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SON
62+3 ANNI
6 Gennaio 1945 - 6 Gennaio 2010:
Il Gruppo Scout parrocchiale "Roma 62 - San Francesco"
festeggia 65 anni
Tanti occhi guardavano verso
l'alto il pomeriggio del 6 gennaio, aspettavano qualcosa o
qualcuno, qualcuno che da tempo si era messo in cammino. Tre
piccole sagome scure facevano capolino dagli archi del
campanile. Non avevano né cammelli né cavalli con loro, ma delle
grosse funi con cui lentamente si sono calati tra lo stupore
generale. Non erano ladri né scalatori, portavano in dono oro,
incenso e mirra, ebbene sì erano i Re Magi che nel nuovo
millennio si spostano così.
C'erano tante persone nel cortile della chiesa quel pomeriggio,
ognuna con una ragione diversa, i lupetti per cantare la loro
canzone su cui da tempo lavoravano, il reparto per condividere
ciò che era stato fatto nell'imprese fino ad allora, il clan per
far giocare tutti e dare da mangiare, veterani per vedere la
crescita di qualcosa che avevano visto nascere, genitori venuti
a gioire con i figli, vecchi capi nostalgici affacciati per
vedere le nuove leve e compagni di strada, amici venuti per
curiosità e parrocchiani solidali, tutti lì per una propria
ragione segreta, ma soprattutto tutti lì per festeggiare i 65
anni del nostro gruppo, ognuno con il proprio umore e la propria
vita, ognuno con più o meno pezzi di strada, tutti lì per gioire
insieme.
Brillavano gli occhi dei fratellini appena entrati, per
l'emozione, così come quelli dei più grandicelli, dentro tutti
questi occhi c'era un tacito grazie, reciproco, per tutti quelli
che dall'inizio hanno creduto e dato vita a tutto, per quelli
che per anni l'hanno sostentato, per i capi di ora ma
soprattutto per loro, per i nostri ragazzi dai più piccoli ai
più grandi che sono l'avventura più stupenda da vivere, che si
rinnova di giorno in giorno.
C'è una frase di Nelson Mandela che bene si addice a quello che
credo sia un po' alla base del nostro stare insieme: "Siamo
tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. E quando
permettiamo alla nostra luce di illuminare, diamo agli altri la
possibilità di fare lo stesso…", è come un testimone che
negli anni, in 65 anni, ci siamo passati di generazione in
generazione, in periodi storici diversi, tanti eventi si sono
succeduti, tanti ragazzi sono diventati adulti e hanno proposto
ai loro figli la loro stessa avventura, ragazzi con pettinature
diverse, dai capelloni del '68, al ciuffo cotonato anni '80
delle foto di quando noi eravamo in branco, agli "emo" di
adesso, stili di vita diversi, più di mezzo secolo, ma sempre
ragazzi con la stessa uniforme e lo stesso fazzolettone: blu
come il cielo di notte, arancione come il sole al tramonto e
verde come il prato, con dietro un pezzettino del saio di San
Francesco da cui il nostro gruppo prende il nome.
Tutti giurando la stessa promessa,
con la stessa voglia di stare insieme, di provare a fare del
proprio meglio, come dice il motto dei lupetti, ad Interessarsi
come dice Don Milani. Ogni branca ha trovato un modo di
festeggiare con gli strumenti più adatti alla propria età a
cominciare dai più piccoli fino al clan che si è messo al
servizio di tutti.
La messa si è aperta con il canto "Danza la vita", personalmente
amo molto quel canto, a cui sono legati tanti ricordi della mia
vita scout, le cui parole esprimono al meglio l'articolo della
legge che dice "cantano e ridono nelle difficoltà" ma che
in assoluto ben raccoglie il messaggio tutto di Baden-Powell.
"Canta e cammina, cammina con lo zaino sulle spalle, la
fatica aiuta a crescere, nella condivisione… danza danza al
ritmo che c'è in te". Il Parroco ha fatto una predica molto
toccante e per niente scontata, ha sottolineato una cosa
fondamentale, che spesso si tende a dimenticare, nascosta
dall'autocompiacimento o messa in secondo piano. Questa cosa è
invece proprio alla base di tutto e al centro di tutto c'è
sempre lui, Gesù, che orienta i nostri passi e su cui tutto
posa. Lo scoutismo è solo uno strumento che ci aiuta a
raggiungerlo, a cercarlo, a viverlo, una delle tante strade per
essere in comunione con lui.
Prima di andare a dormire… ha aggiunto, nonostante la fatica
del giorno, l'ultima cosa che deve restare è un sorriso,
ed è così proprio perché in ognuno di noi c'è un fratello,
un'immagine di Gesù in ogni altro (non è un caso che in branco i
lupetti si chiamino fratellini). Ed è proprio così, quante volte
tra riunioni e impegni sembra di non vedere via d'uscita, le
cose da fare si accumulano e il nervosismo a volte ha la meglio,
eppure alla fine quello che rimane la sera è davvero un sorriso,
ripensando a tutti quei visi, un sorriso.
Visi a volte tristi, a volte
allegri, a volte anche insopportabili, altre geniali e tutti
brillano, perché sono esseri unici e irripetibili perché figli
di Dio. Ognuno di noi capi è un privilegiato, abbiamo la
possibilità di assistere a un miracolo, e questo soltanto
essendoci, gridando il proprio "Eccomi", come quello di Maria.
Il miracolo di vederli crescere, di darci fiducia e permetterci
di guardarli passare. Tanti pensieri affollavano la mente di
tutta quella gente, quella sera, ma nel cuore di tutti, tra
tutti quei pensieri c'era sicuramente la stessa cosa mentre si
scambiavano la pace, il senso di fratellanza che risiede
nell'amore.
Non poteva mancare un brindisi per concludere il tutto, mentre
il pandoro passava nei vassoi, il parroco volava in aria tra i
festeggiamenti.
Credo proprio che nell'andare in pace i presenti abbiano messo
in pratica quanto sentito, davvero ognuno è tornato a casa
stanco ma felice.
Elena F.




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