
testimonianza della Chiesa. Questa trasformazione e novità
di vita giungono infatti a noi mediante la fede e il
sacramento del battesimo: così “Non sono più io che vivo ma
Cristo vive in me” (Gal 2,20) e così noi tutti diventiamo
“uno in Cristo” (Gal 3,28).
Questa, cari fratelli e sorelle, è la nostra gioia e la
nostra vocazione, questa è la speranza che dobbiamo portare
a tutto il mondo, e che Don Andrea ha portato qui a Trabzon
mediante il dono della sua vita. Il Signore chiede a noi di
continuare la sua testimonianza e ci darà l’energia
interiore per farlo davvero, qui a Trabzon come a Roma. In
questa Messa, mentre preghiamo per Don Andrea e ci affidiamo
alla sua preghiera, chiediamo anche a Dio, con umiltà e con
fiducia, di essere questi suoi fedeli testimoni. |